
In attesa della finalizzazione della proposta di revisione da
parte della Commissione Europea della direttiva del 2003 che ha
istituito il sistema ETS per lo scambio di quote di emissioni dei
gas a effetto serra, prevista per il prossimo mese, la federazione
degli operatori portuali europei Feport ha invitato la Commissione a
destinare parte dei proventi dell'ETS a sostenere la transizione
energetica dei porti europei per consentire la decarbonizzazione e
l'elettrificazione degli scali. «Tali investimenti - ha
sottolineato oggi la federazione - sono essenziali non solo per
salvaguardare la competitività dei porti dell'UE, che si
trovano a fronteggiare la concorrenza di hub di Paesi terzi operanti
in base a normative climatiche meno rigorose, ma anche per
contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali
dell'UE».
Relativamente agli hub portuali di Paesi terzi, Feport si è
associata alle preoccupazioni espresse mercoledì
dall'associazione dei porti europei circa la perdita da parte dei
porti dell'UE di traffici a vantaggio di Paesi limitrofi quale
diretta conseguenza dell'applicazione dell'ETS al settore marittimo
(
del 27
maggio 2026). «Per i porti e i terminal europei - ha
evidenziato Lamia Kerdjoudj, segretario generale di Feport - una
questione merita particolare attenzione: la delocalizzazione del
traffico di transhipment, poiché non solo incide
sull'attività economica e sull'occupazione nei porti, ma può
anche compromettere la connettività dell'UE e la
competitività della sua industria, sia all'interno che
all'esterno dei porti. La politica dell'UE - ha aggiunto - non può
continuare ad ignorare il fatto che la delocalizzazione delle
emissioni di carbonio danneggerà anche la sostenibilità
della competitività e della resilienza dei porti europei. I
recenti e futuri investimenti nelle capacità dei terminal nei
porti limitrofi al di fuori dell'UE, che non sottoposti al sistema
ETS per il settore marittimo - ha sottolineato Kerdjoudj - non sono
una coincidenza, ma una seria pressione competitiva sui porti
europei. Dobbiamo agire rapidamente e la revisione del sistema ETS
offre l'opportunità di includere anche soluzioni al problema
della delocalizzazione delle emissioni di carbonio che colpisce i
porti europei».
«La recente strategia per i porti dell'UE - ha rilevato
ancora la segretario generale della federazione riferendosi alle
iniziative presentate lo scorso marzo dalla Commissione Europea
(
del 4
marzo 2026) - promuove la competitività e la resilienza
dei porti europei e riconosce l'esistenza di un problema con il
sistema ETS. La revisione dovrebbe almeno mirare a convogliare i
proventi del sistema ETS anche verso i porti, mentre altre
pertinenti iniziative dovrebbero sostenere la transizione energetica
nei porti».
Sottolineando infine che la transizione verso la neutralità
climatica richiede ingenti investimenti nei settori marittimo e
portuale, Feport ha auspicato anche coerenza in tutte le iniziative
volte ad accelerare la transizione energetica dei porti dell'UE.