 Le differenze di posizione tra gli Stati settentrionali e quelli
meridionali dell'Unione Europea sulla definizione degli assetti
della governance e della regolamentazione del settore
marittimo-portuale non sono certo una novità. Non è
stato quindi inatteso il delinearsi di due schieramenti, se non
opposti quantomeno non convergenti, sulle modifiche da apportare al
sistema ETS di scambio di quote di emissioni dell'UE applicato al
settore marittimo.
Le principali nazioni marittime della parte meridionale
dell'Unione sono in prima linea nella richiesta di emendare
significativamente il sistema europeo per la decarbonizzazione dello
shipping. Questo schieramento vede affiancate, pur con tutta una
serie di distinguo, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e
Malta, ma anche nazioni dell'Europa centro-meridionale che
condividono con queste alcune proposte di modifica, anche
relativamente all'applicazione del sistema al settore marittimo, che
sperano siano recepite nella proposta di variazione del sistema EU
ETS che si prevede la Commissione Europea presenterà tra una
settimana. Da sud, le principali perplessità riguardano
l'impatto dell'EU ETS, in particolare, sui collegamenti marittimi
per garantire la continuità territoriale con le isole e per
realizzare le autostrade del mare e il suo effetto di dirottamento
dei traffici delle merci verso i porti del Nord Africa.
Differente, nel complesso, la posizione dei governi delle
nazioni centro-settentrionali dell'UE, più propense a
mantenere quasi inalterato il sistema o ad apportarvi minori
modifiche, oppure ad introdurvi un maggior grado di flessibilità.
Tra i due schieramenti si collocano Stati dell'UE, come la
settentrionale Polonia, che si affiancano a nazioni geograficamente
distanti per sollecitare emendamenti che salvaguardino, più
che il comparto marittimo, le attività industriali nel loro
complesso.
La posizione più recente, espressa dal governo della
Svezia, conferma la dicotomia che caratterizza le opinioni sull'EU
ETS marittimo nell'UE. La ministra svedese per gli Affari europei,
Jessica Rosencrantz, infatti, ha inviato una lettera alla presidenza
irlandese dell'UE illustrando le priorità e le posizioni
della Svezia in vista dei prossimi negoziati sulla revisione del
sistema di scambio di quote di emissione, evidenziando che l'ETS è
il più importante strumento di politica climatica dell'UE per
la riduzione delle emissioni di gas serra e crea chiari incentivi
per le imprese a ridurre le proprie emissioni e investire in nuove
tecnologie.
Nella lettera la Svezia sottolinea l'importanza
che l'ETS continui ad essere un motore di cambiamento forte e
prevedibile per raggiungere gli obiettivi climatici dell'Unione e
rafforzare la competitività europea. La Svezia evidenzia in
particolare la necessità di mantenere l'attuale tasso di
riduzione delle emissioni, di includere l'incenerimento dei rifiuti
nel sistema e - relativamente alla sua applicazione al settore
marittimo - di allargarne la copertura ad un maggior numero di navi,
includendovi quelle di stazza lorda pari o superiore a 400
tonnellate. «La loro inclusione - ha sottolineato la ministra
nella lettera - è necessaria per garantire parità di
condizioni nel settore marittimo. Allo stesso tempo, è
importante non imporre un onere amministrativo sproporzionato agli
operatori di navi di dimensioni inferiori».
Nella lettera, in cui si sollecita anche a creare condizioni
migliori per l'assorbimento permanente di anidride carbonica
attraverso, tra l'altro, la cattura e lo stoccaggio biologico del
carbonio, Rosencrantz ha evidenziato che il governo svedese desidera
che il sistema ETS rimanga ambizioso, stabile e prevedibile e ha
specificato che, dato che l'industria svedese è molto più
avanti nella transizione climatica, un sistema ETS solido è
al contempo una questione climatica e di competitività
europea.
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