
Se le associazioni ambientaliste ONG Shipbreaking Platform e
Transport & Environment (T&E) hanno manifestato contrarietà
rispetto all'inclusione di cantieri asiatici nella lista di impianti
di riciclaggio navale autorizzati dall'Unione Europea in
considerazione della capacità degli stabilimenti europei che
considerano più che sufficiente per lo smantellamento delle
navi europee
(
del
31
agosto 2026), del tutto favorevoli sono invece le associazioni
armatoriali internazionali BIMCO, European Shipowners | ECSA,
International Chamber of Shipping (ICS), Intercargo, Intertanko e
World Shipping Council (WSC) che oggi hanno espresso il loro
appoggio alla proposta della Commissione Europea di aggiungere due
impianti indiani di riciclaggio navale all'elenco europeo dei
cantieri autorizzati dall'UE ad effettuare attività di
demolizione navale che è stato aggiornato l'ultima volta lo
scorso febbraio
(
del
27
febbraio 2026).
Ricordando che l'industria dello shipping ha sostenuto
l'inclusione di cantieri non OCSE conformi sin dall'entrata in
vigore a fine 2013 del regolamento UE sul riciclaggio delle navi, le
sei associazioni armatoriali, in una dichiarazione congiunta, hanno
sottolineato che, «oltre alla sua rilevanza pratica per gli
armatori, la proposta invia un forte segnale politico: i cantieri
non OCSE che soddisfano i requisiti di sicurezza e ambientali
dell'EU Ship Recycling Regulation possono e dovrebbero essere
approvati».
Per BIMCO, ECSA, ICS, Intercargo, Intertanko e WSC,
«l'inclusione di questi due impianti rappresenta un passo
importante verso la risoluzione della carenza strutturale di
capacità nell'elenco europeo. Dato che le stime del settore
indicano un aumento significativo del numero di navi che
raggiungeranno la fine della loro vita operativa nel prossimo
decennio - hanno rilevato le associazioni armatoriali - la
disponibilità di una capacità di riciclaggio conforme
sufficiente è essenziale. Un elenco europeo che rifletta la
realtà della capacità di riciclaggio globale è
una condizione preliminare affinché la legislazione funzioni
come previsto: incentivare il riciclaggio sicuro e rispettoso
dell'ambiente in tutto il mondo».
«L'inclusione nell'elenco europeo - prosegue la
dichiarazione - dovrebbe essere determinata esclusivamente dalla
conformità di un impianto ai requisiti di sicurezza e
ambientali del regolamento UE sul riciclaggio delle navi, sulla base
di una valutazione ed ispezione oggettive. I cantieri interessati
hanno effettuato ingenti investimenti per ammodernare le proprie
infrastrutture, i sistemi di sicurezza e la gestione ambientale al
fine di soddisfare gli standard della Convenzione di Hong Kong e del
regolamento UE sul riciclaggio delle navi. Questi sforzi incarnano
lo scopo stesso del regolamento UE sul riciclaggio delle navi:
ridurre le disparità tra gli operatori nell'UE, nell'OCSE e
nei paesi terzi interessati in termini di salute e sicurezza sul
lavoro e standard ambientali, a supporto della Convenzione
applicabile a livello globale. Altri cantieri della regione hanno
seguito lo stesso percorso e si prevede che a breve soddisferanno i
requisiti del regolamento UE sul riciclaggio delle navi. Considerato
che oltre il 95% del riciclaggio navale globale avviene in quattro
paesi - Bangladesh, India, Pakistan e Turchia - tutti aderenti alla
Convenzione di Hong Kong dell'IMO, è fondamentale approvare
gli impianti in questi paesi, dove sono stati compiuti progressi
sostanziali nel garantire un riciclaggio navale sicuro e rispettoso
dell'ambiente, non appena soddisfano i requisiti del regolamento UE
sul riciclaggio navale. Questi progressi tangibili sono stati
supportati da un più ampio ecosistema di soggetti
interessati: impianti di gestione dei rifiuti a valle che
garantiscono il trattamento ecocompatibile dei materiali pericolosi,
servizi medici e ospedalieri che tutelano la salute e la sicurezza
dei lavoratori e le autorità indiane, che hanno istituito un
quadro normativo completo per il riciclaggio navale e sostenuto la
certificazione degli impianti conformi».
L'ultima lista di impianti di riciclaggio navale di paesi terzi
candidatisi all'inclusione nella lista degli impianti autorizzati
dall'UE include 60 candidature attive, di cui 35 di cantieri
indiani, tra cui gli stabilimenti Shree Ram Vessel Scrap e YSI
Recyclers la cui inclusione è stata proposta dalla
Commissione Europea. Tra le nazioni da cui provengono le altre
candidature, la quota più consistente è quella della
Turchia con 15 candidature attive.