 I Ports of Genoa rafforzano il presidio su uno dei settori
industriali più strategici. L'Autorità di Sistema
Portuale del Mar Ligure Occidentale, Confindustria Genova e Unione
Industriali Savona hanno presentato il primo rapporto
dell'Osservatorio socioeconomico “Imprese, Lavoro, Valore”,
nato con l'obiettivo di monitorare in modo continuativo l'evoluzione
della cantieristica e delle riparazioni navali e nautiche nei porti
di Genova e Savona-Vado Ligure. L'iniziativa, formalizzata
attraverso un protocollo d'intesa tra i tre soggetti, punta a
costruire una base informativa stabile a supporto delle decisioni
industriali e infrastrutturali, combinando dati economici, analisi
della filiera e rilevazioni dirette sulle imprese.
La prima indagine dell'Osservatorio ha coinvolto 87 aziende,
ottenendo 63 risposte, pari a un tasso di adesione del 72%. I numeri
restituiscono l'immagine di una filiera che rappresenta uno dei
principali motori dell'economia marittima ligure. Nel 2024 il valore
della produzione complessivo del comparto ha raggiunto circa due
miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi concentrati nel sistema
genovese e 56,6 milioni nell'area di Savona-Vado, quest'ultima con
una prevalenza delle attività di costruzione nautica ed
entrambi in costante crescita rispetto al 2021. Per il solo
distretto genovese, le imprese capocommessa prevedono inoltre un
ulteriore incremento del +16,2% nel 2025. A ciò si aggiungono
525 milioni di euro di valore aggiunto generato sul territorio, di
cui 507 milioni a Genova e 18,3 milioni a Savona-Vado.
Il settore analizzato comprende quattro grandi comparti: costruzione
navale, riparazione navale, costruzione nautica e riparazione
nautica. Più della metà delle aziende censite è
di piccola dimensione (55%), mentre le grandi imprese rappresentano
il 6%. Il distretto si fonda su un modello produttivo estremamente
integrato, nel quale la realizzazione delle commesse richiede il
coinvolgimento continuo di subfornitori e maestranze esterne.
Dal punto di vista occupazionale, il sistema conta 4.390 addetti
diretti e 6.040 indiretti, per un totale di 10.430 lavoratori.
Genova concentra quasi interamente l'occupazione del comparto, con
circa 9.900 addetti complessivi tra diretti e indiretti, mentre
Savona-Vado ne conta circa 530. La complessità della filiera
emerge anche dalla varietà delle competenze coinvolte: il
rapporto censisce 66 specializzazioni professionali, che spaziano da
saldatori, tubisti, carpentieri ed elettricisti fino a progettisti,
ingegneri, tecnici di bordo e responsabili di commessa.
Il rapporto segnala che uno degli indicatori più
significativi riguarda il livello di specializzazione del territorio
genovese. L'indice di specializzazione produttiva (Location
Quotient) raggiunge quota 9,3, il che significa che l'incidenza
dell'occupazione nella cantieristica e nelle riparazioni navali è
9,3 volte superiore alla media nazionale. L'importanza del comparto
emerge anche dal suo peso sull'economia cittadina: le attività
di costruzione e riparazione navale e nautica occupano l'8,7% delle
superfici produttive del Comune di Genova ma generano il 15% del Pil
prodotto dalle attività industriali cittadine. Inoltre, il
valore aggiunto per metro quadrato risulta pari a 843 euro, contro
una media di 487 euro delle altre attività produttive
comunali, evidenziando un'intensità economica superiore di
1,7 volte.
La ricerca conferma poi il ruolo centrale delle infrastrutture
portuali, in particolare dei bacini di carenaggio gestiti da Ente
Bacini, che costituiscono un asset condiviso per l'intera filiera.
L'area dedicata occupa circa 112mila metri quadrati e registra un
elevato tasso di saturazione, con una domanda potenziale ulteriore
che non riesce a trovare piena soddisfazione a causa della limitata
disponibilità di spazi e capacità operative. Un dato
significativo è che l'80% del valore della produzione viene
realizzato all'interno delle aree portuali, mentre il restante 20% è
sviluppato all'esterno. Secondo il rapporto, una maggiore
disponibilità di spazi consentirebbe di internalizzare una
quota rilevante di queste attività.
Il documento evidenzia anche le sfide che il comparto deve
affrontare. Se da un lato mostra solidità economica e
prospettive di crescita, dall'altro emergono criticità sul
fronte del capitale umano. Le imprese segnalano una crescente
difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto
nelle professioni tecniche e artigianali. Allo stesso tempo
aumentano le richieste di figure capaci di integrare competenze
tecniche e gestionali, mentre l'evoluzione tecnologica introduce
nuove esigenze legate a elettronica, automazione, domotica e sistemi
di bordo avanzati.
A pesare è anche il tema del
ricambio generazionale: quasi il 60% degli addetti operativi diretti
ha tra 41 e 60 anni, evidenziando la necessità di rafforzare
il raccordo tra imprese, sistema formativo e istituzioni per
garantire la trasmissione delle competenze.
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