
FEPORT, la federazione europea che rappresenta gli operatori dei
terminal portuali, chiede al Parlamento europeo di rafforzare le
misure previste nella revisione dell'EU Emissions Trading System (EU
ETS) per evitare che l'applicazione del sistema al trasporto
marittimo, in atto dal primo gennaio 2024, favorisca il
trasferimento delle attività e dei volumi di traffico di
transhipment verso porti situati fuori dall'Unione Europea. La
richiesta arriva alla vigilia della discussione presso la
commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo , prevista per
domani, della relazione dell'eurodeputato Peter Liese sulla
revisione dell'ETS. Secondo FEPORT, la relazione riconosce le
implicazioni della revisione per la competitività delle
imprese europee e contiene proposte utili a conciliare competitività
industriale e obiettivi climatici, ma necessita di alcune modifiche
mirate per salvaguardare anche i terminalisti.
Il timore dell'associazione, infatti, è che le differenze
nell'applicazione del prezzo del carbonio possano indurre le
compagnie di navigazione a modificare le proprie rotte marittime,
evitando gli scali portuali europei utilizzati per il transhipment e
trasferendo queste attività in porti di Paesi terzi. Un
simile fenomeno, sostiene FEPORT, potrebbe provocare non soltanto
una perdita di traffici, occupazione e attività economiche
nei porti europei, ma anche carbon leakage e una riduzione dei
proventi dell'ETS.
Uno dei principali interventi richiesti dalla federazione dei
terminalisti riguarda la misura proposta dalla Commissione Europea
per contrastare l'elusione attraverso il trasferimento del
transhipment. La proposta prevede, all'articolo 12.3-g, un
meccanismo basato sul carico trasportato, che applica uno sconto
alle navi in funzione della quota di container con destinazione
extra-UE presenti a bordo. Secondo FEPORT, tuttavia, la disposizione
presenta due limitazioni: si applica esclusivamente alle tratte in
ingresso nell'UE e alle navi con capacità pari o superiore a
10.000 teu.
FEPORT propone quindi di estendere il meccanismo
anche alla tratta in uscita dall'UE e alle navi di capacità
compresa tra 5.000 e 10.000 teu, con l'obiettivo di evitare che le
compagnie possano aggirare la misura modificando la tratta
interessata o utilizzando navi di dimensioni inferiori alla soglia
prevista. La federazione ritiene che un'estensione di questo tipo
consentirebbe inoltre di creare condizioni più omogenee tra
navi di diversa capacità.
Manifestando poi favore per l'obiettivo della proposta della
Commissione Europea e della relazione Liese di destinare una parte
dei proventi generati dall'ETS marittimo alla decarbonizzazione del
trasporto marittimo, FEPORT ritiene, tuttavia, che i fondi
dovrebbero essere accessibili anche agli operatori portuali,
soprattutto quando realizzano investimenti per l'elettrificazione
delle attività terminalistiche o per la fornitura di
elettricità da terra alle navi in sosta nei porti. Per la
federazione, il sostegno finanziario alla decarbonizzazione non
dovrebbe quindi concentrarsi esclusivamente sulle navi e sulla
produzione di combustibili a basse emissioni, ma comprendere anche
le infrastrutture necessarie nei porti per consentire alle navi di
utilizzarli o di ridurre le emissioni durante la sosta.
Inoltre, FEPORT chiede che il sostegno alla produzione di
combustibili marittimi si traduca effettivamente in un aumento delle
attività di bunkeraggio nei porti europei, così da
rafforzare anche la competitività del sistema portuale
dell'UE.
La terza richiesta della federazione riguarda la cosiddetta
diplomazia climatica. FEPORT esprime sostegno agli sforzi della
Commissione Europea per incentivare i Paesi terzi ad adottare propri
sistemi di carbon pricing per il settore marittimo, anche attraverso
il meccanismo denominato “ETS as a service”, ma ritiene
che anche l'utilizzo dei proventi dell'ETS potrebbe diventare uno
strumento di questa politica. FEPORT propone pertanto di stabilire
che i finanziamenti provenienti dai proventi dell'ETS possano essere
destinati ai porti di Paesi terzi soltanto quando questi si trovino
in giurisdizioni che applicano un sistema di tariffazione del
carbonio equivalente all'EU ETS. La logica indicata dalla
federazione è quella di evitare che le risorse generate dal
sistema europeo possano contribuire indirettamente a rafforzare la
competitività di porti situati in Paesi che non applicano un
analogo costo sulle emissioni.