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TRASPORTO MARITTIMO
Lo shipping davanti alla sua tripla sfida: decarbonizzazione, geopolitica e nuova geografia dell'automotive
Alla Euromed Convention di Grimaldi il settore fa i conti con nuove regole ambientali, rotte sempre più esposte e lo spostamento della produzione automobilistica verso il sud-est asiatico
Pula
25 settembre 2026
Se un filo lega i tre panel della XXVII Euromed Convention “From
Land to Sea” promossa dal gruppo Grimaldi, andata in scena
oggi al Forte Village di Pula (Cagliari) davanti a oltre 700
protagonisti dello shipping mondiale, è la sensazione
condivisa che il settore stia attraversando insieme tre
trasformazioni che fino a pochi anni fa non esistevano o procedevano
su binari separati: la decarbonizzazione imposta dall'International
Maritime Organization (IMO) entro il 2050, la ridefinizione
geopolitica delle rotte commerciali innescata dalle crisi di Suez e
Hormuz e lo spostamento del baricentro produttivo dell'automotive
verso il sud-est asiatico. Tre spinte che si sommano e si
condizionano a vicenda, e che hanno trovato nell'intervento di
apertura dell'amministratore delegato del gruppo armatoriale
partenopeo, Emanuele Grimaldi, che ha ricordato le iniziative in
corso del gruppo tra nuove navi ammonia-ready, un investimento da
1,5 miliardi di dollari in unità a metanolo e la riconferma
dei collegamenti con la Sardegna, un esempio concreto di come
l'industria armatoriale stia già provando a rispondere.
Grimaldi, infatti, ha ricordato che negli ultimi 24 mesi il
gruppo ha preso in consegna 14 navi pure car and truck carrier
“ammonia-ready”, predisposte cioè per l'utilizzo
futuro dell'ammoniaca come carburante alternativo, ed entro aprile
2027 la flotta ne conterà 17, comprese le unità più
recenti della capacità di 9.800 ceu che uniscono elevata
capacità di carico a consumi ridotti per unità
trasportata. A questo si affianca un piano di investimento da 1,5
miliardi di dollari per la costruzione di nove nuove navi ro-pax,
destinate a entrare in flotta tra il 2028 e il 2030: grazie
all'utilizzo del metanolo come carburante alternativo, queste unità
punteranno a ridurre le emissioni di CO2 per unità di carico
del 50% rispetto alle navi oggi in servizio, fino a raggiungere
l'obiettivo di zero emissioni nette. L'amministratore delegato della
Grimaldi ha inoltre annunciato che il dipartimento Ricerca e
sviluppo del gruppo è già al lavoro su due nuovi
progetti in fase avanzata di studio: nuove generazioni di navi
con-ro e multipurpose, con l'obiettivo di renderle «le più
flessibili e tecnologicamente avanzate dal punto di vista ambientale
al mondo nei rispettivi segmenti».
Sul fronte dei collegamenti, il gruppo Grimaldi ha rafforzato la
propria presenza verso l'Asia, dove oggi impiega 30 navi nei servizi
regolari che la collegano con gli altri continenti, mentre
relativamente ai collegamenti con la Sardegna, sede dell'edizione
2026 della Convention, il gruppo si è visto riaffidare per
altri cinque anni, in regime di continuità territoriale, le
rotte Napoli-Cagliari-Palermo e Civitavecchia-Arbatax-Cagliari.
Il primo panel, “Shipping in Transition: Innovation,
Regulation and Sustainability”, ha affrontato la sfida della
decarbonizzazione alla luce della strategia dell'IMO che punta ad
azzerare le emissioni di gas serra del trasporto marittimo entro il
2050, con target intermedi vincolanti già nel 2030 e nel
2040. Il dibattito ha individuato tre fattori interdipendenti su cui
si gioca la transizione: l'innovazione tecnologica, necessaria per
lo sviluppo di carburanti come idrogeno, ammoniaca e metanolo e per
l'elettrificazione delle banchine; il fattore umano, che chiama in
causa sia il personale imbarcato sia le opportunità offerte
dall'intelligenza artificiale nelle connessioni onshore e offshore;
e la chiarezza normativa, resa più urgente dalle direttive
internazionali che hanno trasformato la sostenibilità da
scelta etica a requisito di compliance e di competitività.
Il secondo panel, “Geoeconomic & Geopolitical Challenges for
Maritime Transport in the Med Area”, ha messo al centro il
Mediterraneo come snodo storico dei traffici globali e ponte
strategico fra Europa, Asia e Africa, oggi però esposto a
crisi geopolitiche e riassetti geoeconomici che stanno ridisegnando
le rotte marittime mondiali. Le criticità di sicurezza legate
ai choke point - in particolare il canale di Suez e lo Stretto di
Hormuz - si riflettono già sui numeri: secondo quanto emerso
dal dibattito, si registra una contrazione del -10% dell'export e
una riduzione del -4% delle importazioni di greggio dal Medio
Oriente. Tre gli aspetti indicati come decisivi per il futuro del
trasporto marittimo nel Mediterraneo: la vulnerabilità delle
rotte commerciali, che incide su catene di approvvigionamento, costi
del nolo e sicurezza della navigazione; il ruolo dei porti della
sponda Nord del Mediterraneo, chiamati a riorganizzarsi sul piano
logistico e infrastrutturale per rispondere ai cambi di rotta
transoceanici; e gli equilibri economici complessivi, con
particolare attenzione al ruolo dell'Europa in termini di sicurezza
energetica, autonomia industriale e centralità logistica
dell'area mediterranea. Dal confronto è emersa anche una
indicazione di metodo: la decarbonizzazione, per quanto auspicata,
non deve tradursi in una perdita di competitività per il
settore.
Il terzo panel, “Automotive Seaborne Trade: A
Challenging World”, si è concentrato sul comparto car
carrier e ro-ro che vive una fase di profonda riorganizzazione
parallela alle trasformazioni dell'industria automobilistica e
dell'intera catena logistica globale. Tre gli elementi strategici
emersi dal dibattito: la riconfigurazione dei flussi e della
capacità di stiva, legata all'ascesa di nuovi mercati
produttori ed esportatori - in particolare dal sud-est asiatico -
che sta modificando le rotte tradizionali; la sicurezza e le nuove
tecnologie di propulsione, con le sfide operative poste dal
trasporto di veicoli elettrici, dalla gestione delle batterie al
litio e dalle normative sulla decarbonizzazione delle flotte; e la
resilienza della catena logistica, che punta a integrare trasporto
marittimo, terminal portuali e connessioni terrestri per garantire
consegne puntuali in un mercato globale e sempre più
interconnesso.
Il World Shipping Council (WSC), l'associazione internazionale
che rappresenta i principali armatori mondiali del settore dei
container, ha sollecitato gli Stati membri ...
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