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PORTI
Uniport, la resilienza dei porti va trasformata in crescita
L'associazione chiede al governo tempi certi per infrastrutture e dragaggi, più peso alle imprese nelle decisioni e una correzione dell'EU ETS
Roma
6 ottobre 2026
«Il sistema portuale italiano sta dimostrando ancora una
volta resilienza, ma per trasformare questa capacità di
tenuta in crescita stabile e competitività abbiamo bisogno di
una governance che abbia al centro una solida struttura del
ministero di settore ed un efficace coordinamento con tutte le altre
amministrazioni nazionali coinvolte, sia nella fase di gestione
delle attività amministrative, che in quelle dei controlli;
una governance che coinvolga le rappresentanze economiche,
terminalisti e armatori in primis, riconoscendogli un ruolo non più
soltanto propositivo, ma partecipativo». Lo ha affermato da
Pasquale Legora De Feo, presidente dell'Unione Nazionale Imprese
Portuali (UNIPORT) nella relazione che ha aperto oggi a Roma
l'assemblea pubblica dell'associazione.
Legora De Feo ha evidenziato come, nonostante un quadro
internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, dalla
crisi nel Golfo Persico e dalle pressioni sul commercio
internazionale, il Mediterraneo continui ad affermare la propria
centralità e, dopo un inizio d'anno più debole, i
traffici marittimi nei porti italiani abbiano evidenziato nel primo
semestre segnali di ripresa. «Questa resilienza - ha
sottolineato - deve essere sfruttata al meglio. Per continuare a
crescere non bastano la capacità imprenditoriale e gli
investimenti privati: abbiamo bisogno di un sistema pubblico capace
di accompagnare lo sviluppo con efficienza, rapidità e
certezza delle regole».
Il presidente di UNIPORT si è soffermato sulla riforma
dell'ordinamento portuale attualmente in corso, ricordando che
l'associazione condivide «quanto da sempre sostenuto dal vice
ministro Rixi in merito alla necessità di dotare il nostro
Paese di una struttura centrale che consenta la realizzazione delle
infrastrutture strategiche in tempi certi, faciliti il reperimento
delle risorse necessarie anche attraverso la compartecipazione di
investitori privati e sostenga, non sostituisca, le Autorità
di Sistema Portuale, che resteranno le amministrazioni deputate alla
gestione e allo sviluppo del demanio portuale nazionale. Confidiamo
quindi - ha affermato - che l'iter di approvazione del disegno di
legge recepisca tali principi e obiettivi».
Il tema centrale della riforma portuale in corso, così
come ribadito in occasione dell'audizione informale di UNIPORT
presso la Commissione Trasporti della Camera del 30 giugno scorso,
per l'associazione non è la “riforma” stessa,
quando la definizione di un modello per accelerare la progettazione
e realizzazione di opere infrastrutturali. «In definitiva -
spiegava UNIPORT ai deputati - «si evince anche dal titolo
dato al disegno di legge» che, «più che di una
proposta di “riforma” della legge fondamentale che
regola la portualità, siamo davanti al riassetto della parte
relativa all'infrastrutturazione e di profili connessi o
conseguenti, con una impronta di valorizzazione di un coordinamento
centrale al riguardo che si compirebbe attraverso uno strumento
societario peculiare. Coerentemente con il pensiero espresso più
volte - precisava UNIPORT - valutiamo favorevolmente un maggior
accentramento dei processi decisionali che interessano
l'infrastrutturazione della portualità, considerato che
un'azione non coordinata sul fronte infrastrutturale non si traduce
(e nella concreta esperienza infatti non sempre si è
tradotta) in processi di infrastrutturazione efficienti (sotto i
profili dell'allocazione dell'offerta, dei costi complessivi e della
singola opera, dei tempi di realizzazione, dell'effettivo miglior
utilizzo, della capacità di attrarre traffici e generare
ricchezza e occupazione)».
Nella sua relazione odierna, Legora De Feo ha parlato quindi,
riferendosi in particolare alla nuova diga foranea di Genova, alla
la Darsena di Levante a Napoli, alla Darsena Europa di Livorno e al
Molo VIII di Trieste, della necessità di accelerare la
realizzazione delle infrastrutture: «abbiamo bisogno di dare
tempi certi e rapidità di esecuzione alle grandi opere
portuali, alla manutenzione ordinaria e agli interventi di
dragaggio. Secondo il presidente dell'associazione, le quattro nuove
opere citate, che - ha precisato - sono state concepite molti anni
fa, consentirebbero «ai porti interessati di avviare processi
di trasformazione a beneficio dell'intera comunità portuale e
retroportuale». Legora De Feo ha specificato che, tuttavia, la
questione infrastrutturale non può essere affrontata per
singoli segmenti, e programmazione portuale e logistica devono
procedere insieme, in una logica di sistema integrato. «Siamo
convinti - ha spiegato - che il coinvolgimento dei capitali privati
contribuirà a dare nuovo impulso all'infrastrutturazione e
all'efficienza del sistema trasformando il nostro Paese».
Se a giugno l'associazione ricordava i dubbi sollevati da
servizi studi, giuristi e autorità indipendenti sulla
compatibilità di alcune previsioni del Ddl con l'ordinamento
dell'UE, tra cui quella cruciale dell'istituzione della Porti
d'Italia Spa, la società pubblica prevista dal progetto di
riforma a cui attribuire un ruolo centrale nella programmazione e
nella realizzazione degli investimenti infrastrutturali portuali di
interesse generale, accanto alle Autorità di Sistema
Portuale, oggi il presidente di UNIPORT si è limitato a
manifestare condivisione per l'impostazione del viceministro e ad
esprimere fiducia nell'esito dell'iter parlamentare.
Quando al coinvolgimento degli operatori nelle decisioni,
ultimamente pare che UNIPORT confidi che anche tale questione e
quella della compresenza di ruolo regolatore e ruolo operativo nello
stesso soggetto si risolverà nel corso del processo di
definizione della riforma. In precedenza l'associazione aveva
espresso più di un timore su questo aspetto, come in
occasione dell'audizione presso la Commissione Trasporti della
Camera del 17 ottobre 2023, quando il governo non aveva ancora
approvato il disegno di legge di riforma della governance portuale,
via libera giunto alla fine dello scorso anno
(
del 22
dicembre 2025). Allora UNIPORT rilevava che, «con
specifico riguardo all'ipotesi di rivedere (ampliare) ruolo e
funzioni di un nuovo futuro soggetto di amministrazione dei porti,
se pare condivisibile e coerente con una visione di sistema
logistico l'ipotesi di attribuire a quel soggetto compiti di
programmazione e pianificazione anche oltre i limiti del porto e
degli ambiti portuali in funzione del maggior sviluppo di un
efficace ed efficiente sistema logistico integrato, si ritiene debba
essere valutata con molta cautela l'ipotesi che il soggetto
regolatore e di amministrazione assuma compiti operativi, giacché
non si ritiene assolutamente coerente con l'ordinamento la
compresenza del ruolo di regolatore e di concorrente nello stesso
soggetto».
Un capitolo specifico della relazione di Legora De Feo è
stato dedicato poi alla dimensione europea e alla direttiva europea
ETS che istituisce un sistema di scambio per le quote di emissioni
dei gas a effetto serra nell'UE, rispetto alla quale UNIPORT
sostiene la necessità di un intervento correttivo,
evidenziando come l'attuale regime rischia di produrre effetti
distorsivi sia sui collegamenti marittimi con le grandi isole
italiane, sia sulle attività di transhipment, favorendo lo
spostamento di traffici e investimenti verso porti di Paesi terzi.
«Proprio in questi giorni - ha ricordato - abbiamo trasmesso,
congiuntamente alle altre associazioni degli operatori del settore
marittimo-portuale e Assoporti, agli eurodeputati italiani relatori
ombra della revisione dell'ETS marittimo in Parlamento europeo una
lettera per richiedere deroghe mirate per l'esclusione dei
collegamenti marittimi ro-ro/pax con le isole maggiori dall'ETS e
per neutralizzare il costo ETS come driver del ricollocamento delle
attività di trasbordo contenitori fuori Europa».
Infine, sul fronte del lavoro portuale il presidente di UNIPORT
ha espresso preoccupazione per «alcuni emendamenti al disegno
di legge di riforma portuale che altererebbero l'attuale assetto del
lavoro portuale e gli equilibri raggiunti. Siamo contrari - ha
chiarito - a proposte che, in nome della tutela del lavoro, mirano
al rafforzamento di uno soltanto dei pilastri che lo sorreggono.
Siamo invece favorevoli agli emendamenti ampiamente condivisi dalle
associazioni del settore, che mirano, finalmente, a rendere
attuabile la norma che agevola il pensionamento dei lavoratori
portuali e il riconoscimento di alcune attività come lavoro
usurante, a prescindere dalla tipologia di impresa nella quale sono
impiegati».
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