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COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS
ANNO XXXI - Numero 15 NOVEMBRE 2013
LEASING
I PROFITTI DERIVANTI DAL NOLEGGIO DI NAVI E CONTENITORI DANNO
IMPULSO AD UN SETTORE DEL TRASPORTO MARITTIMO
Sono stati pochi i settori dell'attività del trasporto
marittimo di linea che abbiano fatto bene nel corso degli ultimi
anni, ma le attività inerenti al leasing sia di navi che di
container stessi hanno continuano a comportare generosi profitti,
mentre al contrario i loro clienti - i vettori - hanno continuato a
vacillare sull'orlo della bancarotta.
Questa settimana l'armatore canadese di portacontainer Seaspan
ha pubblicato i propri risultati relativi al terzo trimestre, che -
resi di dominio pubblico nello stesso momento in cui alcuni dei suoi
principali clienti facevano registrare perdite abissali - sono
serviti a sottolineare la stabilità delle proprie attività.
L'armatore ha riferito di un l'utile prima degli interessi
passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali
corretto pari a 131,4 milioni di dollari USA, in aumento dell'1,1%
rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, e ha assistito
all'utilizzazione di qualcosa come il 98,5% della propria flotta, la
maggior parte della quale ai sensi di contratti noleggio a lungo
termine.
In effetti, il segreto del suo successo risiede nel modo in cui
esso ha sfruttato la scarsità di liquidi delle linee di
navigazione e l'ha usata per sviluppare la propria flotta.
La Cosco, uno dei suoi clienti più importanti, ha
riportato una perdita netta di 171 milioni di dollari USA in
relazione al medesimo periodo.
Non sorprende il fatto che poche banche, od investitori di altro
tipo, abbiano voglia di concedere prestiti ai vettori, dato lo stato
dei loro bilanci.
La Seaspan, peraltro, costituisce una proposta del tutto
diversa.
Essa è in grado di reperire varie fonti di finanziamento
- debito, capitale provato e così via - al fine di effettuare
ordinazioni di nuove costruzioni che siano effettivamente assicurate
rispetto ai noleggi a lungo termine con vettori desiderosi di
acquisire navi più grandi e maggiormente efficienti dal punto
di vista del carburante.
Ciò fornisce loro le economie di scala che a loro
giudizio sono necessarie per restare competitivi.
Allo stesso modo, l'armatore greco di navi portacontenitori
Danaos ha ampliato la propria flotta da 42 navi - nel momento
culminante della recessione del 2009 - a 64 navi alla fine dell'anno
scorso.
Il responsabile in capo John Coustas, riferendo dei risultati
del terzo trimestre della società, ha descritto gli ultimi
tre mesi come “senza eventi di rilievo”.
Dal punto di vista di coloro che sono direttamente impegnati nei
traffici containerizzati, questa potrebbe apparire come una
dichiarazione degna di nota, date l'altalena selvaggia delle tariffe
di nolo e l'atmosfera lievemente concitata in cui sono state
condotte - e tuttora lo sono - molte attività.
È interessante notare come una parte del settore
dell'armamento sia stata duramente afflitta dalla recessione : i
fondi tedeschi KG - tipiche società con nave unica - in cui
si sono verificati molteplici fallimenti stanno ad indicare che il
segmento dell'armamento non operativo di portacontainer sta
diventando sempre più consolidato e che gli armatori di
maggiori dimensioni sono in grado di resistere anche se una parte
delle loro flotte non viene utilizzata.
È stato determinante il fatto che la Seaspan e la Danaos
siano state in grado di bloccare i vettori in accordi di noleggio a
lungo termine che ignorano gli alti e bassi del mercato del noleggio
a pronti, come attesta una rapida occhiata alla flotta della
Seaspan.
Le navi dei fondi KG, d'altro canto, normalmente hanno un tetto
massimo in termini di durata del noleggio pari ad un anno con
opzione per altri tre mesi.
Di conseguenza, i proventi delle navi dei fondi KG sono calati
in modo sensibile, tanto che i finanziatori e gli azionisti si sono
accorti di non avere altra alternativa se non quella di vendere le
navi quali beni svalutati.
Nel contempo, c'è stata una riemersione dei noleggiatori
di container, che ha avuto luogo con le stesse dinamiche.
I vettori semplicemente non hanno avuto la liquidità
necessaria per investire in flotte containerizzate di proprietà
e le società di leasing hanno potuto occupare questo spazio.
Poiché la vita operativa di un container è
limitata a circa 15 anni, c'è una costante esigenza di
rinnovazione, ma i soli soggetti in grado di finanziarla sono state
le società di leasing che dispongono di un accesso più
facile ai fondi di capitale.
Una veloce lettura dei libri contabili di noleggiatori quali
TAL, Textainer o CAI - tutti quanti quotati alla Borsa di New York -
mostrerà come essi si siano davvero sottratti alla
recessione.
La crescita delle ditte specializzate in leasing di contenitori
e navi implica che dietro ai mercati dei noli sia in corso una
radicalizzazione delle attività di trasporto marittimo dei
contenitori.
Negli ultimi anni è stato comune il ritornello secondo
cui gli operatori di trasporto merci non dotati di beni, come gli
spedizionieri, abbiano avuto una situazione finanziaria molto più
sana di quella dei loro fornitori di trasporto proprietari di beni.
Paradossalmente, adesso è anche chiaro che i soggetti
dotati di beni, come i noleggiatori, hanno inoltre rafforzato la
propria posizione, mentre il segmento dei vettori si è
indebolito.
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