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COMMERCIO
BIMCO, l'applicazione di specifiche tasse portuali alle navi cinesi che scalano negli USA si rivelerà un disastro per l'economia americana
Assai incerto l'impatto delle misure proposte sul predominio cinese nella cantieristica navale
Londra
17 marzo 2025
L'imposizione da parte degli USA di specifiche tasse portuali e
altri oneri alle navi cinesi o costruite in Cina che approdano nei
porti statunitensi non avrebbe altro effetto che rendere i costi di
trasporto per le importazioni ed esportazioni americane molto più
elevati e, più in generale, avrebbe effetti negativi
sull'economia statunitense, mentre è assai incerto il loro
impatto sul predominio cinese nel settore delle costruzioni navali.
Lo evidenzia una lettera che oggi l'associazione armatoriale
internazionale BIMCO, che rappresenta quasi 2.100 associati che
operano il 63% della flotta mercantile mondiale, ha inviato
all'ambasciatore dell'United States Trade Representative, Jamieson
Greer, che fa parte dell'ufficio del presidente statunitense quale
consigliere per gli scambi commerciali internazionali. La lettera è
stata inviata in risposta alla richiesta di commenti avanzata
dall'US Trade Representative sull'azione che nei giorni scorsi ha
proposto ai sensi dell'indagine nell'ambito della Sezione 301 del
Trade Act del 1974 le cui conclusioni sono state presentate a metà
gennaio quando la presidenza degli USA stava per passare da Joe
Biden a Donald Trump
(
del 17
gennaio 2025). Alla luce di quelle conclusioni l'US Trade
Representative aveva proposto di imporre determinate tasse e
restrizioni sui servizi di trasporto marittimo internazionale
connessi con operatori navali cinesi e realizzati con navi costruite
in Cina, nonché di promuovere il trasporto di merci
statunitensi su navi statunitensi.
Nella missiva inviata a Greer, che è stato nominato a
fine febbraio da Trump, si ricorda che «per decenni gli
associati del BIMCO hanno ordinato la costruzione di nuove navi
nell'ambito di un mercato internazionale competitivo in cui i
cantieri navali asiatici hanno acquisito una quota di mercato
crescente, in particolare in Cina negli ultimi anni. La quota di
tonnellaggio costruito in Cina delle flotte degli operatori
internazionali è aumentata nell'ultimo decennio, inizialmente
con l'acquisto di tipologie di navi meno complesse seguite da tipi
di navi più complesse. A causa della natura molto competitiva
del mercato del trasporto marittimo internazionale, l'aumento delle
convenienti navi di origine cinese ha avuto per effetto costi
relativamente inferiori per il trasporto marittimo, sostenendo
positivamente il commercio mondiale e le economie globali, compresi
gli Stati Uniti d'America».
Nella lettera, a firma di Lars Robert Pedersen, vice segretario
generale e direttore degli Affari istituzionali del BIMCO,
l'associazione armatoriale sottolinea che «le navi già
costruite di origine cinese non scompariranno dalla flotta mondiale
se verranno introdotte le tasse portuali proposte. Se ciò
dovesse accadere, si determinerebbero una carenza globale di
tonnellaggio utile a soddisfare le esigenze di trasporto mondiali e
costi del trasporto marittimo super gonfiati. Per evitarlo, il
settore del trasporto marittimo cercherà di evitare di pagare
le tasse. L'addebito di tasse sulle navi che attraccano nei porti
degli Stati Uniti a causa dell'origine cinese delle navi che vi
fanno scalo, della riconducibilità alla Cina dell'operatore,
della percentuale di navi di origine cinese nella flotta
dell'operatore e della percentuale di contratti cinesi nel
portafoglio ordini dell'operatore, aumenterà
significativamente il costo del trasporto marittimo da e per gli
Stati Uniti d'America, anche se gli operatori metteranno in atto
strategie di elusione. Ci aspettiamo - chiarisce il BIMCO - che gli
operatori reagiranno e cercheranno di evitare gli effetti negativi
di tali tasse portuali sulla loro attività».
«La maggior parte degli operatori nel mondo - prosegue la
lettera - ha nella propria flotta una o più navi di origine
cinese, il che significa che quando attraccano in un porto degli
Stati Uniti, sarebbero soggetti ad una tassa portuale. Le tasse
portuali vengono trasferite nella supply chain, quindi i costi
verrebbero trasferiti agli importatori statunitensi di merci estere
e, in ultima analisi, al consumatore statunitense. Rileviamo
inoltre, che la seconda opzione relativa alle tasse portuali per le
navi gestite da operatori cinesi è probabilmente proibitiva
per la prosecuzione dei commerci con i porti degli Stati Uniti. Una
tassa di 1.000 dollari per tonnellaggio netto applicata, ad esempio,
ad una super petroliera da 300.000 tonnellate di portata lorda
equivale a più di 100 milioni di dollari per scalo. Se la
struttura tariffaria venisse implementata come proposta, il
commercio via mare da e per gli Stati Uniti d'America diventerebbe
meno efficiente e meno economicamente sostenibile. È
possibile che alcuni operatori eviterebbero di avere tonnellaggio
cinese nelle loro flotte e dedicherebbero le loro operazioni
marittime al mercato statunitense. Altri operatori potrebbero fare
il contrario, aumentando la loro quota di tonnellaggio cinese e
dedicando le loro operazioni marittime ai commerci non con gli USA.
La totalità della flotta mondiale non cambierebbe, ma il
costo complessivo del commercio marittimo aumenterebbe a causa della
minore concorrenza in un mercato statunitense adesso meno
accessibile. A questo proposito vale la pena tenere a mente che
l'import/export statunitense rappresenta circa il 12% del commercio
marittimo mondiale, quindi le conseguenze della riorganizzazione del
commercio marittimo avranno un impatto molto maggiore
sull'import/export statunitense rispetto al commercio nel resto del
mondo».
Specificando che alcuni settori del trasporto marittimo sono più
adattabili di altri, nella lettera il BIMCO osserva che, «a
tal riguardo, il settore del trasporto containerizzato, che presenta
relativamente pochi operatori molto grandi, potrebbe essere meno
incline ad una segmentazione del mercato e cercherebbe piuttosto di
ridurre al minimo il numero di scali portuali negli Stati Uniti per
nave. Ciò porterebbe inevitabilmente alla congestione
portuale, al blocco del flusso del commercio e ad una maggiore
necessità di ridistribuzione interna. Un minor numero di
scali nei porti avrà anche un impatto negativo sui posti di
lavoro portuali, con alcuni porti che diventeranno potenzialmente
poco attraenti per il commercio estero».
Inoltre, nella lettera si evidenzia che «costi di
trasporto più elevati per le importazioni statunitensi di
materie prime saranno, a causa del valore relativamente basso di
tali merci, molto più colpite rispetto alle merci in
importazione di valore più elevato. Questo effetto -
sottolinea il BIMCO - è in contrasto con altri obiettivi
dichiarati dall'amministrazione statunitense, come l'aumento della
produzione nazionale con la relativa necessità di più
materie prime».
Riferendosi poi alle azioni proposte dall'US Trade
Representative per promuovere l'esportazione di merci statunitensi,
nella lettera si rileva che ciò prevederebbe «di
stimolare la costruzione e gestione di navi battenti bandiera
statunitense e costruite negli Stati Uniti. Finora - ricorda il
BIMCO - tale attività è stata limitata e
principalmente al servizio del trasporto nazionale statunitense come
richiesto dal Jones Act. Notiamo, tuttavia - prosegue la lettera -
che il tonnellaggio attualmente disponibile per soddisfare i
requisiti di esportazione proposti è limitato quanto a
numero, dimensioni e tipologie. Pochi operatori marittimi, se non
nessuno, saranno in grado di comprovare che la loro quota annuale,
per anno solare, di esportazioni statunitensi soddisferà la
richiesta di trasportarne il 20% su navi battenti bandiera
statunitense e costruite negli Stati Uniti. Ciò significa -
rimarca il BIMCO - che in realtà poche, se non nessuna,
esportazione statunitense potrebbe essere realizzata dopo
l'implementazione delle misure, non da ultimo l'esportazione di
energia, in particolare di gas naturale liquefatto, dato che nessuna
nave cisterna battente bandiera statunitense e costruita negli Stati
Uniti è in esercizio né in ordinativo. Anche l'accesso
dell'industria chimica statunitense ai vitali mercati di
esportazione sarà gravemente ostacolato. Se in futuro un
requisito per trasportare le esportazioni statunitensi su navi
battenti bandiera statunitense e costruite negli Stati Uniti sia
realistico o meno va oltre lo scopo di questo commento».
«La costruzione navale statunitense - ricorda ancora il
BIMCO - non è competitiva da molto tempo, come testimonia la
mancanza di tonnellaggio costruito negli Stati Uniti nella flotta
mondiale. Tuttavia, rileviamo che se fosse necessario trasportare
esportazioni statunitensi su tonnellaggio costruito negli Stati
Uniti e battente bandiera statunitense e che tale tonnellaggio fosse
disponibile, il costo del trasporto aumenterebbe in modo
significativo e avrebbe un impatto sulla competitività delle
esportazioni statunitensi sul mercato mondiale. Ciò è
particolarmente vero per le materie prime di basso valore come grano
e soia».
«In sintesi - è l'avvertimento
che conclude la lettera - le azioni proposte imporranno costi di
trasporto assai più elevati sulle importazioni ed
esportazioni statunitensi e avranno effetti negativi sull'economia
statunitense in generale; il loro impatto sul predominio cinese è
molto meno certo».
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