
L'International Chamber of Shipping (ICS) è favorevole ad
un rafforzamento della cantieristica navale statunitense, che è
uno degli obiettivi della nuova amministrazione federale annunciati
da Donald Trump, anche perché un settore della cantieristica
navale forte e competitivo va a vantaggio degli scambi commerciali
mondiali e della stessa industria dello shipping, che desidera
disporre di più opzioni di scelta piuttosto che meno, ma le
nuove tasse a carico delle navi costruite o operate in Cina proposte
dalla nuova amministrazione di Washington rischiano di avere
importanti conseguenze indesiderate. Lo ha detto il segretario
generale dell'ICS, Guy Platten, nel corso delle audizioni pubbliche
che si sono concluse ieri presso l'ufficio dell'U.S. Trade
Representative che fa parte dell'Ufficio esecutivo del presidente
americano e che sono state realizzate nell'ambito delle indagini
sugli obiettivi della Cina nei settori marittimo, logistico e
navalmeccanico che sono state avviate quando l'inquilino della Casa
Bianca era Joe Biden.
L'ICS ritiene che le nuove tasse portuali a carico delle navi
cinesi potrebbero causare un'interruzione delle supply chain nonché
aumentare i costi per i consumatori e gli esportatori statunitensi e
ridurre la competitività in settori vitali degli USA come
quelli dell'agricoltura, dell'energia e della produzione
industriale. «Se si prende in esame il nostro settore - ha
dichiarato Platten nella sua audizione - il settore dello shipping è
uno dei più ottimizzati al mondo quanto ai costi. Il modello
di business - ha spiegato il segretario generale dell'ICS - è
progettato per ridurre i costi senza compromettere gli standard di
sicurezza, in modo che le merci possano viaggiare in modo efficiente
da e verso le nazioni, a vantaggio delle economie e delle
popolazioni di quelle nazioni. L'industria dello shipping - ha
sottolineato - non è come un'attività tradizionale, è
unica».
Secondo l'ICS, le misure proposte dall'amministrazione Trump nei
confronti delle navi cinesi, «così come sono
attualmente concepite, non disincentiveranno la costruzione navale,
mentre potrebbero sconvolgere gravemente le catene di fornitura
marittime statunitensi e minacciare la sicurezza energetica,
alimentare ed economica degli Stati Uniti e, in ultima analisi,
impedire alle imprese statunitensi l'accesso alle navi su cui fanno
affidamento». «Queste misure - ha specificato Guy
Platten nella sua audizione - potrebbero danneggiare i nostri
clienti, ovvero il popolo americano. Renderanno le vitali
esportazioni statunitensi meno competitive a livello globale. Ciò
è un danno per i posti di lavoro, che siano nei porti o nelle
fabbriche, e per l'industria americana dello shipping, che è
proprio ciò che state cercando di supportare».
Una «forte contrarietà» all'introduzione di
tasse portuali negli USA a carico delle navi cinesi è stata
espressa nella sua audizione presso l'U.S. Trade Representative
anche dal World Shipping Council (WSC), l'associazione che
rappresenta le principali compagnie di navigazione mondiali del
settore del trasporto marittimo containerizzato e che è
membro associato dell'ICS. La contrarietà rispetto alle
misure ideate dalla nuova amministrazione americana sono fondate sui
medesimi argomenti addotti dall'ICS: «queste proposte - ha
dichiarato l'amministratore delegato del WSC, Joe Kramek -
determineranno un aumento dei costi per gli esportatori e i
consumatori statunitensi nonché inefficienze nella supply
chain, senza fornire alla Cina incentivi efficaci affinché
modifichi le proprie azioni, le sue politiche e le sue pratiche. Gli
impatti economici si ripercuoterebbero sull'intera economia, con un
effetto negativo sulle aziende, sui consumatori e in particolar modo
sugli agricoltori che esportano materie prime sensibili ai prezzi».
Le tasse portuali proposte, se adottate - ha proseguito Kramek -
«genererebbero congestione nei porti più grandi
riducendo al contempo il servizio nei porti più piccoli dato
che gli operatori delle navi ridurrebbero al minimo il numero di
scali portuali statunitensi che le loro navi effettuano su ogni
rotta».
Secondo il World Shipping Council, inoltre, l'imposizione delle
nuove tasse portuali alle navi cinesi non sarebbe una misura
consentita dall'U.S. Trade Act del 1974. In particolare - ha
sostenuto Kramek nella sua audizione - «generare la domanda di
prodotti nazionali e aumentare le entrate governative, sia per
sostenere un'industria nazionale che per altri scopi, non sono basi
ammissibili per azioni ai sensi della Sezione 301 dell'U.S. Trade
Act del 1974, che è stato promulgato allo scopo di
“determinare l'eliminazione delle attività, delle
politiche e delle pratiche straniere di cui trattasi”».