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TRASPORTO MARITTIMO
T&E, la revisione dell'ETS per lo shipping proposta dalla Commissione UE è un esitante passo avanti
Se il sistema si allarga alle piccole unità navali - evidenzia l'associazione - tuttavia esenzioni e deroghe rischiano di vanificarne l'impatto climatico
Bruxelles
10 settembre 2026
La proposta di revisione del l'European Union Emissions Trading
System (EU ETS) avanzata quest'estate dalla Commissione Europea va
nella giusta direzione, ma potrebbe essere ancora più efficace
(
del 17
luglio 2026). Questa, in sintesi, la posizione sulla proposta
ribadita oggi da Transport & Environment (T&E), che ritiene
possa essere migliorata anticipando l'inclusione nel sistema delle
unità navali più piccole, limitando le deroghe per il
transhipment dei container nei porti e destinando una quota delle
quote ETS agli e-fuel europei.
T&E, che è la principale organizzazione ambientalista
europea ad occuparsi di mobilità sostenibile, ha evidenziato
la riuscita del sistema EU ETS, che dal suo lancio nel 2005 è
diventato il principale strumento climatico dell'Unione ed ha avuto
successo, contribuendo a ridurre le emissioni del settore
energetico, dell'industria e del trasporto aereo marittimo generando
al contempo oltre 230 miliardi di euro di entrate dalle aste.
Un sistema grazie al quale - ha evidenziato l'associazione - le
aste dell'EU ETS, il meccanismo attraverso cui una parte delle quote
di emissione viene venduta direttamente dalle autorità
pubbliche alle imprese soggette al sistema, dal suo lancio hanno
generato oltre 230 miliardi di euro di entrate per gli Stati membri
e per l'UE. Inoltre, le emissioni dei settori coperti dall'EU ETS -
ha sottolineato T&E - sono diminuite di circa il 50% rispetto ai
livelli del 2005, a dimostrazione dell'efficacia di un rigoroso
tetto massimo di emissioni decrescente, combinato con la fissazione
di un prezzo al carbonio.
Secondo l'associazione, pertanto, l'ETS post-2030 dovrebbe
preservare i principi fondamentali che ne hanno decretato il
successo, adattandolo al contempo per sostenere la prossima fase di
trasformazione industriale ed energetica dell'Europa. Ciò
significa - per T&E - mantenere un limite massimo di emissioni
solido e prevedibile, in linea con gli obiettivi climatici del 2040,
garantendo al contempo stabilità e flessibilità per
gli investimenti. Ciò - ha precisato l'associazione -
richiede anche che i ricavi del sistema ETS siano utilizzati in modo
più strategico per accelerare gli investimenti nella
decarbonizzazione, nell'elettrificazione e nelle tecnologie pulite.
Relativamente alla proposta di revisione dell'ETS formulata
dalla Commissione UE per il trasporto marittimo, T&E ritiene che
una delle delle principali novità della proposta, ovvero
l'ampliamento del campo di applicazione del sistema alle navi
comprese tra 400 e 5.000 tonnellate di stazza lorda, previsto a
partire dal 2031, costituisca un primo passo positivo, tuttavia
troppo lento e incompleto.
Ricordando che la proposta prevede l'inclusione delle navi più
piccole nel sistema di monitoraggio, reporting e verifica (MRV) dal
2029 e nell'ETS dal 2031, con l'esclusione di alcune categorie di
navi tra cui navi ro-pax e passeggeri, navi da crociera,
portarinfuse, portacontainer e navi reefer, l'associazione ha
lamentato che ciò comporterebbe l'esclusione dal sistema di
circa un terzo delle emissioni delle navi di piccola dimensione,
comprese quelle di alcune tipologie di unità che presentano
un elevato potenziale di elettrificazione. T&E propone quindi di
anticipare al 2028 l'inclusione nel MRV e al 2029 quella nell'ETS,
estendendo contemporaneamente il campo di applicazione a tutte le
categorie di navi sotto le 5.000 tsl. T&E chiede inoltre misure
specifiche per favorire l'elettrificazione delle unità di
minori dimensioni.
Un'altra parte rilevante della proposta della Commissione
riguarda il rischio di carbon leakage e i comportamenti elusivi. Per
contrastare questi fenomeni la Commissione intende includere
ulteriori porti extra-UE tra quelli considerati rilevanti ai fini
dell'ETS. I nuovi criteri comprendono porti situati entro 300 miglia
nautiche dall'UE con una quota di transhipment almeno pari al 50%,
oppure porti entro 150 miglia nautiche dotati di infrastrutture
rilevanti per il trasbordo, come banchine e gru ship-to-shore.
Parallelamente, però, la proposta introduce una nuova deroga
per le portacontainer della capacità di almeno 10.000 teu
impegnate in attività di transhipment che operano su rotte
superiori a 300 miglia nautiche, deroga che consentirebbe agli
armatori, sino al 31 dicembre 2035, di restituire un numero
inferiore di quote rispetto alle emissioni effettivamente
verificate. Secondo T&E questa misura rischia di creare una
distorsione della concorrenza. L'associazione ha specificato che, a
seconda del numero di container trasbordati, la deroga potrebbe
lasciare fuori dall'ETS fino a 2,1 milioni di tonnellate di CO2
equivalente all'anno, pari al 6,4% delle emissioni delle
portacontainer, con una possibile perdita di entrate per l'Unione
Europea fino a 2,3 miliardi di euro nell'ipotesi estrema in cui
tutti i container siano sottoposti a transhipment. T&E chiede
quindi di respingere non solo questa nuova deroga, ma anche
l'estensione fino al 2035 delle deroghe già previste per le
navi ice-class, le regioni ultraperiferiche, le piccole isole e i
collegamenti tra Cipro e la Grecia. La proroga di tali esenzioni,
secondo l'associazione, comporterebbe una perdita di entrate stimata
in 3,5 miliardi di euro nel periodo 2030-2035.
L'analisi di T&E si è quindi soffermata sulla
proposta, che è ritenuta la novità probabilmente più
significativa sul piano industriale, di introduzione del meccanismo
Sustainable Maritime Alternative Propulsion (SMAP), un sistema di
quote ETS destinato a ridurre il differenziale di costo tra i
combustibili e le tecnologie convenzionali e le alternative a basse
o zero emissioni. Il meccanismo dovrebbe mettere a disposizione 110
milioni di quote tra il 2028 e il 2040, per un valore indicativo di
circa 15 miliardi di euro, destinati a sostenere combustibili
alternativi, elettrificazione e propulsione eolica. La proposta
prevede livelli differenti di copertura del differenziale di prezzo:
90% per i combustibili RFNBO, il 90% anche per le tecnologie di
propulsione pulita, 80% per l'idrogeno low carbon e i combustibili
low carbon e 55% per biogas e biocarburanti avanzati. È
inoltre previsto un incremento di 10 punti percentuali per i
combustibili le cui materie prime siano di origine europea e un
bonus di cinque punti per le tecnologie di propulsione pulita
installate presso un cantiere navale europeo. Per T&E, la durata
complessiva di 13 anni rappresenta un elemento positivo perché
consente una pianificazione di lungo periodo per tecnologie e
combustibili ancora lontani dalla piena maturità commerciale.
Secondo l'associazione, particolarmente importante è anche la
differenziazione del sostegno a favore degli RFNBO rispetto ai
biocarburanti. Transport & Environment ha tuttavia avvertito che
il rischio è che l'assenza di una destinazione vincolata
delle quote faccia confluire una parte consistente delle risorse
verso tecnologie o combustibili già più maturi e
sostenuti da altri strumenti, in particolare nell'ambito del
regolamento europeo FuelEU Maritime. Secondo T&E, ciò
potrebbe favorire soprattutto biogas e biocarburanti avanzati, che
dispongono già di filiere produttive e infrastrutture di
bunkeraggio più consolidate, mentre gli e-fuel rischierebbero
di non ricevere un sostegno sufficiente. Per questo motivo T&E
propone di riservare una parte delle quote SMAP agli e-fuel,
compresi quelli prodotti nell'UE, con l'obiettivo di garantire che i
combustibili sintetici possano svilupparsi già dal 2028 e
contribuire alla decarbonizzazione del trasporto marittimo,
soprattutto nella fase successiva al 2035.
Inoltre, l'associazione propone di introdurre un meccanismo di
prenotazione anticipata delle quote analogo a quello previsto per i
SAF nel trasporto aereo. Una parte delle quote dovrebbe quindi
essere resa disponibile in anticipo per consentire agli armatori di
sottoscrivere contratti di lungo periodo con i produttori europei di
e-fuel. Secondo T&E, l'impossibilità di stipulare accordi
di offtake di lungo periodo rappresenta una delle ragioni per cui
circa l'80% dei progetti europei relativi agli e-fuel si trova
ancora nella fase precedente alla decisione finale di investimento.
Ciò, per T&E, avrebbe anche una valenza di politica
industriale europea: il sostegno all'ETS non dovrebbe limitarsi a
ridurre il costo dei combustibili alternativi per gli armatori, ma
dovrebbe contribuire alla creazione in Europa di una capacità
produttiva di e-fuel in grado di alimentare la flotta nel lungo
periodo.
T&E chiede infine di restringere le possibilità di
accesso al sostegno da parte di combustibili prodotti al di fuori
dell'UE. La proposta, infatti - ha spiegato l'associazione -
consentirebbe in determinate circostanze di beneficiare
indirettamente del meccanismo SMAP anche da parte di produttori
extra-europei, in particolare nel caso di collegamenti tra l'UE e
porti di Paesi terzi inseriti in non meglio definiti “corridoi
verdi per il trasporto marittimo”.
Ricordando infine che la revisione dell'EU ETS proposta dalla
Commissione tiene conto anche della possibilità che
l'International Maritime Organization (IMO) introduca un proprio
meccanismo globale di carbon pricing, contenendo un riferimento
esplicito ad un meccanismo di deduzione destinato a evitare che gli
operatori paghino due volte per la stessa emissione qualora venisse
adottato e applicato un quadro globale contenente un sistema di
carbon pricing, T&E ha rilevato che tale deduzione sarebbe
tuttavia subordinata all'adozione e all'effettiva applicazione di un
meccanismo globale da parte dell'IMO. Secondo l'analisi di T&E,
qualora venisse adottato l'attuale Net-Zero Framework attualmente al
centro dei negoziati dell'IMO per la decarbonizzazione dello
shipping, la sovrapposizione con l'EU ETS riguarderebbe tuttavia
solo circa il 15% delle emissioni del trasporto marittimo europeo.
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