 Un approccio più pragmatico allo sviluppo di connessioni
marittime “verdi” nel Mediterraneo è emerso
durante i primi dieci mesi di lavori nell'ambito di GreenMedPorts,
il progetto europeo di punta del programma Interreg NEXT MED, che è
coordinato dall'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno
Settentrionale e di cui fanno parte istituzioni e centri di ricerca
di sei Paesi mediterranei, tra cui spicca la partecipazione
dell'Algeria.
D'altronde il momento attuale è caratterizzato da
tensioni geopolitiche e incertezze che inducono alla concretezza
anche sul tema della sostenibilità dei servizi marittimi e di
quelli portuali. In questo scenario, ha rilevato la dirigente
Sviluppo e Innovazione dell'AdSP del Tirreno Settentrionale,
Antonella Querci, «i porti non possono più limitarsi a
intercettare traffici. Devono diventare piattaforme di resilienza,
capaci di adattarsi, di offrire soluzioni, di garantire continuità
operativa anche in condizioni di incertezza». In occasione
della presentazione di ieri dei primi risultati del progetto presso
la Sala Ferretti della Fortezza Vecchia di Livorno, Querci ha
specificato che «GreenMedPorts non è un progetto
ambientale in senso stretto: il suo valore - ha spiegato - risiede
nella capacità di integrare standard ambientali,
certificazioni di performance (come il “Green Label Port”)
e cooperazione tra scali geograficamente distanti». Per la
dirigente dell'ente portuale toscano è proprio questa
integrazione a trasformare GreenMedPorts in qualcosa di più
di un progetto: «lo rende - ha evidenziato - una vera e
propria infrastruttura immateriale, capace di incidere nel tempo
sulle modalità con cui si organizzeranno le catene logistiche
nel Mediterraneo», perché, in prospettiva, «chi
sarà in grado di definire standard condivisi, di produrre
dati affidabili e di costruire sistemi di certificazione
riconosciuti, sarà anche in grado di orientare le scelte
degli operatori e, quindi, di governare i flussi».
Riferendosi ai corridoi verdi mediterranei, Querci ha rilevato
che «non sono semplicemente rotte meno emissive, ma nuove
infrastrutture economiche e industriali, nelle quali convergono tre
elementi fondamentali: la dimensione energetica, la dimensione
ambientale e la dimensione commerciale». In questo ambito si
gioca anche la competitività dei porti: nel Mediterraneo - ha
osservato - o si riesce «a costruire corridoi verdi che
tengano insieme le due sponde, riducendo le asimmetrie e favorendo
una transizione condivisa, oppure si rischia di accentuare le
differenze tra porti che riusciranno a posizionarsi all'interno di
queste nuove reti e porti che ne resteranno esclusi».
Nel corso del convegno di presentazione del progetto, si è
parlato anche dell'applicazione al trasporto marittimo del sistema
ETS per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra
dell'UE. Sebbene l'introduzione di un prezzo sulla CO2 sia un
segnale economico forte - è stato rilevato - tuttavia l'ETS è
una politica di prezzo, non industriale, e senza investimenti reali
in carburanti alternativi e infrastrutture, la sola pressione
fiscale rischia di produrre un “effetto boomerang”,
spostando i traffici verso scali extra-UE meno regolamentati e
danneggiando la competitività dei porti mediterranei. Nel suo
intervento, Luca Brandimarte, responsabile Porti, Logistica e
Concorrenza di Assarmatori ha ricordato che la revisione del sistema
ETS è ormai alle battute finali, con «la proposta della
Commissione che è attesa entro luglio» ed ha
evidenziato le criticità di un meccanismo che - ha
sottolineato - rischia di penalizzare i settori più
vulnerabili, come il transhipment, le Autostrade del Mare e i
collegamenti insulari.
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