 Riunitosi ieri per la seconda sessione di emergenza sullo Yemen
in meno di una settimana, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite ha analizzato le implicazioni dell'avanzata delle forze Houthi
verso lo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei corridoi marittimi più
strategici al mondo. La riunione si è conclusa con la
maggioranza dei Paesi che si è dichiarata a favore di un
appello alla de-escalation, al dialogo e al rispetto della libertà
di navigazione, chiedendo al contempo un'applicazione più
rigorosa dell'embargo sulle armi e la fine del sostegno esterno agli
Houthi.
Introducendo la riunione, il sottosegretario generale per Medio
Oriente, Europa, Americhe, Asia e Pacifico, Khaled Khiari, ha
evidenziato che ribelli Houthi hanno conquistato diverse isole nel
Mar Rosso meridionale, tra cui il porto di Mokha, l'isola di Perim e
le isole Hanish Maggiore e Minore, stringendo così la presa
sullo Stretto di Bab el-Mandeb che convoglia circa l'8,7% del
commercio marittimo globale, mentre il governo yemenita riconosciuto
a livello internazionale ha risposto lanciando una controffensiva su
diversi fronti.
Particolare preoccupazione sull'impatto della crisi sul
trasporto marittimo è stata espressa dall'Arabia Saudita,
contro le cui navi si sono concentrati recentemente gli attacchi
degli Houthi, e della Grecia, le cui navi sono state anch'esse
oggetto di attacchi attuati principalmente nel corso del 2025. Il
rappresentante saudita Abdulaziz M. Alwasil ha denunciato che gli
Houthi e le milizie che li sostengono stanno perseguendo una
politica volta a «strangolare gli stretti», tenendo in
ostaggio la comunità internazionale e l'economia globale ed
ha sottolineato che la protezione delle vie navigabili vitali è
una responsabilità collettiva che richiede una risposta ferma
da parte del Consiglio e l'attuazione delle risoluzioni 2216 (2015)
e 2722 (2024).
Per la Grecia, Aglaia Balta ha avvertito che l'avanzata degli
Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen, inclusa la conquista
del porto di Mokha e delle isole Hanish, segna una «pericolosa
svolta» per la sicurezza del Mar Rosso e che, unita alla crisi
nello Stretto di Hormuz, tale escalation ha implicazioni di vasta
portata per la sicurezza marittima, il commercio globale e la
prosperità.
Gli Stati Uniti, per voce di Jennifer
Locetta, hanno chiesto agli Houthi di fermare l'avanzata, ritirarsi
dai territori occupati e cessare gli attacchi, puntando il dito
contro l'Iran come «principale violatore» delle
risoluzioni 2140 e 2216, accusato di armare, finanziare e dirigere
il gruppo. La Cina, tramite Sun Lei, ha invece invitato tutte le
parti alla moderazione e al ritorno al negoziato, sottolineando il
ruolo che i Paesi del Golfo potrebbero svolgere come mediatori e
proponendo una nuova architettura di sicurezza per il Medio Oriente.
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