
L'esame del disegno di legge di riordino della legge 84/1994
sulla governance portuale affrontato ieri dalla Commissione
Trasporti della Camera ha registrato un sostanziale mantenimento
delle posizioni delle parti, con la maggioranza che tira dritto
sulla Porti d'Italia Spa, la società a capitale interamente
pubblico ma di natura privatistica la cui istituzione è
prevista dal disegno di legge e a cui verrebbero affidate in
concessione per 99 anni le funzioni di progettazione e realizzazione
delle opere infrastrutturali strategiche e degli interventi di
manutenzione straordinaria nei porti della rete, e con le
opposizioni che chiedono di fermarsi. In particolare, affrontando le
prime centinaia delle 614 proposte emendative presentate al
provvedimento, sono stati respinti sistematicamente gli emendamenti
soppressivi dell'opposizione sugli articoli 1, 2 e 3 che
istituiscono il quadro normativo e nominale di Porti d'Italia Spa.
Per le opposizioni, Francesca Ghirra (Alleanza Verdi e Sinistra)
ha rilevato la contrarietà del proprio gruppo alla scelta di
concentrare nella società Porti d'Italia Spa, di diritto
privato, le competenze attualmente attribuite alle Autorità
di Sistema Portuale, comprese quelle relative alle infrastrutture
strategiche e alla manutenzione straordinaria. Ritiene, al
contrario, preferibile - ha specificato - rafforzare il
coordinamento tra le medesime Autorità, mantenendo in capo
alle stesse la gestione delle infrastrutture e al Ministero la
pianificazione generale.
Valentina Ghio (Partito Democratico) ha insistito sul rischio di
concentrare ampi poteri sulle decisioni strategiche in un consiglio
ristretto di natura societaria, indebolendo il rapporto con i
territori e il coordinamento con le Autorità di Sistema
Portuale. Ha inoltre osservato che l'assetto proposto non è
condivisibile ed è inedito rispetto alle esperienze degli
altri Paesi europei.
Antonino Iaria (Movimento 5 Stelle) ha parlato di un rischio
concreto di sovrapposizione di competenze tra la nuova società
e le Autorità di Sistema Portuale, con conseguente incertezza
su chi debba effettivamente definire e attuare le strategie portuali
nazionali, e di una possibile marginalizzazione degli enti
territoriali.
Intervenendo a nome del governo, il viceministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha respinto le accuse
di accentramento sostenendo che la riforma non incide sulle
competenze delle regioni, né riduce le loro prerogative,
prevedendo anzi una programmazione condivisa attraverso la
Conferenza unificata e il coinvolgimento dei diversi livelli di
governo. Ha precisato che l'articolo 1, nel definire le competenze
della Porti d'Italia Spa, non modifica il riparto delle attribuzioni
in una materia di competenza concorrente, richiamando gli impegni
assunti in sede di Conferenza Stato-regioni e la relativa
giurisprudenza costituzionale.
Sul fronte del riparto degli
oneri finanziari, tema che è stato sollevato da più
deputati dell'opposizione preoccupati per un possibile svuotamento
delle risorse territoriali e un conseguente aumento delle tasse
portuali, Rixi ha spiegato che la certezza delle competenze è
già garantita dal meccanismo del Piano nazionale: le opere in
esso inserite spettano a Porti d'Italia, le altre restano di
competenza delle Autorità di Sistema Portuale. Su questa base
il governo ha respinto l'emendamento Bakkali 4.32 che chiedeva
criteri oggettivi e predeterminati di riparto tra opere strategiche,
manutenzione ordinaria e straordinaria, giudicandolo potenzialmente
in conflitto con il meccanismo già previsto.