
Le imprese del nostro settore stanno affrontando un momento
storico estremamente complesso, segnato da tensioni geopolitiche che
stanno generando un aumento significativo dei costi energetici e dei
carburanti, con effetti diretti su tutta la catena logistica e sui
prezzi finali per imprese, famiglie e cittadini. Lo ha sottolineato
Guido Grimaldi, presidente dell'Associazione Logistica
dell'Intermodalità Sostenibile (ALIS), commentato i lavori
del consiglio dei soci dell'organizzazione svoltosi oggi nella sede
nazionale di Roma.
«Le criticità legate alla navigazione in alcune
aree strategiche come lo Stretto di Hormuz - ha rilevato Grimaldi -
stanno determinando rincari nei noli marittimi, nei premi
assicurativi e nei costi operativi, con un impatto che si estende a
tutte le modalità di trasporto. Pur avendo espresso
apprezzamento per le misure emergenziali adottate dal governo a
sostegno del settore in risposta alle crisi dei mercati
internazionali, tra cui la riduzione delle accise sui carburanti e
il credito d'imposta per le imprese di autotrasporto, sentiamo però
il bisogno di sottolineare la necessità di ampliare il
sostegno ad un comparto ritenuto economicamente e socialmente
strategico, nonché di rafforzare ulteriormente gli strumenti
di supporto e compensazione».
«C'è infatti il rischio concreto - ha proseguito
Grimaldi - che sia compromessa la tenuta economica del Paese e, per
essere ancora più chiari, c'è il rischio di paralisi
di un settore che non può sostenere contemporaneamente
incrementi incontrollati dei costi derivanti dalla situazione
globale e tassazioni europee come l'ETS. Ricordo che le stime RINA
indicano un impatto economico dell'ETS sulla flotta navale europea
pari a 5,7 miliardi nel 2025 e oltre 8,2 miliardi nel 2026, a cui si
aggiungono i costi del FuelEU. Ci auguriamo pertanto che l'UE giunga
davvero alla revisione di questa direttiva entro il termine di
luglio che è stato indicato e, al tempo stesso, che da parte
del nostro governo siano aumentate le risorse per gli incentivi Sea
Modal Shift e Ferrobonus, portandole a 150 milioni di euro annui.
Inoltre, auspichiamo che i proventi dell'ETS vengano reinvestiti nel
settore, ossia destinati a chi opera nell'intermodalità
marittima, rispondendo così al principio per cui “ciò
che proviene dal mare, ritorni al mare”, al fine di alimentare
un circolo virtuoso e sostenibile».