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TRASPORTO MARITTIMO
ECSA, lo shipping riceve le briciole di quanto versa nell'ambito dell'EU ETS marittimo
L'Italia, al terzo posto nella classifica europea, ne ricava 669-787 milioni di euro. Solo Francia ed Estonia vincolano una quota specifica di queste entrate al settore marittimo
Bruxelles
6 luglio 2026
L'associazione degli armatori europei European Shipowners - ECSA
ha pubblicato oggi uno studio sul contributo del settore marittimo
al bilancio nazionale degli Stati membri dell'Unione Europea
determinato dall'inclusione a partire dal primo gennaio 2024
dell'industria marittima nel sistema ETS (Emissions Trading System)
di scambio di quote di emissione dell'UE, in base al quale a partire
dall'anno di rendicontazione 2026 le compagnie di navigazione devono
cedere quote di emissione (allowance) pari al 100% delle emissioni
rientranti nell'ambito di applicazione dell'EU ETS. Lo studio
precisa che dal 2024 le compagnie di navigazione hanno dichiarato
circa 90 milioni di tonnellate di emissioni verificate all'anno
rientranti nell'ambito di applicazione dell'EU ETS, volume che
attualmente implicherebbe un obbligo di cessione annuale di circa 90
milioni di quote
Il sistema EU ETS si applica a tutte le navi sopra le 5.000
tonnellate di stazza lorda, a prescindere dalla bandiera, che
effettuano servizi commerciali di trasporto marittimo di merci o
passeggeri toccando porti dello Spazio Economico Europeo, e la
copertura delle emissioni varia a seconda della rotta e risulta pari
al 100% per le rotte tra due porti SEE, al 100% per le emissioni in
banchina in un porto SEE e al 50% per le tratte marittime tra un
porto SEE e uno extra-SEE.
Lo studio esamina due scenari a seconda del prezzo del carbonio
nell'ambito dell'EU ETS. Il primo scenario considera come prezzo di
riferimento del carbonio 100 euro per tonnellata di CO2. In questo
scenario, il contributo annuale del settore marittimo all'EU ETS si
aggira intorno ai nove miliardi di euro. Il documento rileva che,
anche in uno scenario con prezzi più bassi, pari a 85 euro
per tonnellata di CO2, che riflette un possibile rallentamento a
breve termine del mercato ETS, il contributo complessivo
dell'industria dello shipping rimane assai elevato attestandosi a
7,65 miliardi di euro, importo che comprende sia le entrate dell'UE
che quelle nazionali, queste ultime pari rispettivamente pari a 7,7
miliardi di euro nello scenario a 100 euro e a 6,6 miliardi di euro
nello scenario a 85 euro.
Proiettando queste cifre numeri sul prossimo decennio 2030-2040,
lo shipping dovrebbe pertanto contribuire con circa 90 miliardi di
euro complessivi, restituendo qualcosa come 900 milioni di
allowance.
Lo studio dell'ECSA denuncia che questi ingenti introiti, salvo
rare eccezioni, non vengono reinvestiti nella transizione energetica
del settore marittimo, con il rapporto sul mercato del carbonio 2025
della Commissione Europea che rende noto come gli Stati membri
abbiano speso solo circa il 5% dei loro introiti derivanti dal
sistema EU ETS per la transizione energetica dell'economia.
Relativamente al settore marittimo, lo studio evidenzia inoltre
che, a differenza di settori come quelli dell'acciaio, del cemento,
della chimica e dell'aviazione, lo shipping non ha mai ricevuto
quote gratuite e ogni tonnellata delle sue emissioni deve essere
coperta acquistando un'allowance sul mercato del carbonio. Il
documento ricorda anche che dallo scorso primo gennaio, oltre alla
CO2, il sistema copre anche le emissioni marittime di metano (CH4) e
di protossido di azoto (N2O), calcolate in CO2 equivalente e che dal
primo gennaio 2027 entreranno nel sistema anche le unità
navali offshore.
Lo studio dell'ECSA si sofferma poi su una distinzione tecnica
spesso trascurata nel dibattito pubblico, in quanto il contributo
versato dalle compagnie di navigazione non finisce automaticamente
nelle casse dello Stato sotto la cui amministrazione ricade la nave.
Le compagnie acquistano le proprie quote tramite aste primarie o sul
mercato secondario, e questi pagamenti sono completamente dissociati
dalle entrate ETS nazionali. Le entrate degli Stati membri derivano
invece dalla vendita all'asta delle quote loro assegnate secondo la
“General Distribution Key” dell'annesso I della
decisione della Commissione Europea 2020/2166, un meccanismo che è
gestito centralmente dalla European Energy Exchange (EEX). Il
risultato - spiega lo studio - è che i governi ricevono
un'unica quota forfettaria delle entrate generali del sistema ETS
dell'UE, invece - sottolinea il documento - di ricevere un flusso
tracciabile qualificabile come “i soldi dello shipping”.
Prima di arrivare ai bilanci nazionali, inoltre, una parte delle
risorse viene deviata verso i fondi UE (Innovation Fund e
Modernisation Fund) e verso un piccolo meccanismo di compensazione,
il cosiddetto “maritime carve-out” del 3,5%, che è
riservato agli Stati che sostengono un onere amministrativo
sproporzionato nella gestione dell'EU ETS marittimo.
Pertanto, solo dopo la deduzione dei fondi UE e della quota del
3,5% del maritime carve-out, le quote rimanenti confluiscono nel
pool generale d'asta e vengono ripartite tra gli Stati membri.
Lo studio dell'ECSA stima poi quanto ogni Stato membro riceve
come cifra minima di entrate annue attribuibili all'inclusione del
trasporto marittimo nell'EU ETS. L'Italia si colloca al terzo posto
nella classifica europea, con un ricavo stimato pari a 787 milioni
di euro nel caso del prezzo di riferimento del carbonio di 100 euro
per tonnellata di CO2 e pari a 669 milioni di euro nello scenario di
prezzi più bassi pari a 85 euro per tonnellata di CO2. Solo
Germania, con introiti pari rispettivamente a 1.667 milioni e 1.417
milioni di euro, e Polonia (972 milioni / 827 milioni) precedono
l'Italia in questa graduatoria, seguita a poca distanza dalla Spagna
(712 milioni / 605 milioni).
Lo studio sottolinea che queste cifre non costituiscono una
misura diretta dei contributi ETS versati dalle compagnie di
navigazione amministrate da ciascun Stato membro, che sono spesso
significativamente più elevati, quanto piuttosto di una stima
delle entrate aggiuntive derivanti dalle aste nazionali associate
all'inclusione del trasporto marittimo nel sistema EU ETS.
Lo studio evidenzia poi il punto ritenuto critico del sistema EU
ETS sia per lo shipping che per altri settori dell'economia, in
quanto, nonostante l'articolo 10(3) della direttiva europea ETS
obblighi gli Stati membri a destinare le entrate al sostegno della
transizione climatica ed energetica, includendo esplicitamente la
decarbonizzazione marittima, la direttiva non impone alcuna soglia
minima settoriale, lasciando in pratica gli Stati dell'UE liberi di
allocare le risorse come meglio credono tra le finalità
elencate.
Il documento dell'ECSA ricorda a tal proposito che, secondo il
Carbon Market Report 2025 della Commissione Europea, solo circa il
5% delle entrate ETS nazionali storiche è stato
effettivamente investito nella decarbonizzazione industriale, e per
il settore marittimo, nonostante sia nominato esplicitamente nella
direttiva, il sostegno dedicato è quasi inesistente: lo
studio segnala, infatti, che solo Francia ed Estonia hanno finora
vincolato una quota specifica delle proprie entrate ETS al settore
marittimo. L'Italia, pur incassando la terza cifra più alta
d'Europa, non compare tra questi Paesi.
Lo studio osserva che la revisione della direttiva ETS, che la
Commissione Europea sta effettuando in questi giorni, rappresenta
l'occasione per colmare il divario tra risorse raccolte e risorse
reinvestite nel settore, introducendo un obbligo legale per gli
Stati membri di destinare almeno una parte delle proprie entrate ETS
alla disponibilità di carburanti sostenibili e tecnologie
pulite per lo shipping. La posta in gioco, secondo gli autori dello
studio, non è solo climatica: è anche una questione di
sicurezza energetica europea e di competitività industriale.
I carburanti marini sostenibili costano oggi in media quattro volte
di più di quelli convenzionali, e senza un sostegno pubblico
mirato il divario di prezzo rischia di frenare la transizione
energetica del settore marittimo proprio mentre quest'ultimo
continua a finanziarla, miliardo dopo miliardo, attraverso il
mercato del carbonio.
L'Autorità del Canale di Suez ha annunciato
l'applicazione di supplementi alle tariffe di transito nel canale
egiziano per la gran parte delle principali tipologie di navi che
trasportano merci, che entreranno in vigore dal prossimo 15 luglio.
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