
I lavori dell'Intersessional Working Group on Reduction of GHG
Emissions from Ships (ISWG-GHG), il gruppo di lavoro intersessionale
dell'International Maritime Organization (IMO) sulla riduzione delle
emissioni di gas serra prodotte dal trasporto marittimo, si sono
conclusi oggi senza un'intesa definitiva sul Net-Zero Framework
(NZF), il quadro normativo globale che dovrebbe introdurre, primo
caso al mondo per un settore internazionale, un meccanismo di
tariffazione del carbonio applicato al trasporto marittimo. Il
quadro NZF era stato approvato provvisoriamente nell'aprile 2025 a
conclusione della 83ª sessione del Marine Environment
Protection Committee dell'IMO
(
dell'
11
aprile 2025), ma la sua adozione formale era già stata
rinviata alcuni mesi dopo al termine di una votazione molto combattuta
(
del
17
ottobre 2025), in un clima di forti pressioni da parte di Stati
Uniti e Arabia Saudita, gli stessi paesi indicati oggi da alcune
fonti come principali ostacoli al progresso dei negoziati.
Così come approvato durante il MEPC 83, l'NZF include un
Global Fuel Standard (GFS) che impone agli armatori una riduzione
progressiva dell'intensità di gas serra dei combustibili
navali utilizzati, pena sanzioni economiche, oltre ad un meccanismo
di prezzo su parte delle emissioni pensato per generare un incentivo
finanziario diretto verso la decarbonizzazione. L'obiettivo di fondo
resta quello fissato dalla Strategia IMO 2023: emissioni nette zero
di gas serra dal trasporto marittimo internazionale entro il 2050,
con target intermedi di riduzione del 30% entro il 2030 e dell'80%.
Al centro della discussione tecnica di questa settimana c'era
soprattutto il meccanismo di carbon pricing e di redistribuzione dei
ricavi previsto dal quadro. Trentotto paesi hanno espresso sostegno
esplicito a queste disposizioni, mentre 17 paesi, perlopiù
produttori di petrolio, si sono opposti citando le preoccupazioni
per i costi economici del meccanismo. Per i sostenitori, dare un
prezzo alle emissioni marittime è la leva indispensabile per
orientare il settore verso combustibili e tecnologie più
pulite, oltre che uno strumento per proteggere le economie in via di
sviluppo dagli effetti economici della transizione, nonché
per evitare la proliferazione di normative nazionali e regionali
autonome - misure già in vigore nell'Unione Europea, nel
Regno Unito e in alcuni paesi africani - con il pericolo di generare
un mosaico regolatorio che aumenterebbe incertezza, ritarderebbe gli
investimenti e farebbe lievitare i costi di conformità per le
compagnie marittime che operano su più giurisdizioni.
Transport & Environment (T&E), organizzazione non
governativa che promuove la decarbonizzazione dei trasporti, ha
denunciato la situazione di stallo, essendo quello di questa
settimana a Londra il terzo incontro consecutivo senza esito
concreto, con gli sforzi di Stati Uniti e Arabia Saudita che -
secondo l'Ong - sono stati determinanti nel bloccare i progressi.
T&E ha rilevato che, se negoziatori “pragmatici”
come l'Unione Europea hanno manifestato disponibilità a
concordare misure di compromesso, tra cui la rinuncia alla creazione
di un fondo centralizzato o ad attenuare gli obiettivi sui gas
serra, le delegazioni statunitense e saudita avrebbero mantenuto
posizioni rigide.
«Dopo un'estate di ondate di caldo, siccità e
temperature record del mare - ha evidenziato Alex Springer,
direttore ad interim del settore marittimo di T&E - il
fallimento degli Stati nell'avvicinarsi ad un accordo credibile è
profondamente deludente. Ciò pone lo shipping mondiale sempre
più fuori rotta rispetto agli obiettivi che dovrebbe
raggiungere. I governi - ha affermato Springer prefigurando quel
mosaico regolatorio che diversi sostenitori del quadro NZF
vorrebbero scongiurare - dovrebbero promuovere misure regionali
ambiziose e non attendere un accordo globale prima di agire».
Anche Lukas Leppert, presidente della Clean Shipping Coalition
(CSC), la coalizione internazionale di organizzazioni non
governative ambientaliste, se ha accolto con favore l'ampio sostegno
degli Stati membri al quadro normativo dell'IMO, ha tuttavia
criticato i tentativi di una minoranza di paesi di introdurre
“proposte alternative” volte - ha affermato - non a
migliorare l'accordo ma a ridurne l'ambizione. «Le proposte
alternative al Net-Zero Framework - ha sottolineato Leppert - non
sono né necessarie né utili: l'IMO si è già
impegnata in una strategia, ha approvato un quadro normativo in
grado di realizzarla e ne ha programmato l'adozione per la fine
dell'anno. Pur non essendo del tutto in linea con i livelli di
ambizione della Strategia IMO 2023 sulle emissioni di gas serra, il
NZF è un compromesso frutto di lunghe negoziazioni che
riunisce una moltitudine di interessi e posizioni ed è
sostenuto da un'ampia maggioranza. Consideriamo il NZF un importante
passo avanti, su cui si può costruire per diventare più
progressisti in futuro».
L'IMO riprenderà i negoziati tecnici sull'NZF dal 23 al
27 novembre prossimi prima che il quadro venga presentato all'85ª
sessione del Marine Environment Protection Committee in programma
dal 30 novembre al 3 dicembre. È inoltre prevista il prossimo
4 dicembre una sessione straordinaria del MEPC dedicata all'esame
dell'adozione formale del quadro.