 Anche l'israeliana ZIM ha sfruttato la fase positiva del mercato
del trasporto marittimo containerizzato verificatasi nel corso del
trimestre di quest'anno nonostante nel periodo abbia registrato un
aumento dei costi operativi superiore a quello dei ricavi. Nel
periodo aprile-giugno del 2026 questi ultimi sono ammontati a 1,78
miliardi di dollari, con una crescita del +8,9% sul secondo
trimestre dello scorso anno che è stata determinata
principalmente dal rialzo del +7,5% del valore medio dei noli, che
nel periodo è risultato pari a 1.590 dollari/teu, a cui si è
aggiunto l'effetto dell'incremento dei volumi di carichi
containerizzati trasportati dalla flotta.
Nel secondo trimestre di quest'anno le navi della ZIM hanno
imbarcato carichi pari ad un totale di 922mila teu, con un aumento
del +3,0% generato dai maggiori volumi trasportati sulle rotte
transpacifiche (426mila teu, +20,3%) e su quelle intra-asiatiche
(212mila teu, +6,5%) che hanno più che compensato le
riduzioni dei volumi sulle rotte Asia-Europa (66mila teu, -13,2%),
sulle rotte transatlantiche (118mila teu, -8,5%) e su quelle con
l'America Latina (100mila teu, -27,0%).
Nel secondo trimestre del 2026 i costi operativi della compagnia
sono ammontati a 1,21 miliardi di dollari (+10,5%). Il valore del
margine operativo lordo è stato di 491,0 milioni (+4,0%),
quello dell'utile operativo di 144,3 milioni (-3,3%) e il valore
dell'utile netto di 64,1 milioni di dollari (+170,5%).
ZIM ha specificato che il valore dell'utile netto trimestrale
rettificato per i costi correlati alla procedura di fusione con la
tedesca Hapag-Lloyd risulta di 77 milioni di euro, in aumento del
+226%. Attualmente il progetto di fusione con la compagnia di
Amburgo, annunciato a febbraio
(
del 16
e 16
febbraio 2026), ha ottenuto l'approvazione degli azionisti
dell'azienda israeliana ed è in attesa sia del via libera sia
da parte dello Stato israeliano, che detiene una golden share nella
ZIM, sia dell'autorità antitrust. Nell'ambito del progetto,
infatti, la Hapag-Lloyd ha stipulato un memorandum of understanding
vincolante con FIMI Opportunity Funds in base al quale la Special
State Share detenuta dallo Stato israeliano nella ZIM sarà
trasferita alla società controllata di nuova costituzione di
FIMI, previa approvazione dello Stato. La FIMI di Tel Aviv è
il principale fondo di private equity israeliano e il progetto di
fusione prevede che la FIMI crei la nuova ZIM, attiva nel settore
del trasporto marittimo containerizzato, con flotta propria e sede
legale in Israele. La nuova società, operante con il marchio
ZIM, sarà di proprietà e gestita da FIMI, supportata
da una partnership strategica a lungo termine con Hapag-Lloyd che
include un supporto commerciale per il periodo iniziale al fine di
consentire un avvio strutturato delle operazioni. La chiusura
dell'operazione di fusione è attesa nel quarto trimestre di
quest'anno.
Se per la ZIM il secondo trimestre di quest'anno ha mostrato
segnali di ripresa, l'intero primo semestre del 2026, nel complesso,
è restato indietro rispetto allo stesso periodo del 2025: i
ricavi semestrali si sono fermati a 3,18 miliardi di dollari
(-12,8%), con una perdita netta di -22,5 milioni di dollari contro
un utile di 319,8 milioni nello stesso periodo dell'anno precedente.
L'EBITDA rettificato semestrale è sceso a 804 milioni di
dollari dai 1,25 miliardi della prima metà del 2025.
Attualmente ZIM opera una flotta di 128 navi, di cui 115
portacontainer per una capacità complessiva pari a 707mila
teu e 13 navi per il trasporto di auto. Circa il 60% della capacità
operata è rappresentato da navi di nuova costruzione, mentre
il 40% è alimentato a gas naturale liquefatto.
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