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Le portacontainer da 5600 teu della Cosco non potranno scalare il porto di Napoli, che perderà un traffico di oltre 30mila teu
La società terminalista partenopea Conateco lamenta «i ritardi che il porto di Napoli sta accumulando nel rinnovo e potenziamento delle infrastrutture»
8 febbraio 2001
Il porto di Napoli non potrà accogliere le nuove grandi navi portacontainer della China Ocean Shipping (Group) Co. (Cosco). Conateco (Consorzio Napoletano Terminal Container), il principale terminalista del porto partenopeo che opera sul molo Bausan, teme di non poter sfruttare le possibilità di lavoro offerte dal piano di potenziamento della flotta e dei servizi del gruppo cinese, che diverrà operativo nella prossima primavera e che garantirebbe al terminal napoletano un traffico supplementare di almeno 30mila teu l'anno.
Pasquale Legora De Feo, amministratore del Conateco, direttore generale dell'area Sud della Coscos, agente generale in Italia della compagnia cinese, nonché membro del nuovo Comitato Portuale in rappresentanza degli imprenditori e dei terminalisti, ha spiegato che «a maggio la Cosco ristrutturerà le linee mediante l'ingresso di nuove unità con capacità di 5.600 teus. Queste navi, gigantesche, approderanno per la prima volta nel Mediterraneo, ma non potranno essere accolte dal porto di Napoli in quanto il nostro scalo ha evidenti carenze infrastrutturali per ospitare navi di questo tipo. Su Conateco ed il vasto indotto portuale - autotrasportatori, spedizionieri, fornitori, cantieri, officine ed altri - si ripercuoteranno quindi i danni del mancato traffico di navi e merci».
Il Conateco lamenta infatti «i ritardi che il porto di Napoli sta accumulando nel rinnovo e potenziamento delle infrastrutture», ricordando che la Farrell Line anche per queste ragioni ha deciso di abbandonare il porto per carenze infrastrutturali.
«Nonostante autorità ed istituzioni locali fossero state avvertite per tempo dei programmi di sviluppo della Cosco - ha detto Legora De Feo - nessuna iniziativa concreta è stata avviata negli ultimi anni per rendere il porto operativo per questo tipo di nave. Nel corso del 2001 molte unità di questo tipo entreranno in servizio per molti armamenti mondiali, quindi non solo della Cosco. Ma il porto di Napoli non sarà purtroppo pronto ad accogliere questo ricco business. La responsabilità ricade su port authority ed istituzioni locali che, evidentemente, non hanno avvertito bene il problema o perché distratte da falsi obiettivi di sviluppo portuale o perché l'autorità del porto era occupata a risolvere problemi interni che nulla avevano a che fare con l'operatività e la gestione del porto».
«Nonostante l'iniziativa fosse da tempo programmata - ha affermato l'amministratore del terminal - i progetti di sviluppo infrastrutturale non sono mai decollati. E questo, ancora nonostante, tra i progetti impolverati nei cassetti dell'Autorità Portuale ci fosse l'allungamento ed il potenziamento, con l'introduzione tra l'altro di due nuove gru, del molo contenitori del Bausan. Secondo informazioni (non ufficiali) di questi giorni sappiamo che a breve verrà indetta la gara per i lavori che, se avviati celermente, dureranno due anni. Troppo. Le navi e gli armatori non aspettano e quelle nuove della Cosco da 5.600 teu che, con un porto più disponibile, potevano sicuramente arrivare a Napoli, si dirigeranno pertanto a partire dal prossimo maggio su un altro porto del Sud. E questa, purtroppo, è una notizia ufficiale».
«Napoli - ha aggiunto - sempre a partire da maggio registrerà l'approdo di navi da 3.800 teu, che andranno a sostituire quelle attualmente in esercizio da 2.400-2.600 teu sul servizio Nord America ed Estremo Oriente. Ciò ci consentirà di trasportare più contenitori, in prospettiva 40mila teu in più. Ma ne perderà almeno altri 80mila che, invece, trasportati dalle nuove unità da 5.600 teu, andranno a beneficio di un altro porto del Sud».
Legora De Feo chiederà pertanto al nuovo presidente dell'ente portuale, Francesco Nerli, di includere tra gli argomenti del prossimo Comitato il tema del rilancio immediato delle infrastrutture del porto contenitori.
La società terminalista ricorda che il vettore cinese ha stabilito a Napoli il suo head office per il Mediterraneo e che - prima con le linee da e per l'Estremo Oriente, poi con quelle per gli Usa - ha fatto dello scalo partenopeo un vero hub per le merci cinesi ed americane da distribuirsi tra i paesi del Mediterraneo. Prossimamente inoltre la Cosco, «attraverso accordi con principali operatori del settore feeder, avvierà nuove linee per Israele, Beirut, Alessandria e Lattachia. tutto l'Adriatico ed anche il Nord Europa».
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