
«La tanto annunciata riforma della portualità, che
il governo continua a presentare come una svolta storica per il
sistema dei porti italiani, si sta rivelando un'operazione costruita
su basi fragili. Stiamo esaminando il nuovo testo dopo le modifiche
apportate a quello approvato il 22 dicembre e continueremo ad
approfondirne i contenuti, ma emergono già elementi che ne
evidenziano l'incoerenza». Lo ha affermato la vicepresidente
del gruppo del Partito Democratico alla Camera, Valentina Ghio,
riferendosi alle differenze tra la versione dello schema di disegno
di legge sulla governance portuale approvato a fine 2025 dal governo
e quella autorizzata ad essere presentata alle Camere da parte del Quirinale
(
del
7
maggio 2026).
«La contraddizione più evidente - ha spiegato Ghio
- riguarda il capitale della nuova Porti d'Italia Spa: sulla carta
le vengono attribuite funzioni sempre più ampie e
strategiche, ma oggi il capitale previsto passa da 500 milioni a 10
milioni di euro. Una riduzione drastica a dir poco, arrivata dopo le
proteste dei territori e del cluster portuale contro la sottrazione
di risorse indispensabili a investimenti e operatività
locali. Se la nuova società dovrà davvero svolgere i
compiti previsti dalla riforma, e non trasformarsi in un semplice
contenitore politico e poltronificio - ha rilevato la rappresentante
del PD - avrà inevitabilmente bisogno di risorse consistenti.
Il governo, però, tenta di aggirare il problema scaricando il
peso economico sui territori, affidando alla Conferenza dei
presidenti delle Autorità di Sistema Portuale il compito di
stipulare convenzioni, e quindi anche per reperire le risorse
necessarie al funzionamento della società. In sostanza, dopo
aver ridotto formalmente il capitale per placare le proteste, si
rischia di sottrarre comunque fondi ai porti rigirando la frittata
ai presidenti. Un meccanismo opaco che scarica responsabilità
politiche e finanziarie sulle Autorità portuali, mettendo a
rischio investimenti, manutenzioni e sviluppo dei singoli scali».
«Siamo davanti - ha concluso Ghio - all'ennesima riforma
annunciata con toni trionfalistici ma priva di una reale
sostenibilità economica e senza una visione chiara del
rapporto tra governance nazionale e autonomia dei territori
portuali. Il rischio concreto è quello di produrre nuova
confusione, ulteriore burocrazia e sovrapposizioni amministrative,
esattamente il contrario delle semplificazioni annunciate. Resta
inoltre sullo sfondo un progressivo svuotamento delle funzioni e
dell'autonomia delle Autorità di Sistema Portuale, con un
ruolo sempre più marginale per Regioni e città
portuali. Continueremo ad analizzare il testo e a verificarne nel
dettaglio tutte le conseguenze, ma il primo impatto evidenzia già
incertezza, confusione e una profonda mancanza di chiarezza
sull'effettiva sostenibilità dell'impianto normativo».