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PORTI
Assiterminal evidenzia la difficoltà di inquadrare la Porti d'Italia, come proposta dal governo, nel sistema portuale italiano e nel diritto comunitario
Le posizioni sul Ddl dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e di Confcommercio
Roma
30 giugno 2026
I dubbi paiono essere quasi sempre i medesimi. Molte delle
competenze della società Porti d'Italia Spa, la cui
istituzione è prevista dal disegno di legge C. 2925 di
“Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di
governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture
strategiche di trasporto marittimo di interesse generale”, non
ci sovrapporranno a quelle delle Autorità di Sistema
Portuale? Inoltre, le risorse economiche destinate alla Porti
d'Italia non verrebbero sottratte alle AdSP? Sono incognite, o tali
sembrano essere alla gran parte dei soggetti sinora auditi in
proposito dalla Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni
della Camera dei deputati, che anche l'associazione dei terminalisti
portuali Assiterminal chiede che siano appianate.
«Siamo - ha precisato oggi il direttore di Assiterminal,
Alessandro Ferrari, ai componenti della commissione parlamentare -
assolutamente in linea con l'obiettivo del governo di delineare una
governance più coordinata a livello nazionale, garantire
procedure uniformi in tutto il Paese, spingendo per investimenti
strategici, come più volte ribadito dal vice ministro Rixi,
così come vogliamo cogliere positivamente alcune recenti
conferme in merito al rafforzamento del coordinamento centrale,
senza privare i singoli scali della loro autonomia territoriale,
valorizzandone le singole vocazioni. Si percepisce l'esigenza - ha
rilevato Ferrari - di omologare i servizi, le procedure e
l'interpretazione delle normative, lasciando la gestione di alcune
funzioni in ambito locale, così come la volontà di
puntare a creare un sistema portuale efficiente e competitivo a
livello globale, nonché consentire all'Italia di investire e
operare anche all'estero attraverso la creazione di una nuova
società pubblica, la Porti d'Italia Spa».
Nella memoria presentata, Assiterminal ha rilevato che il quadro
normativo della legge 84/1994 oggi appare inadeguato rispetto ad un
contesto profondamente mutato, con navi sempre più grandi,
concentrazione crescente tra armatori e terminalisti, integrazione
tra logistica portuale e filiere produttive, transizione energetica
e digitale, e una pressione competitiva sempre più forte da
parte degli scali del Mediterraneo meridionale. In particolare,
l'associazione individua quattro nodi critici del sistema attuale:
una frammentazione amministrativa che genera regole disomogenee tra
le diverse Autorità di Sistema Portuale; un deficit di
competenze tecniche nella gestione di dossier sempre più
complessi, dalla regolazione economica al calcolo della Regulatory
Asset Base; una frammentazione degli investimenti legata alla logica
episodica degli stanziamenti, a partire dal PNRR; e infine
un'incertezza regolatoria dovuta alla sovrapposizione di competenze
tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero
dell'Economia, Autorità di Regolazione dei Trasporti e
Autorità di Sistema Portuale.
«L'impianto normativo attuale - ha proseguito il direttore
di Assiterminal - non è rimasto statico negli ultimi 30 anni,
nonostante che in diverse parti non abbia di fatto mai visto una
compiuta applicazione, a partire dal non efficace funzionamento
della Conferenza di Coordinamento e dal carente coinvolgimento delle
associazioni, comparativamente più rappresentative del
settore, nel costruire una visione, una programmazione e una
pianificazione degli investimenti cosiddetti strategici. L'impianto
proposto non entra nel merito della semplificazione e
dell'uniformità del funzionamento del sistema, concentrandosi
sul tema degli investimenti e qui - ha osservato Ferrari - sorgono
alcune domande: la Porti d'Italia può pianificare,
progettare, eseguire lavori e dare concessioni sotto un'unica veste
giuridica? Il meccanismo della concessione duale che viene proposto,
non rende troppo complesse le procedure, e comunque siamo certi che
questo modello sia compatibile con le norme europee? Laddove anche
lo fosse, di quali risorse economiche necessiterebbe senza andare
sul mercato, con conseguenti profili di concorrenzialità non
semplici da gestire?».
Il cuore delle osservazioni di Assiterminal riguarda intanto la
natura giuridica ed economica della Porti d'Italia. Nella proposta
governativa la società viene qualificata come soggetto
incaricato di Servizi di Interesse Generale (SIEG), ma al tempo
stesso svolge un'attività economica vera e propria: secondo
il position paper di Assiterminal, queste due funzioni dovrebbero
invece restare distinte e separate, mentre il disegno di legge le
sovrappone. Per Assiterminal, una criticità particolarmente
grave riguarda l'articolo 5-sexies, che nelle concessioni miste di
lavori e servizi attribuirebbe alla Porti d'Italia il doppio ruolo
di concessionario dello Stato per la realizzazione delle opere e,
contestualmente, di concedente nei confronti del concessionario
portuale che utilizzerà quelle stesse infrastrutture. Una
dualità che, secondo Assiterminal, genera un conflitto di
interessi strutturale e insanabile, in contrasto con il principio
europeo di separazione tra concedente e concessionario sancito dalla
direttiva 2014/23/UE.
Anche il finanziamento della Porti
d'Italia solleva i dubbi di Assiterminal: il fondo previsto
dall'articolo 27-bis sarebbe alimentato da tasse di ancoraggio,
tasse portuali sulle merci e canoni concessori provenienti da tutti
i porti, con il rischio concreto di un finanziamento incrociato, in
cui le opere realizzate in uno scalo vengono pagate con risorse
generate in un porto concorrente. Questo, secondo l'associazione,
rischia di compromettere la concorrenza tra porti tutelata dal
diritto comunitario.
Per rispondere ad alcune di queste questioni Assiterminal ha
ipotizzato un percorso emendativo attraverso il quale l'associazione
ritiene che lo strumento della Porti d'Italia potrebbe essere reso
funzionale al disegno del governo: «si potrebbe ipotizzare
intanto - ha spiegato Ferrari - che per manutenzioni straordinarie
la Spa si dedichi ai dragaggi e alla manutenzione delle opere che
andrà a realizzare, tenuto conto che il regolamento sulle
concessioni del 2022 prevede già che la manutenzione
straordinaria sia a carico del concessionario. È necessario
che siano infatti garantite tutele per quei terminal che hanno già
concessioni in essere o assunto impegni di investimento anche sulla
base di iter amministrativi preesistenti. La Porti d'Italia, una
volta realizzata l'opera dovrebbe retrocederla alle Autorità
di Sistema Portuale». «Meglio ancora - ha precisato
Ferrari - se realizzasse solo opere fredde o, al più,
integrasse, interagendo con il MEF, risorse aggiuntive nelle
fattispecie di partnership pubblico private per quelle opere
inserite nel Piano strategico che le AdSP e l'operatore interessato
non riescano a finanziare interamente. Con questa modalità si
terrebbero separate le funzioni di concedente - concessionario,
ovvero tra esercizio di attività amministrative e svolgimento
di attività economiche».
Tra le altre memorie presentate, l'Agenzia delle Dogane e dei
Monopoli, non audita in Commissione, ha proposto di rafforzare il
raccordo istituzionale con le Autorità di Sistema Portuale,
ad esempio attraverso la partecipazione del direttore territoriale
dell'Agenzia ai lavori del Comitato di gestione dell'AdSP, con
modalità analoghe a quelle previste per il direttore
marittimo.
Nella sua memoria Confcommercio, anch'essa non audita, pur
condividendo l'esigenza di rafforzare la coerenza strategica
nazionale del sistema portuale, ha sollevato criticità
rilevanti sugli strumenti scelti per realizzarla. Per la
confederazione, il nodo principale riguarda l'affidamento diretto a
Porti d'Italia, per 99 anni, di servizi di interesse generale legati
alle infrastrutture strategiche, accompagnato dalla possibilità
per la stessa società di operare anche sul mercato in
attività di progettazione e ingegneria. Secondo
Confcommercio, questa duplice natura sarebbe incompatibile con i
requisiti europei e nazionali per gli affidamenti “in house”,
che richiedono il cosiddetto “controllo analogo” e
l'assenza di vocazione commerciale del soggetto affidatario,
principi richiamati sia dalla direttiva 2014/23/UE sia dalla
giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'UE. Per Confcommercio,
l'estensione dell'attività della Porti d'Italia al mercato,
in Italia e all'estero, rischierebbe quindi di generare una
distorsione della concorrenza a danno delle imprese del settore.
L'associazione ha proposto perciò di circoscrivere il ruolo
della società alle sole attività in concessione,
qualificandola come centrale appaltante unica delle AdSP.
Confcommercio ha richiamato inoltre il tema della competenza
concorrente tra Stato e Regioni in materia di porti e trasporti,
ricordando la sentenza della Corte Costituzionale n. 303/2003, e ha
chiesto che il nuovo Piano nazionale di interventi per le
infrastrutture strategiche sia adottato previa intesa forte con le
Regioni interessate. Sul fronte della governance, l'associazione ha
proposto di recuperare un maggiore coinvolgimento delle
rappresentanze delle imprese nei Comitati di gestione delle AdSP,
ridimensionato dalla riforma del 2016, e ha sollevato dubbi sulla
dimensione organizzativa della Porti d'Italia, stimata tra le 300 e
le 400 unità di personale, chiedendo che eventuali nuovi
oneri non si traducano in un aumento delle tasse a carico degli
operatori e delle merci.
L'Autorità del Canale di Suez ha annunciato
l'applicazione di supplementi alle tariffe di transito nel canale
egiziano per la gran parte delle principali tipologie di navi che
trasportano merci, che entreranno in vigore dal prossimo 15 luglio.
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