
Oggi il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato
Italiane ha approvato la relazione finanziaria consolidata del
gruppo relativa al primo semestre del 2026 che mostra ricavi
operativi complessivi pari a 8,9 miliardi di euro, con un incremento
del +8,3% sulla prima metà del 2025 riconducibile a maggiori
ricavi da servizi di infrastruttura ferro e strade (+214 milioni di
euro) e ad altri ricavi (+489 milioni di euro), a fronte di minori
ricavi da trasporto (-25 milioni di euro). I costi operativi sono
risultati pari a 8,0 miliardi di euro, in crescita del +10,6% per
maggiori costi del personale e maggiori costi variabili relativi
all'offerta di servizi di trasporto, manutenzioni e gestione
dell'infrastruttura.
Per effetto della dinamica di ricavi e costi, l'EBITDA si è
attestato a 905 milioni di euro (-8,7%), mentre l'EBIT è
ammontato a -58 milioni di euro rispetto a 77 milioni al 30 giugno
2025. Il risultato netto è stato negativo e pari a 200
milioni di euro, in peggioramento di 111 milioni di euro rispetto al
corrispondente periodo dell'esercizio precedente.
La sola business unit Trasporto - Merci ha registrato ricavi
operativi semestrali pari a 692 milioni di euro (-2,7%), costi
operativi pari a 670 milioni (+0,1%), un EBITDA pari a 22 milioni
(-45,0%) e un EBIT e un risultato netto entrambi di segno negativo e
pari rispettivamente a -60 e -88 milioni contro risultati anch'essi
di segno negativo e pari a -29 e -55 milioni nel primo semestre del
2025.
Per quanto riguarda il trasporto merci, i volumi di traffico
realizzati dalle società del gruppo FS nel corso del primo
semestre 2026 in territorio nazionale ed estero sono stati pari a
circa 8,8 miliardi di tonnellate-km, in flessione del -7,3% a fronte
di un'analoga riduzione dell'offerta, espressa in treni-km, pari al
-9,2%. Le sole performance del trasporto merci su territorio estero
sono state pari a 4,4 miliardi di tonnellate-km (+0,7%).
Il gruppo italiano ha evidenziato che il risultato nel segmento
delle merci, comune a molti altri operatori ferroviari merci in
Europa, è stato influenzato da un contesto macroeconomico
segnato da forti tensioni geopolitiche, legate al conflitto tra Iran
e Stati Uniti, che ha determinato la chiusura dello Stretto di
Hormuz e il blocco dei traffici marittimi containerizzati, ampliando
l'incertezza sugli scambi internazionali.