
Dopo il rifiuto di accesso ai porti spagnoli opposto a navi
statunitensi, comprese quelle impiegate nel programma di sicurezza
marittima di Washington, in alcuni casi legati al trasporto di merci
da e per Israele, si stanno acuendo gli attriti tra il governo di
Washington e quello di Madrid. Ieri la Federal Maritime Commission,
l'agenzia federale che vigila sul sistema di trasporto marittimo
internazionale degli Stati Uniti, ha comunicato che, «al fine
di affrontare le condizioni sfavorevoli create dalla Spagna, la FMC
propone due tipologie di misure: l'applicazione di una tariffa di
200.000 dollari per singolo viaggio a carico di tutte le navi
battenti bandiera spagnola e restrizioni all'importazione negli
Stati Uniti di determinati prodotti spagnoli. Le categorie
merceologiche che potrebbero essere soggette a restrizioni includono
profumi e cosmetici, oli e grassi, ceramiche, manufatti in pietra,
nonché zucchero e prodotti dolciari».
Si tratta di rimedi proposti sui quali l'autorità
americana, che ha offerto al governo spagnolo l'opportunità
di essere ascoltato, dovrà pronunciarsi in via definitiva. La
FMC ha aperto una consultazione pubblica per raccogliere
osservazioni sugli effetti delle misure prospettate e sulle
possibili alternative.
Le proposte costituiscono l'esito di un'indagine avviata dalla
FMC nel dicembre 2024 e proseguita con una nuova raccolta di
informazioni nel dicembre 2025. Secondo la Commissione, gli elementi
acquisiti hanno fornito prove conclusive del fatto che la Spagna
abbia negato l'accesso ai propri porti a navi statunitensi,
determinando condizioni pregiudizievoli per il commercio marittimo
estero americano.
Nel corso della propria indagine la FMC ha richiamato la propria
competenza, prevista dalla sezione 19 del Merchant Marine Act del
1920, per contrastare le condizioni sfavorevoli alla navigazione nel
commercio estero statunitense derivanti da leggi, regolamenti o
pratiche di governi stranieri. La normativa consente di intervenire
con misure compensative, comprese sanzioni economiche e limitazioni
al traffico commerciale.
La controversia marittima si inserisce in un quadro più
ampio di tensioni politiche tra Stati Uniti e Spagna, legate
soprattutto alla guerra nella Striscia di Gaza e alla posizione
assunta dal governo spagnolo nei confronti di Israele. La politica
spagnola di opposizione alla guerra israeliana a Gaza e di
limitazione del sostegno militare a Israele si è sviluppata
sotto il governo del socialista Pedro Sánchez, già
prima dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, con il suo
secondo mandato alla presidenza americana che è iniziato nel
gennaio 2025. Nel maggio 2024, infatti, Madrid aveva riconosciuto
formalmente lo Stato di Palestina, insieme a Irlanda e Norvegia,
provocando una dura reazione del governo israeliano. Nel corso del
2025 il governo spagnolo aveva tra l'altro rafforzato le misure
volte a impedire che il territorio nazionale e i porti spagnoli
fossero utilizzati per il transito di armamenti destinati a Israele.
Il contrasto con Washington si è tuttavia notevolmente
accentuato durante la seconda presidenza Trump, quando le divergenze
sulla guerra e sulla cooperazione militare si sono sommate ad altre
controversie, fra cui la spesa per la difesa nell'ambito della NATO.
L'amministrazione americana ha contestato la posizione spagnola
sulla spesa militare e il governo Sánchez ha difeso la
possibilità di rispettare gli impegni dell'Alleanza senza
adottare integralmente gli obiettivi di spesa richiesti dagli Stati
Uniti.
La questione dei porti, tuttavia, ha una cronologia
che parte prima del gennaio 2025. I dinieghi contestati dalla FMC
risalgono infatti al 2024, dunque al periodo dell'amministrazione
governativa americana guidata da Joe Biden, e l'indagine
statunitense è stata avviata nel dicembre dello stesso anno,
prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca. Nel dicembre 2024 la
FMC aveva riferito di almeno tre episodi di diniego dell'accesso ai
porti spagnoli verificatisi nello stesso anno, con gli ultimi due
che riguardavano navi statunitensi
(
del 6
dicembre 2024). Il successivo aggiornamento del dicembre 2025
precisava che le informazioni raccolte avevano confermato il
respingimento di almeno tre navi americane nel novembre 2024 e che
la politica alla base di tali decisioni risultava ancora in vigore
(
del 22
dicembre 2025).