
La politica muscolare di Donald Trump applicata in tutte le
direzioni dall'inizio del suo secondo mandato alla presidenza degli
USA dello scorso 20 gennaio, assai più irruente di quella
condotta nel suo primo mandato quadriennale avviato il 20 gennaio
2017, ha portato ieri all'atteso e paventato annuncio
dell'introduzione di dazi che l'amministrazione federale americana
ha fissato pari ad almeno il 10% e che, come evidenziato nel
tabellone presentato ieri da Trump, sono assai più
consistenti per quelli che la Casa Bianca attualmente individua come

i principali nemici commerciali degli USA: la Cina, contro cui il
governo federale statunitense applicherà “dazi
reciproci” pari al 35% rispetto a dazi imposti dalla
controparte inclusi gli effetti di barriere e distorsioni
commerciali che secondo l'amministrazione americana arriverebbero al
67%, e l'Unione Europea, punita con dazi reciproci del 20% a fronte
di tariffe e oneri commerciali applicati dall'UE nei confronti degli
USA stimate pari al 39%.
Una impetuosa politica commerciale che rischia di affossare il
sistema multilaterale e creare imprevedibilità e incertezza
che sono i veri nemici degli scambi commerciali mondiali. Questa è
la reazione dell'International Chamber of Commerce all'annuncio dei
livelli dei dazi che verranno applicati dagli Stati Uniti: «quello
a cui abbiamo assistito oggi - ha affermato nelle scorse ore il
segretario generale, John W.H. Denton, a nome degli oltre 45 milioni
di imprese di più di 170 nazioni rappresentate dalla Camera
di Commercio Internazionale - rappresenta un momento spartiacque
nella politica commerciale americana che pone gravi rischi al
ribasso per l'economia globale. Per mettere tutto questo in un
contesto storico, le tariffe doganali effettive degli Stati Uniti -
ha spiegato Denton - ora si attestano a un livello mai visto dagli
anni '30 e coprono una quota significativamente più alta del
Pil americano rispetto al famigerato Smoot-Hawley Act», ha
precisato riferendosi alla legge del 1930 che introdusse dazi assai
elevati.
«Questo - ha sottolineato il segretario
generale dell'ICC - è, senza dubbio, uno shock per il sistema
commerciale globale, ma non deve necessariamente tradursi in una
crisi sistemica. Gli Stati Uniti sono una superpotenza economica, ma
rappresentano solo il 13% delle importazioni globali. Il modo in cui
le altre nazioni risponderanno ai nuovi dazi determinerà in
ultima analisi la portata e la profondità di qualsiasi
ricaduta economica del “Liberation Day”», ha
rilevato Denton riferendosi a come Trump ha contrassegnato il giorno
del suo reinsediamento alla Casa Bianca e che il presidente
americano ha riutilizzato ieri anche per contraddistinguere un'altra
giornata che ritiene di portata storica.
Denton ha evidenziato che l'International Chamber of Commerce
continua ad incoraggiare i governi «a porre l'accento nella
misura massima possibile sulle negoziazioni e sulla de-escalation:
le rappresaglie tariffarie - ha avvertito Denton - sono un gioco in
cui tutti perdono».
«In prima battuta - ha proseguito - siamo preoccupati per
il potenziale impatto dei rilevanti dazi imposti ad una serie di
economie emergenti, un approccio che rischia di danneggiare
ulteriormente le prospettive di sviluppo dei Paesi che stanno già
affrontando un peggioramento delle condizioni degli scambi. Le
imprese della nostra rete cercheranno urgentemente chiarimenti dalle
autorità statunitensi competenti su come verranno applicate
nella pratica le nuove tariffe a livello nazionale, incluso il modo
in cui interagiscono con i dazi specifici di settore e i requisiti
delle regole di origine. Data l'entrata in vigore quasi immediata
delle nuove misure, c'è il chiaro rischio - ha spiegato
Denton - di onerose interruzioni della supply chain e dei flussi
doganali in assenza di una puntuale guida fornita in modo
tempestivo».
«Da una prospettiva più ampia
- ha concluso Denton - è chiaro che le misure annunciate oggi
presentano una sfida cruciale alla governance del commercio basata
sulle regole. Oltre a rispondere bilateralmente all'amministrazione
statunitense, abbiamo anche bisogno che i governi adottino misure
per salvaguardare il sistema multilaterale e gettare le basi per la
sua eventuale rivitalizzazione. Prevedibilità e certezza sono
fondamentali per il commercio transfrontaliero. Comprendiamo
pienamente il desiderio dell'amministrazione statunitense di
garantire parità di condizioni per il commercio
internazionale, ma rimaniamo profondamente scettici sul fatto che
un'escalation tariffaria di questa portata possa raggiungere tale
obiettivo: alla fine saranno necessarie soluzioni multilaterali per
risolvere le annose inefficienze e disuguaglianze nel sistema
commerciale globale».