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COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS
ANNO XXIX - Numero 7/2011 - LUGLIO 2011
Reefer
L'effetto dell'aumento dei prezzi del petrolio sul settore
reefer
La tendenza in rapida crescita verso la containerizzazione dei
prodotti a temperatura controllata ha contato molto in relazione
alla diminuzione delle quote di mercato del trasporto marittimo
refrigerato specializzato, ed è una tendenza destinata a
persistere.
Tuttavia, negli ultimi mesi si è assistito all'emersione
di una minaccia più grande: il costo in aumento del
carburante correlato - bisogna dirlo - all'esigenza per il trasporto
marittimo di ridurre le proprie emissioni.
Questi eventi comportano una minaccia per la sostenibilità
dell'intero settore.
Ciò accade principalmente perché la maggior parte
delle navi della flotta specializzata reefer è stata
progettata e costruita per la velocità in un momento in cui
il petrolio era a buon mercato.
Il bunker, peraltro, è aumentato in misura quasi costante
nel corso degli ultimi 10 anni.
A febbraio del 2002 il costo del petrolio 380 cSt era in media
di 103 dollari USA per tonnellata a Rotterdam.
Esso è poi raddoppiato sino a 255 dollari USA/tonnellata
a febbraio del 2007 ed era in media di 563 dollari USA/tonnellata a
febbraio di quest'anno.
Alla metà dello scorso maggio, esso oltrepassava i 600
dollari USA/tonnellata.
Il petrolio è una risorsa limitata ed anche se i mercati
si dovessero "congelare" nel breve-medio termine, la
questione centrale non sarà risolta.
Se il prezzo del trasporto refrigerato (capacità più
carburante) dovesse aumentare come previsto, i proprietari dei
carichi saranno impossibilitati a difendersi contro clienti sempre
più potenti che non sono preparati a mandar giù altri
costi.
Le conseguenze degli aumenti delle tariffe
Pertanto, quale impatto ha avuto l'incremento dei prezzi del
bunker sul costo di una nave reefer e come gli operatori reefer
possono mitigare tale impatto?
In relazione al periodo preso in considerazione il costo del
carburante necessario per trasportare via mare 210.000 box di banane
in un tipico viaggio "occasionale" dall'Equador al
Mediterraneo in una nave reefer da 465.000 piedi costruita nel 1986
che viaggia a 20 nodi e scala tre porti di scarico è
aumentato da una cifra stimata in 200.000 dollari USA ad 1,1 milioni
di dollari USA.
In termini di cartoni di banane ciò rappresenta un
incremento da poco meno di 1 dollaro USA per box nel 2002 a 5,35
dollari USA per box odierni.
In termini TCE (equivalente noleggio a tempo) la resa di,
poniamo, 7,70 dollari USA per box , in un viaggio effettuato nel
2002 per trasportare banane dal Centro-Sud America al Mediterraneo
con scali in tre porti, sarebbe stata nell'ordine di 1,60 dollari
USA.
Lo stesso viaggio sulla stessa nave nel 2011, se rifornita a
Rotterdam, avrebbe reso meno di 0,50 dollari USA.
E qui risiede la seconda parte del problema per le compagnie di
navigazione reefer.
Dal momento che non c'è stata inflazione nei prezzi di
mercato delle banane in tutto il mondo, l'incremento del costo del
carburante ha dovuto essere assorbito a metà della catena del
freddo dal noleggiatore (a tempo od occasionale) e/o
dall'operatore/armatore reefer.
Se si confronta il risultato di una nave di 25 anni con le
prestazioni di un'altra da 600 piedi cubi costruita nel 1980 che
utilizza 125 tonnellate in meno di carburante e trasporta il 35% in
più di frutta sotto coperta, non è difficile capire
perché così tante navi più piccole
probabilmente saranno demolite nel breve termine.
Di conseguenza, è l'efficienza del carburante che ha
rimpiazzato la marea crescente della containerizzazione quale unica
sfida che il settore della navigazione refrigerata si trova a dover
affrontare.
Le linee di navigazione containerizzate hanno già ammesso
che navi più grandi e più efficienti per quanto
riguarda il consumo di carburante rappresentano il futuro,
unitamente alle prassi di navigazione lenta e super-lenta.
Questa combinazione presenta ai caricatori di prodotti
deperibili due problemi principali.
In primo luogo, le nuove navi super-post-panamax sono troppo
grandi per riuscire ad entrare in molti dei porti da cui la frutta,
in particolare, viene esportata e nei corridoi da dove essa viene
movimentata, vale a dire il Canale di Panama.
In secondo luogo, c'è il rischio dell'allungamento dei
tempi di viaggio, dell'estensione dei danni e dell'aumento dei
furti.
Il futuro a medio-lungo termine per la maggior parte dei
caricatori di prodotti deperibili consiste nel trasbordo in un porto
hub.
Peraltro, con l'attività di raccordo giungono altri
rischi per i carichi, dal momento che i container reefer vengono
staccati dalla presa, scaricati, riattaccati alla presa, staccati,
ricaricati ed infine riattaccati.
Il modello hub-and-spoke
Può tale modello, quello del porto di fulcro con raccordi
a raggiera, funzionare davvero nel settore del reefer in cui la
velocità ed i tempi di viaggio da porto a porto sono sempre
stati considerati fattori decisivi nonché determinanti il
valore aggiunto della catena del freddo?
A differenza di quanto accade per la maggior parte dei carichi
secchi, una settimana in più comporta un impatto sul valore
insito dei prodotti refrigerati.
Sebbene ci siano stati dei progressi tecnologici nella
progettazione dei macchinari e dei box reefer, i lunghi viaggi
incrementano sempre il rischio di guasti ed il rischio correlato
alla durata.
La posta in gioco è quella del controllo della filiera
delle forniture.
La graduale e persistente scomparsa dello specialista in
trasporti refrigerati obbligherà i caricatori a passare ai
contenitori, che a loro piaccia o no.
Con poche eccezioni, l'industria produttiva globale è
troppo frammentata per influenzare o prendere il controllo delle
proprie esigenze logistiche.
Non è una coincidenza, comunque, che laddove ci sia una
massa critica di prodotto gestito da un noleggiatore singolo o
congiunto ad altri (la Zespri che commercializza kiwi, le
multinazionali della banana, i caricatori sudafricani di agrumi alla
volta di Giappone e Stati Uniti, i caricatori spagnoli di agrumi
alla volta degli Stati Uniti ed i caricatori cileni di uva alla
volta degli Stati Uniti), è l'operatore specialista reefer
che provvede alla filiera.
Peraltro, anche questi traffici sarebbero vulnerabili se la
flotta reefer dovesse continuare a diminuire a tale allarmante
livello.
All'inizio del 2003, la flotta specializzata contava 860 navi e
disponeva di una capacità di carico sottocoperta di 290
milioni di piedi cubi.
La sua età media era di 16 anni.
Da allora, la flotta si è ristretta di 140 navi (50
milioni di piedi cubi) e la sua età media è aumentata
sino a 22 anni.
Al contrario, la capacità refrigerata in contenitori è
balzata verso l'alto del 75%.
Data questa tendenza e le pressioni in atto, la nave reefer
specializzata è davvero in pericolo di diventare obsoleta.
Previsioni basate su proiezioni
Secondo il database della Hinrichsen, se si partisse dal
presupposto che la nave specializzata reefer ha una durata operativa
di 26 anni e che nessuna nuova costruzione venga ordinata/consegnata
da qui al 2021, allora la flotta reefer si restringerebbe ad un
totale ipotetico di 132 navi (56 milioni di piedi cubi) nel giro di
un decennio.
A meno che non avvenga presto un investimento in tonnellaggio
reefer, avrà luogo un cambiamento radicale e fondamentale del
modo in cui alcuni traffici vengono serviti.
Ad esempio, delle ipotetiche 132 unità, ce ne sarebbero
meno di 50 di capacità inferiore a 400 piedi cubi a
disposizione dei traffici marittimi a corto raggio.
Inoltre, se gli altri traffici reefer venissero strutturati come
oggi, si potrebbe immaginare che oltre 60 navi da 500 metri cubi
possano essere destinate dalle multinazionali della banana ai
noleggi a lungo termine.
Le residue unità da 400 a 499 metri cubi potrebbero
essere utilizzate per le attività stagionali.
Per gli stessi criteri - e se manterranno il loro attuale
formato - gli operatori NYKCool, Green Reefers, Baltic Shipping e
Holy House saranno scomparsi entro il 2021.
Il problema è che non ci saranno navi per portare in giro
banane, calamari o pollame; non ci sarà abbastanza capacità
reefer specializzata per servire il mercato russo sui servizi di
linea dall'Argentina, dal Sudafrica e dal Cile.
Né gli esportatori marocchini ed egiziani di agrumi, gli
esportatori cileni di uva, i traffici sudafricani di agrumi o gli
operatori di kiwi della Nuova Zelanda potrebbero avere accesso alle
navi specializzate.
È difficile immaginare l'estensione del danno che sarebbe
apportato ai traffici globali del fresco se il settore del reefer
dovesse restringersi a tal punto.
Perché, anche se il ritmo di costruzione dei box reefer
dovesse rimanere costante, è difficile ipotizzare come si
possa provvedere ai picchi naturali di produzione (di banane, uva,
agrumi, kiwi, calamari).
Nessuna garanzia
Né vi è alcuna garanzia "di ferro" che
la produzione di box reefer rimanga costante e che le tariffe di
nolo debbano sicuramente salire allo scopo di giustificare la spesa
aggiuntiva in equipaggiamenti.
I noleggiatori si stanno già prendendo una quota più
grande di tale responsabilità date le pressioni finanziarie
che opprimono molte compagnie di navigazione di linea.
Rispetto a quella reefer specializzata, la modalità
containerizzata è relativamente poco flessibile e reattiva: è
più facile, ad esempio, manovrare la capacità
specializzata reefer per metterla in posizione tale da gestire un
picco temporaneo della domanda che movimentare l'equipaggiamento
reefer equivalente nell'ambito di un servizio per conto terzi.
In termini generali, ciò è confermato dalle
attuali percentuali di quote di mercato: sebbene il reefer
specializzato abbia una quota approssimativamente del 10% della
capacità reefer complessiva, essa movimenta oltre il 35% dei
traffici mondiali reefer di origine marittima.
È chiaro che in qualche momento del prossimo futuro i
costi del trasporto marittimo di contenitori refrigerati
aumenteranno drasticamente in tutto il mondo.
Dopo anni di deflazione e/o stagnazione dei prezzi correlati
alla capacità reefer indotta principalmente dall'aggressiva
conquista di quote di mercato reefer da parte delle linee di
navigazione, i traffici di banane e di prodotti freschi non sono
preparati ad assorbire il potenziale impatto di questa situazione.
In parte, il problema per le linee di navigazione è
costituito dalle misure: se il modello di container reefer per conto
terzi fosse costruito secondo linee simili a quelle del modello di
reefer specializzato, cioè analizzando una particolare rotta
di traffico (andata e ritorno), per la sua capacità inerente
di produrre profitti ciò non sarebbe un problema.
Dato, peraltro, il numero degli spostamenti con accumulo doppio
o triplo di prestazioni sia per le unità per carichi secchi
che per i reefer su ciascun singolo allacciamento di servizio, un
calcolo indipendente del profitto è impossibile da ricavare.
La strategia di sviluppo delle compagnie di navigazione di linea
è guidata in prima istanza dall'equilibrio fra domanda ed
offerta di capacità in termini di slot su un allacciamento.
È questa, quasi certamente, la ragione per cui nessuna
delle compagnie di navigazione di linea distinguono i reefer nei
propri rapporti contabili ed annuali.
La capacità di conseguire profitti del segmento in
questione è impossibile da calcolare: un box è un box,
che sia esso una unità per carichi secchi o refrigerati; fa
poca differenza, purché l'unità dia il proprio
contributo.
Per i caricatori ed i ricevitori di reefer questo attualmente
non costituisce un problema poiché la navigazione di linea è
ancora in una fase di rapida espansione ed essi potrebbero avere
ridotto il numero dei reefer per finanziare lo sviluppo del mercato.
Involuzione dei reefer
Tuttavia, ciò potrebbe costituire un problema nel 2021,
momento in cui la concorrenza da parte dei reefer potrebbe essere
tutto fuorché sparita e le primarie rotte di traffico reefer
transatlantico saranno servite principalmente dagli ingombranti
sistemi hub-and-spoke attualmente in via di allestimento, e non dai
servizi da porto a porto diretti ed a basso costo introdotti al fine
di indurre i caricatori ad abbandonare il reefer specializzato.
Se si domandasse ad Yntze Buitenwerf della Seatrade od a Kenneth
Ross della Star Reefers, risponderebbero che se le portacontainer
fossero la soluzione ottimale per i prodotti refrigerati trasportati
per mare, la Seatrade e la Star oramai le avrebbero costruite.
I caricatori che affidano tutti i loro prodotti al paniere dei
box di linea a basso costo per conto terzi dovranno pagare un prezzo
in qualche momento del futuro, sia esso in termini di mancanza di
scelta, mancanza di controllo della filiera delle forniture,
compromissione del servizio od aumento delle tariffe.
Sebbene la battaglia per le quote di mercato fra le linee di
navigazione ed i reefer duri da un po' di tempo, il dibattito sui
rispettivi meriti di ciascuna modalità in realtà è
solo appena iniziato. (da: Containerisation International,
01.07.2011)
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