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SCONGIURATO IL BLOCCO DEI PORTI AMERICANI: FMC E ARMATORI GIAPPONESI TROVANO UN ACCORDO
Kawasaki Kisen Kaisha, Mitsui O.S.K. Lines e Nippon Yusen Kaisha pagheranno 1,5 milioni di dollari
29 ottobre 1997
Ieri notte la Federal Maritime Commission (FMC), che aveva minacciato alcuni giorni or sono di impedire alle navi giapponesi di entrare o uscire dai porti americani, ha raggiunto un accordo con gli armatori asiatici.
Kawasaki Kisen Kaisha (K Line), Mitsui O.S.K. Lines e Nippon Yusen Kaisha (NYK Line), a cui erano state inflitte multe pari a 4 milioni di dollari (quasi 7 miliardi di lire) accumulate per ogni scalo delle proprie navi nei porti statunitensi, hanno infatti acconsentito al pagamento di 1 milione e 500 mila dollari (circa 2,6 miliardi di lire). Una cifra considerata sufficiente dalla FMC.
Il versamento del denaro verrà comunque effettuato dopo che il governo di Washington e quello di Tokyo avranno raggiunto un accordo per modificare l'accoglienza che i porti giapponesi riservano agli armatori stranieri. Sarà infatti necessario trovare rimedio a pratiche che gli americani giudicano tuttora discriminatorie nei confronti del proprio armamento.
E' stato pertanto sciolto uno dei nodi principali indicati dalla commissione per risolvere positivamente la crisi. FMC aveva infatti dichiarato più volte che era indispensabile verificare la volontà degli armatori di pagare le multe accumulate. Ottenuta questa - se pur parziale - assicurazione la commissione si è affrettata a diramare un comunicato, pubblicato di seguito, in cui si afferma che non verrà presa alcuna iniziativa per ostacolare il movimento delle navi giapponesi.
Il presidente della commissione Harold Creel ha comunque dichiarato che in futuro potranno essere imposte altre sanzioni se il negoziato tra i governi non porterà i risultati sperati.
Da parte giapponese si continua invece a ribadire che le decisioni assunte dalla commissione non sono solamente inopportune, ma addirittura illegali. E l'accondiscendenza degli armatori è imposta solo dalla necessità di permettere il buon svolgimento dei traffici e di consentire la continuazione delle trattative.
Ma almeno è stato fatto un passo in avanti.
Resta ora da vedere se i governi riusciranno, come hanno dichiarato, ad ottenere condizioni di pari trattamento agli armatori nei porti delle due nazioni.
L'incognita è soprattutto per quanto verrà deciso da parte asiatica. Tokyo dovrà infatti trovare il modo di scavalcare le decisioni o di raggiungere un accordo con la Japan Harbour Transportation Association (JHTA), l'associazione che controlla tutte le attività portuali e a cui il governo giapponese ha attribuito gran parte della responsabilità della recente crisi. Accusa che è stata indirizzata anche alla "Yakuza", la mafia giapponese che rivaleggia con la JHTA nel controllo delle attività portuali.
(inforMARE del 28 febbraio, 4 marzo, 2, 14 e 15 aprile, 5 e 12 settembre, 14, 17, 18 e 21 ottobre)
Bruno Bellio
FEDERAL MARITIME COMMISSION
October 27, 1997
FMC SETTLES FEES WITH JAPANESE LINES AFTER U.S. AND JAPANESE NEGOTIATORS COME TO TERMS IN PORT DISPUTE
In response to notification that U.S. and Japanese negotiators have concluded documents, which upon signing will constitute a historic, detailed and far-reaching agreement to reform Japanese port practices, the Federal Maritime Commission today announced that it has reached an agreement with Japanese shipping lines on fees assessed for the month of September. As a result, the Japanese lines have submitted a payment, and it will not be necessary for the Commission to take action against Japanese carriers or vessels to collect those fees. The operations of those carriers will not be interrupted.
FMC Chairman Harold J. Creel, Jr. stated: "I am tremendously pleased that the U.S.-Japan negotiations over port practices have been a success, and that the Commission was instrumental in bringing about progress on the issues by carrying out its responsibilities as Congress intended. The Commission's ability to act as an independent regulatory agency focusing strictly on maritime matters enabled it to act quickly and decisively to address Japanese ports conditions. We commend the outstanding efforts of the negotiators for the United States and the Government of Japan, including Secretaries Albright and Slater, Ambassador Saito, Under Secretary Eizenstat, Acting Maritime Administrator Graykowski, and their teams."
In light of the extensive commitments set forth by the Japanese side and the efforts of Japanese carriers to resolve this matter, the Commission agreed to accept $1.5 million in full payment for fees (originally $4 million) assessed on carriers for the month of September.
The documents completed by the negotiating teams must now be formally signed by the involved parties. Chairman Creel stated: "I hope the Commission's action today will help create a constructive climate for these accords to be formalized and put into effect. As the President noted with respect to the agreement in principle reached last week, this agreement will open trade in Japan's ports and liberalize access for U.S. firms."
The resulting agreement will bring about changes that will benefit the oceanborne trade of both countries. Once implemented, the agreement will reform practices in Japanese ports to the benefit of importers, exporters, ports, workers, and consumers in the U.S. and Japan. The Commission will continue to oversee and monitor implementation of this agreement.
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