 Una vasta coalizione di associazioni di importatori,
esportatori, agricoltori e operatori logistici e portuali ha inviato
al rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer,
che è a capo dell'Office of the United States Trade
Representative (USTR), una lettera per chiedere la sospensione
permanente dei diritti portuali, il cui avvio è rinviato da
circa un anno, dei diritti portuali previsti dall'azione ai sensi
della Section 301 contro le pratiche della Cina nei settori
marittimo, logistico e della cantieristica
(
del 18
aprile 2025). L'USTR, che il 6 novembre 2025, su indicazione del
presidente Donald Trump, aveva proposto di sospendere per un anno, a
decorrere dal 10 novembre 2025, tale misura, e lo scorso 26 ottobre
ha proposto un'ulteriore sospensione della misura dal 10 novembre
2026 al 9 gennaio 2027 al fine di portare avanti trattative con la
Cina.
Le centinaia di associazioni firmatarie della lettera hanno
chiesto di andare oltre la proroga di due mesi e di cancellare
definitivamente le tariffe, evidenziando che la loro applicazione da
gennaio 2027 si aggiungerebbe ad un sistema dei trasporti già
sotto pressione, caratterizzato da costi elevati di noli marittimi,
trasporto su gomma, magazzinaggio e assicurazioni, capacità
dei vettori in evoluzione, difficoltà di reperimento delle
attrezzature e vincoli di porti e reti interne. Inoltre, hanno
rilevato che, poiché le navi costruite in Cina rappresentano
una quota significativa della capacità globale dei vettori,
gli effetti non si limiterebbero a pochi operatori: i costi si
propagherebbero lungo le reti, inciderebbero sulle scelte di impiego
delle navi e aumenterebbero l'incertezza per imprese che hanno poca
possibilità di controllare proprietà, gestione o
storia costruttiva delle navi usate per le loro merci.
I firmatari hanno espresso anche preoccupazione per le
disposizioni dell'Annex III del provvedimento sulle navi ro-ro, che
si estendono oltre la Cina fino a colpire vettori di paesi alleati.
Per gli importatori la sospensione eviterebbe nuovi supplementi di
trasporto che fanno salire i costi di sbarco e spingono al rialzo i
prezzi di beni di consumo, componenti e materie prime. Per gli
esportatori, compresi produttori agricoli e manifatturieri,
preserverebbe l'accesso ai mercati esteri e ridurrebbe il rischio di
ritorsioni.
La lettera osserva infine che la sospensione, in
vigore da quasi un anno, ha dimostrato che le sole tariffe sulle
navi non sono una strategia per ricostruire la cantieristica
americana. Restano infatti irrisolti i problemi alla base del
dominio cinese: limitata capacità produttiva interna, carenza
di manodopera e mancanza di alternative competitive. Servono -
concludono i firmatari - una strategia dedicata, investimenti
costanti e un impegno di lungo periodo di pubblico e privato, senza
una tassa portuale su navi cinesi acquistate anni fa.
Tra gli operatori della logistica, il World Shipping Council
(WSC), che riunisce i vettori operanti con portacontainer e navi
ro-ro, ha evidenziato che la reintroduzione delle tariffe farebbe
salire i costi dei noli per importatori ed esportatori americani,
penalizzerebbe soprattutto l'agribusiness, perché molti
prodotti agricoli statunitensi hanno margini ridotti e competono con
prodotti fungibili di altri paesi, e si tradurrebbe, per i
consumatori, in quella che l'associazione definisce una “regressive
national sales tax”. Per il WSC, infatti, le tariffe sulle
navi già costruite o ordinate non riducono in alcun modo la
dipendenza dalla cantieristica cinese, e colpire chi aveva
effettuato un ordine presso un cantiere cinese prima dell'avvio
dell'indagine penalizza scelte imprenditoriali passate senza
contribuire a eliminare la pratica oggetto dell'azione.
Inoltre - ha rilevato ancora il WSC - la reintroduzione della
misura potrebbe esporre esportatori e armamento a stelle e strisce a
misure di ritorsione o di reciprocità, a danno dello stesso
obiettivo di rafforzare il settore marittimo nazionale.
Il WSC ha sollecitato anche la revoca integrale dell'Annex III,
denunciando che le tariffe previste si applicano a tutte le navi car
carrier costruite all'estero, e non solo a quelle costruite in Cina
o possedute o gestite da soggetti cinesi, con l'eccezione dei mezzi
che partecipano al Maritime Security Program statunitense. Per
questo - secondo l'associazione - l'Annex III è slegato dalla
finalità della Section 301, lascia intatto il vantaggio di
prezzo dei cantieri cinesi rispetto a quelli di paesi terzi e
farebbe soltanto aumentare i costi per esportatori e consumatori
americani.
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