 Nei primi tre mesi del 2026 il traffico delle merci nel porto di
Rotterdam è stato di 103,0 milioni di tonnellate, con un
contenuto calo del -0,7% sullo stesso periodo dello scorso anno che
è stato generato dalla riduzione del -1,8% delle merci allo
sbarco, ammontate a 72,9 milioni di tonnellate, che è stata
parzialmente controbilanciata dall'aumento del +2,0% di quelle
all'imbarco, attestatesi a 30,1 milioni di tonnellate, e in
particolare dal rialzo del +13,1% degli imbarchi di rinfuse liquide.
Nel solo settore dei container il traffico complessivo è
stato di 31,2 milioni di tonnellate (-3,2%) ed è stato
realizzato con una movimentazione di contenitori pari a 3,37 milioni
di teu (+0,3%). Le altre merci varie sono state pari a 7,7 milioni
di tonnellate (-1,5%), di cui 6,3 milioni di tonnellate di rotabili
(+1,6%) e 1,4 milioni di tonnellate di altri carichi (-13,3%). Le
rinfuse liquide hanno totalizzato 49,1 milioni di tonnellate
(+2,2%), di cui 25,2 milioni di tonnellate di petrolio grezzo
(+1,7%), 12,9 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi
raffinati (+10,3%), 3,2 milioni di tonnellate di gas naturale
liquefatto (+1,7%) e 7,8 milioni di tonnellate di altre rinfuse
liquide (-7,2%). Nel comparto delle rinfuse secche il dato
complessivo è stato di 15,0 milioni di tonnellate (-4,3%) e
include 5,4 milioni di tonnellate di minerali e rottami (+5,3%), 4,0
milioni di tonnellate di carbone (-9,8%), 2,4 milioni di tonnellate
di prodotti agricoli (-20,9%) e 3,1 milioni di tonnellate di altre
rinfuse solide (+4,6%).
Circa il deciso calo del traffico dei prodotti agricoli,
l'Autorità Portuale di Rotterdam ha spiegato che è in
gran parte dovuto ad un ritorno ai livelli normali, dato che lo
scorso anno era stato registrato un aumento temporaneo dei volumi
spediti attraverso il porto olandese. Anche la flessione del -9,8%
del carbone è attribuibile principalmente alla diminuzione
del volume di carbone energetico a seguito degli eccezionali livelli
di produzione registrati nel 2025, mentre nel 2026 è tornata
ai livelli abituali. Quanto alle rinfuse liquide, l'ente portuale ha
definito sorprendente l'aumento delle esportazioni di prodotti
petroliferi e la contemporanea riduzione delle importazioni, trend
divergenti che secondo l'authority potrebbero essere collegati al
fatto che, come nel 2025, la maggior parte dei prodotti petroliferi
si trovava in backwardation, con prezzi spot dei prodotti più
elevati di quelli attesi in futuro, il che non incentiva il loro
stoccaggio. L'ente ha rilevato, inoltre, che è stato
registrato anche un aumento delle esportazioni di gasolio verso
Spagna e Gibilterra e ciò potrebbe essere dovuto al fatto che
il Mediterraneo è ora un'area ECA di controllo delle
emissioni, dove il tenore di zolfo del combustibile navale non deve
superare lo 0,1%.
Relativamente all'effetto sul porto di Rotterdam della chiusura
dello Stretto di Hormuz, l'authority portuale dello scalo olandese
ha spiegato che complessivamente 19 milioni di tonnellate di merci,
pari al 4,4% del traffico annuo totale a Rotterdam, provengono da
Paesi del Golfo Persico e si tratta principalmente di petrolio
grezzo proveniente da Iraq e Arabia Saudita, cherosene dal Kuwait,
olio combustibile dall'Arabia Saudita e gasolio dal Qatar. Il gas
naturale liquefatto proveniente dal Qatar non arriva invece a
Rotterdam, dove due terzi provengono dagli Stati Uniti. Osservando
che l'Asia dipende maggiormente dalle importazioni di petrolio
greggio e prodotti petroliferi dal Medio Oriente rispetto all'Europa
e che il blocco dello Stretto di Hormuz ha portato ad un rapido
aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi in Asia, l'ente portuale
ha specificato che questo aumento è stato maggiore rispetto
all'Europa a causa della maggiore dipendenza dal Medio Oriente e
che, a causa dei prezzi più elevati in Asia, almeno cinque
navi cisterna dirette a Rotterdam hanno cambiato rotta dirigendosi
verso l'Asia.
Precisando poi che il porto olandese dipendeva dai Paesi del
Golfo Persico per il 10% del suo traffico di petrolio greggio e per
il 14% del suo traffico di prodotti petroliferi, l'ente portuale ha
reso noto che l'impatto della chiusura dello Stretto sul traffico
delle merci movimentato a Rotterdam è appena percettibile nei
dati del primo trimestre del 2026, ma - ha specificato
l'amministratore delegato dell'authority, Boudewijn Siemons -
«potrebbe diventare più marcato nel secondo trimestre».
Più limitato, invece, l'atteso impatto della chiusura di
Hormuz sul settore dei container, dato che il traffico
containerizzato diretto e proveniente dal Medio Oriente rappresenta
l'1,2% del volume totale movimentato a Rotterdam. Tuttavia - ha
avvertito l'authority - gli effetti indiretti della guerra sul
settore dei container potrebbero avere un impatto ben maggiore a
causa della recessione economica e del calo del potere d'acquisto.
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