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CENTRO ITALIANO STUDI CONTAINERS | ANNO XVIII - Numero 10/2000 - OTTOBRE 2000 |
Industria
L'evoluzione dell'industria
Dopo due anni di sofferenze i fabbricanti di containers si
stanno preparando ad un futuro più profittevole. Non tutti
gli attori in gioco sono sopravvissuti, e, come risultato, è
mutata lo scenario generale dell'industria dei contenitori.
Per alcuni fabbricanti i tempi sono buoni. Il gruppo Singamas,
ad esempio, ha registrato, per la prima metà del 2000,
una crescita dei profitti dell'88,3%. Per altri operatori, invece,
lo stesso periodo di tempo è stato pessimo.
La pressione sul livello dei prezzi che ha investito l'industria
ha fatto fallire molti fabbricanti, con industriali europei, indiani
ed africani tra i più colpiti. Gli imprenditori asiatici
sudorientali hanno continuato a produrre containers seppur ad
un livello inferiore durante la tormenta sui prezzi, mentre invece
l'industria emergente in India è stata decimata.
In Europa, la produzione di containers standard per merci a secco
ha praticamente cessato di esistere, e i leader del comparto hanno
scelto di reindirizzarsi verso i margini di profitto superiori
garantiti dalle produzioni specializzate.
L'impresa di fabbricazione containers inglese Yorkshire Marine
Containers Ltd, ad esempio, è divenuta un terreno di prova
virtuale per la sua grande proprietaria e locatrice GE Sea&Co.
Lo sviluppo del prodotto e il nuovo design per i containers è
concentrato infatti qui, con produzione esternalizzata una volta
raggiunto lo standard di fabbricazione appropriato dalle infrastrutture
di produzione asiatiche.
Nel 1999, il settore manifatturiero cinese ha raggiunto un nuovo
record di output di 7 milioni e mezzo di Teus, e si aspetta un
nuovo record di produzione per quest'anno, almeno secondo le previsioni
degli esperti.
L'aumento di produzione, comunque, ha implicato un'inondazione
di containers a prezzo fortemente competitivo nel mercato globale,
rendendo le industrie negli altri paesi incapaci di competere.
In Sud Africa, la fabbrica Trencon in KwaZulu Natal ha chiuso
i battenti alla fine del 1999, mentre il tessuto emergente in
India di industria manifatturiera è stato decimato.
La società a partecipazione statale Balmer Lawrie Ltd ha
introdotto la fabbricazione di containers in India nella seconda
metà dei Novanta, ma la produzione, dopo un picco di 40
mila Teus nel 1997, cadde poi drasticamente vittima degli effetti
globali della crisi economica asiatica. Alla fine del 1999 la
produzione è scesa sotto i 10 mila Teus, e molte fabbriche
hanno dovuto chiudere tra le accuse di dumping diffuso da parte
dei fabbricatori di containers della Cina. I fabbricanti indiani,
capeggiati dall'Associazione Indiana di Fabbricanti di Containers
per il Trasporto Merci via Mare (Indian Marine Freight Container
Manufacturers Association) hanno chiesto al governo protezione
sul mercato e sussidi che li aiutassero a sopravvivere.
Nel mentre, l'industria cinese continua a crescere. Un'impresa
leader, la società Singamas Holdings con sede a Hong Kong,
ha registrato una crescita nella quota di mercato ad un tasso
in continuo aumento.
Con cinque infrastrutture di produzione manifatturiera nella Repubblica
Popolare Cinese e una in Indonesia, il gruppo ha realizzato un
profitto netto di 2,12 milioni di dollari nella prima metà
del 2000, oltre l'88,3% in più della prima metà
del 1999.
"Maggiore domanda per nuovi containers, migliorati prezzi
di vendita dei containers, più serrato controllo dei prezzi
e più efficienza" sono stati i fattori chiave del
successo elencate dal Presidente della Singamas, Chang Yun Chung.
Per fronteggiare una sempre crescente domanda, le infrastrutture
della Singamas in Cina si stanno espandendo per portare la capacità
produttiva mensile da 3.500 a 5.500 Teus. Progetti simili li stanno
facendo anche un discreto numero di concorrenti, e ciò
suggerisce che l'era cinese della fabbricazione di containers
è appena iniziata.
(da: Container Management, Settembre 2000)
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