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COMMERCIO
WTO, una riforma del sistema commerciale potrebbe far crescere il Pil mondiale del 3% entro il 2050
Il World Trade Report 2026 mette in guardia dai costi della frammentazione: fino al 7% di Pil mondiale in meno nello scenario di un mondo dominato dagli accordi di libero scambio
Ginevra
15 settembre 2026
«Il sistema commerciale multilaterale ha generato enormi
benefici negli ultimi 80 anni, contribuendo a creare un'economia
globale più integrata e resiliente. I dati dimostrano che
circa il 72% del commercio mondiale di merci avviene ancora secondo
i termini della clausola della nazione più favorita della
WTO, mentre la cooperazione commerciale promossa dall'organizzazione
ha sostenuto la crescita economica, contribuito a ridurre il divario
di reddito tra economie in via di sviluppo ed economie avanzate e
favorito la pace tra i membri». Lo ha sottolineato la
direttrice generale della World Trade Organization, Ngozi
Okonjo-Iweala, presentando il “World Trade Report 2026”,
il rapporto di punta della WTO che è stato pubblicato oggi ed
è intitolato “A Critical Juncture for the World Trading
System”.
Riferendosi al momento cruciale evocato dal titolo del rapporto,
Okonjo-Iweala ha rilevato che «il panorama del commercio
globale è cambiato in modo significativo, ma - ha precisato -
la logica fondante del sistema, secondo cui tutte le economie
traggono maggior vantaggio dalla cooperazione piuttosto che
dall'azione unilaterale, rimane più attuale che mai.
Attualmente - ha specificato ricordando che è in corso un
processo di riforma della World Trade Organization - i membri della
WTO si stanno impegnando attivamente nella riforma, pienamente
consapevoli che mantenere lo status quo non è un'opzione
percorribile. Il sistema commerciale multilaterale è già
stato riparato e rinnovato in passato e credo che possa esserlo di
nuovo».
Il rapporto pubblicato oggi evidenzia che una riforma incisiva
del sistema multilaterale degli scambi potrebbe far crescere il
prodotto interno lordo mondiale di circa il +3%, pari a 3.000
miliardi di dollari, entro il 2050, mentre il mancato adeguamento
delle regole commerciali rischierebbe di ridurre la produzione
globale fino al -10%.
Il cuore del rapporto è costituito da tre scenari
elaborati dagli economisti della WTO per il 2050, confrontati con
una traiettoria di base. Secondo gli economisti, uno scenario di
cooperazione rafforzata (“Enhanced cooperation world”),
in cui le regole della WTO vengono irrobustite attraverso impegni
più ampi di apertura dei mercati, nuove discipline
multilaterali su commercio digitale e servizi, un'adesione più
estesa e un quadro calibrato che bilancia apertura commerciale ed
esigenze di sicurezza, porterebbe as un aumento del Pil globale del
+2,9% e delle esportazioni mondiali del +17,9% entro il 2050
rispetto alla traiettoria di base.
Gli altri due scenari descrivono invece un'erosione delle regole
commerciali multilaterali: un “geo-fragmented world”, in
cui la cooperazione commerciale si organizza attorno a blocchi
geopolitici (un blocco occidentale, uno orientale e un gruppo di
economie non allineate), con un calo del Pil globale del -5,1% e
delle esportazioni del -18,6%, e un “FTA world”, un
mondo degli accordi di libero scambio in cui la cooperazione
multilaterale viene sostituita da una rete di accordi bilaterali e
regionali e la WTO cessa di fatto di svolgere un ruolo nella
definizione delle politiche commerciali, con un calo del Pil globale
del -6,9% e delle esportazioni del -26,9%.
Il rapporto sottolinea che il confronto tra questi scenari
fornisce un'indicazione sia dei costi della perdita della WTO sia
dei benefici potenziali di una cooperazione più profonda. Il
rapporto stima che il divario tra una cooperazione multilaterale
rafforzata e l'erosione delle regole della WTO equivalga ad un
costo-opportunità pari a circa il 5-10% del Pil reale
globale, a seconda dello scenario considerato.
Il rapporto precisa che nello scenario Enhanced cooperation
world per i Paesi meno sviluppati, che oggi rappresentano meno
dell'1% del commercio mondiale, i guadagni potenziali sarebbero
particolarmente significativi, con il loro Pil che potrebbe crescere
del +7,7%, grazie ai benefici derivanti dalla riduzione dei dazi e
degli altri costi commerciali, una percentuale nettamente superiore
a quella prevista per le economie a reddito medio (+3,1%) e per
quelle ad alto reddito (+2,5%). Le economie ad alto reddito, pur
beneficiando in proporzione meno delle altre, guadagnerebbero
comunque in termini assoluti circa 1.700 miliardi di dollari (a
valori 2023), un risultato legato in particolare ai minori costi
commerciali nel settore dei servizi.
Il rapporto sottolinea
inoltre che, nello scenario di frammentazione, i costi non si
distribuirebbero in modo uniforme: le economie più piccole e
povere risulterebbero particolarmente vulnerabili, con perdite di
prodotto interno lordo più che triple rispetto a quelle delle
economie ad alto reddito.
Il rapporto si sofferma anche sulle difficoltà che oggi
il sistema commerciale multilaterale si trova ad affrontare,
attribuendone molte alla conseguenza dei suoi stessi successi. Il
documento evidenzia che negli ultimi ottant'anni il sistema ha
contribuito a ridurre le barriere commerciali, sostenuto
un'espansione di quasi 50 volte degli scambi mondiali e favorito la
costruzione di un'economia globale più aperta, integrata e
basata su regole. L'adesione alla WTO è stata inoltre
associata ad un aumento degli scambi tra i membri, ad una maggiore
resilienza durante le crisi economiche e ad un effetto di promozione
della pace attraverso la cooperazione fondata su regole condivise.
Proprio questi stessi sviluppi - osserva il rapporto - hanno però
reso la cooperazione internazionale più complessa.
Il documento individua quattro fattori principali alla base
delle attuali tensioni: i mutamenti nella distribuzione del potere
economico globale, che negli ultimi decenni si è spostato in
misura crescente verso le economie a reddito medio-basso, mettendo
sotto pressione accordi negoziati negli anni '90 ma aprendo al tempo
stesso nuove opportunità di scambio, anche tra economie in
via di sviluppo; la crescente rilevanza degli interventi statali
nell'economia, come le politiche industriali e i sussidi, che
sollevano questioni di parità di condizioni concorrenziali
non sempre risolvibili con le discipline e i rimedi esistenti; la
trasformazione della natura stessa del commercio, guidata da
digitalizzazione, intelligenza artificiale, catene del valore
globali e transizione ambientale, che genera nuovi tipi di ricadute
transfrontaliere; l'intensificarsi delle tensioni geopolitiche, che
ha alterato la percezione dell'equilibrio tra i benefici
dell'interdipendenza economica e le preoccupazioni legate alla
sicurezza nazionale.
Il rapporto non propone un modello preciso di riforma della WTO,
ma individua le aree in cui potrebbe rendersi necessario un
adeguamento delle regole commerciali, in particolare adattando la
cooperazione basata su regole ad un'economia globale più
integrata, multipolare e diversificata, mantenendo al contempo
l'apertura, la prevedibilità e l'equità che ne hanno
garantito il successo negli ultimi ottant'anni.
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