
Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti, con otto voti a favore
e uno contrario, ha riaperto il contenzioso giudiziario che
contrappone i gruppi crocieristici Carnival Corporation, Royal
Caribbean Cruises, Norwegian Cruise Line Holdings e MSC Crociere
alla storica società statunitense Havana Docks, fondata nel
1917 e gestrice delle banchine porto cubano dell'Avana dal 1928 sino
al 1960 quando l'attività fu confiscata dal governo dopo la
rivoluzione castrista. Quest'ultima ha in corso da tempo un'azione
legale relativa al diritto di gestione delle banchine del porto
cubano e il più alto organo giudiziario federale degli USA,
rifacendosi al Titolo III del “Cuban Liberty and Democratic
Solidarity Act” del 1996, entrato in vigore a maggio 2019, ha
ritenuto che l'utilizzo delle banchine dello scalo da parte delle
compagnie crocieristiche sia sufficiente a dimostrare che hanno
usato “proprietà confiscate dal governo cubano” e
che Havana Docks non è tenuta a dimostrare che le compagnie
abbiano operato su un'area su cui Havana Docks deteneva un diritto
concessorio (concessione usufruttuaria che sarebbe scaduta nel
2004).
Tra il 2016 e il 2019 i quattro gruppi crocieristici avevano
portato nel porto cubano quasi un milione di passeggeri e nel 2019
Havana Docks si era appellata al Titolo III della cosiddetta legge
Helms-Burton citando in giudizio le quattro compagnie presso la
Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale
della Florida. Le compagnie crocieristiche avevano sostenuto di non
essere responsabili perché il diritto concessorio di Havana
Docks sarebbe scaduto nel 2004 anche in assenza di confisca. La
Corte Distrettuale aveva respinto tale argomentazione ed aveva
emesso una sentenza contro tutte e quattro condannandole al
pagamento di oltre 100 milioni di dollari ciascuna ad Havana Docks.
Successivamente un collegio giudicante della Corte d'appello
federale dell'Undicesimo Circuito, non unanime, aveva ribaltato la
sentenza sostenendo che un imputato è responsabile per
traffico di beni confiscati solo se le sue azioni interferiscono con
il diritto di proprietà del ricorrente in assenza di confisca
e, poiché la concessione di Havana Docks sarebbe scaduta
prima del 2016, la condotta contestata alle compagnie dal 2016 al
2019 non costituiva un godimento economico di proprietà
confiscate.
La Corte Suprema ha respinto tale interpretazione, affermando
che la Corte d'appello aveva erroneamente richiesto ad Havana Docks
di dimostrare che le quattro compagnie avessero appunto svolto
attività economiche su beni confiscati anziché
piuttosto usufruito di beni confiscati sui quali Havana Docks
vantava un diritto.