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COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS
ANNO XXXI - Numero 15 LUGLIO 2013
TRASPORTO MARITTIMO
LA CRISI EGIZIANA AGITA LO SPETTRO DI UN AUMENTO DEI PREZZI
DEL BUNKER
Aumentano i timori che i disordini popolari in Egitto possano
spingere verso l'alto il prezzo del carburante bunker, che
sicuramente rappresenta la maggiore spesa per gli armatori.
Il dirigente di una società armatoriale che ha chiesto di
restare anonimo ha dichiarato che il bunker potrebbe aumentare sulla
scorta dell'incremento del prezzo del petrolio.
I prezzi del bunker, a suo dire, erano diminuiti nel corso della
regressione economica offrendo sollievo agli armatori in difficoltà.
Secondo il Bunker Index, il prezzo del carburante bunker 380 cSt
a Fujairah è adesso di 592,50 dollari USA per tonnellata.
Si tratta di una cifra relativamente bassa, dal momento che
quest'anno i prezzi sono stati in generale superiori ai 600 dollari
USA per tonnellata e avevano raggiunto il livello record di oltre
700 dollari USA per tonnellata l'anno scorso.
Il ritorno a prezzi più elevati incrementerebbe la
pressione sugli armatori che hanno già difficoltà a
pagare i conti a causa della debolezza dei mercati di trasporto
merci, ha detto il dirigente sopra citato.
Tuttavia, non sono in effetti proprio le preoccupazioni in
ordine alle forniture di greggio egiziane a spingere verso l'alto il
prezzo del petrolio e potenzialmente quello del bunker.
Ci sono persistenti preoccupazioni per le forniture in ordine al
greggio libico ed il terminal turco di esportazione Ceyhan Botas non
ha esportato per mezzo di petroliere alcun greggio iracheno per
quasi tre settimane dopo il sabotaggio di un oleodotto.
“La situazione in Egitto va ad aggiungersi alla generale
incertezza in Libia ed alle interruzioni al Ceyhan, che stanno
spingendo in alto il petrolio e che finiranno per far impennare
nuovamente i prezzi del bunker” afferma Simon Newman,
responsabile della ricerca inerente alle petroliere alla ICAP
Shipping.
Finora, i disordini popolari in Egitto non hanno comportato
conseguenze per i transiti attraverso il Canale di Suez.
Come ha dichiarato il presidente dell'Autorità del Canale
di Suez Mohab Mameesh, il tratto navigabile del Canale resta
garantito dall'esercito egiziano.
Tuttavia, una fonte ha suggerito che le navi potrebbero evitare
il Canale di Suez e viaggiare invece attorno al Capo di Buona
Speranza se la crisi dovesse estendersi al canale.
Secondo la fonte, questa, per quanto aggiungerebbe in media
6.000 miglia ai viaggi est-ovest, potrebbe essere la migliore
opzione in quelle circostanze.
Altri, tuttavia, non sono d'accordo.
“Non sono sicuro che la gente lo eviterebbe, dato che
significherebbe un bel balzo verso l'alto dei costi” afferma
Newman dell'ICAP.
Il canale collega il Mar Rosso con il Mediterraneo.
Secondo Lloyd's List Intelligence, le petroliere di
grandi dimensioni, che non possono transitare per il canale a pieno
carico, scaricano nell'oleodotto Sumed presso il porto di Ain Sukhna
del Mar Rosso.
Il petrolio viene quindi trasportato per 200 miglia al porto
mediterraneo egiziano di Sidi Kerir, per essere lì caricato
sulle petroliere in attesa.
Il Sumed trasporta 1,7 milioni di barili al giorno, mentre
535.000 barili giornalieri transitano nel canale.
“Ovviamente, qualsiasi interruzione avrebbe delle
conseguenze” afferma Andrew Sparkes, esperto di Lloyd's
List Intelligence.
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