 È tuttora in corso la serie di incontri avviata lo scorso
4 settembre sulle proposte del nuovo Piano Regolatore Portuale di
Genova promossa dall'Autorità di Sistema Portuale del Mar
Ligure Occidentale, che ha deciso di presentare un PRP
deliberatamente non definitivo ma flessibile per evitare che
rigidità funzionali possano rivelarsi un limite più
che una garanzia, e di sottoporlo, prima dei passaggi istituzionali
veri e propri, ad un giro di consultazioni coinvolgendo cluster
portuale, istituzioni, associazioni di categoria e, per la prima
volta in modo strutturato, comitati e associazioni di cittadini
interessati ai temi del rapporto porto-città. Il calendario
istituzionale prevede la preadozione del PRP da parte del Comitato
di gestione dell'AdSP tra la fine di quest'anno e gennaio 2027,
quindi l'avvio della Valutazione Ambientale Strategica e
l'approvazione definitiva entro il 2028.
Evidentemente, scopo dell'ente portuale con il programma di
incontri è di anticipare il confronto, riducendo il rischio
di conflitti nella fase più formale di valutazione del Piano.
Resta però da vedere quanto le osservazioni raccolte in
questi giorni si tradurranno in modifiche sostanziali della
proposta, e non solo in rassicurazioni verbali. Alcuni nodi emersi,
infatti, dalla dimensione della banchina di Pra', alla collocazione
dei depositi chimici di Multedo e all'entità dei riempimenti
nel bacino storico del porto genovese, vedono posizioni
difficilmente conciliabili tra chi, come gli operatori e i
sindacati, spinge per maggiore capacità infrastrutturale e
chi, in primis i comitati cittadini, chiede il contenimento
dell'impatto sui quartieri urbani.
Rispetto a questi temi, il rischio è che,
inevitabilmente, venga spostato più avanti, nella fase di
redazione della proposta definitiva e nella VAS, il momento in cui
si vedrà concretamente quanto le istanze del territorio
avranno inciso rispetto a quelle degli operatori economici, ovvero
quando l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure
Occidentale, coerentemente con il proprio ruolo istituzionale, dovrà
«fare sintesi e assumersi la responsabilità delle
scelte», come specificato dal presidente dell'ente, Matteo
Paroli, nel corso degli incontri. L'auspicio dell'authority è
che, tuttavia, questi incontri servano, se non ad appianare, almeno
a ridurre alcune divergenze: «se al termine di questo percorso
la proposta fosse semplicemente la fotografia di quella da cui siamo
partiti - ha sottolineato Paroli - avremmo perso un'occasione».
Spazio per un confronto che l'AdSP intende mantenere anche dopo
l'adozione formale del PRP grazie anche ad un Piano impostato sulla
flessibilità piuttosto che sulla rigidità: «abbiamo
presentato ipotesi costruite su studi e analisi - ha spiegato Paroli
- perché possano essere messe alla prova: alcune potranno
essere sviluppate in modo più ambizioso, altre rimodulate,
altre ancora trovare configurazioni diverse. Gli ultimi cinque anni
ci hanno insegnato quanto rapidamente possano cambiare equilibri
geopolitici, rotte, mercati e catene logistiche. Sarebbe quindi un
errore governare i prossimi decenni irrigidendo oggi ogni funzione e
ogni spazio. Il Piano deve dare certezze a chi investe, ma anche
consentire al sistema portuale di adattarsi a cambiamenti che oggi
non possiamo prevedere. Dobbiamo allo stesso tempo imparare dalle
esperienze del passato, superando le ambiguità sulle funzioni
che hanno prodotto interpretazioni diverse e contenziosi.
Flessibilità - ha precisato il presidente dell'AdSP - non
significa indeterminatezza: ogni previsione dovrà avere una
ragione industriale e dimostrare la propria sostenibilità
tecnica, ambientale ed economica».
Intanto, il percorso di ascolto delle istanze delle varie parti
interessate è iniziato il 4 settembre con i tavoli con le
associazioni armatoriali Confitarma e Assarmatori, che hanno
espresso un giudizio positivo sul metodo scelto dall'AdSP di
illustrare le proposte prima dei passaggi istituzionali. L'8
settembre è stata la volta di Uniport, Assiterminal,
Assologistica e Federlogistica, che hanno approfondito le azioni di
Piano rispetto alle esigenze operative dei terminal, con container,
rotabili e passeggeri indicati come i segmenti di traffico con le
maggiori prospettive di crescita. Nello stesso giorno, con Agens e
Fercargo (RFI e Mercitalia Shunting & Terminal) si è
discusso del potenziamento del sistema ferroviario portuale, di
ultimo miglio, di parchi e stazioni interne e di connessioni con la
rete nazionale, anche in vista della piena valorizzazione del Terzo
Valico ferroviario. Il 9 settembre il confronto con Confindustria
Genova si è concentrato sulla sostenibilità economica
degli interventi: l'AdSP ha illustrato un approccio che punta a
contenere nuove espansioni territoriali e il ricorso alle sole
risorse pubbliche, valorizzando invece partenariati
pubblico-privato, in vista anche della valutazione del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici sulla sostenibilità economica
delle opere. Il 10 settembre si sono tenuti tre incontri. Con la
Rete delle Associazioni di San Teodoro sono stati approfonditi i
temi della qualità dell'aria e della salute. Con i sindacati
Fit-Cisl, Uiltrasporti, Uilm-Uil, Fiom-Cgil e Filt-Cgil il giudizio
sul metodo è stato positivo, a condizione che la flessibilità
prevista sia accompagnata da una regia chiara dell'AdSP. In
particolare, i sindacati hanno chiesto di salvaguardare le rinfuse
evitando perdite di funzioni e occupazione, hanno accolto
positivamente la scelta di non prevedere il trasferimento dei
depositi chimici a Ponte Somalia e hanno sollecitato ad approfondire
un possibile maggiore allungamento della banchina di Pra' rispetto
all'ipotesi attuale, più contenuta rispetto agli scenari
inizialmente considerati. Riscontro positivo anche sullo sviluppo
delle riparazioni navali e della cantieristica a Genova Levante. Con
la Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie “Paride Batini”
il confronto si è concentrato sulla crescita occupazionale di
qualità legata allo sviluppo di container, rinfuse e
passeggeri.
Gli incontri sono proseguiti il 16 settembre con la
partecipazione della Regione Liguria che ha confermato la
condivisione dell'impostazione generale del Piano. Per Savona e Vado
Ligure non sono emerse osservazioni particolari. Per Genova sono
state formulate diverse proposte: per l'area industriale,
approfondire sistemi di protezione a mare per la nautica e una
diversa viabilità tra il varco di Levante e Molo Giano; per
il bacino storico commerciale, preservare la compresenza tra
container e rotabili, valutando con attenzione tecnica ed economica
eventuali riempimenti delle calate; per le aree ex Ilva, mantenerne
la vocazione industriale aprendo anche ad attività di blue
economy, e valutare a Multedo spazi per attività di
costruzione navale oggi concentrate a Levante; per Pra', mantenere
allo studio anche configurazioni di banchina più ampie di
quella attualmente in proposta. Nella stessa giornata il Comitato
Liberi cittadini di Certosa ha posto l'accento sulla mobilità
ferroviaria e sull'interferenza tra traffici di merci pericolose e
il quartiere, chiedendo tavoli specifici con i soggetti competenti
sulla rete. Quindi il Comitato di coordinamento Ponente-Palmaro ha
chiesto di valutare anche il trasferimento fuori Genova dei depositi
chimici di Multedo, esprimendo riserve sull'ipotesi di Sestri
Ponente, e ha manifestato contrarietà a qualsiasi riempimento
del bacino di Pra', sollecitando adeguate mitigazioni per il
potenziamento ferroviario.
Infine, ieri l'ente portuale ha incontrato Piloti, Rimorchiatori
e Ormeggiatori per verificare, bacino per bacino, l'accessibilità
nautica e la sicurezza delle manovre rispetto alle destinazioni
funzionali ipotizzate. Nel pomeriggio, l'associazione degli agenti
marittimi Assagenti e quella degli spedizionieri Spediporto hanno
espresso una valutazione positiva sull'impostazione flessibile e
polifunzionale del Piano, chiedendo però di tutelare i
traffici di rinfuse, evitando che riempimenti e riorganizzazioni
delle calate ne limitino la movimentazione, di ampliare gli spazi a
terra per i container vuoti, di realizzare un centro unificato per i
controlli frontalieri, che concentri le funzioni di PIF (Posti
d'Ispezione Frontalieri) e PED (Punti di Entrata Designati) per
rendere più efficienti i controlli sanitari e veterinari
sulle merci da Paesi terzi, in vista della crescita dei traffici.
Ad oggi, il percorso di ascolto adottato dall'ente portuale
sembra aver funzionato come strumento di raccolta e di attenuazione
delle tensioni più evidenti, ma il vero banco di prova del
metodo scelto da Paroli sarà la proposta di Piano che
seguirà: solo lì si potrà misurare quanto delle
istanze, spesso opposte, di operatori, sindacati, Regione e comitati
sia stato effettivamente recepito. Lungo tutto il percorso, il
presidente dell'AdSP ha insistito su alcuni concetti chiave: la
necessità di un Piano che dia «certezza alle funzioni e
agli investimenti senza irrigidire per i prossimi decenni l'assetto
dei porti»; il superamento delle «ambiguità
interpretative tra funzioni primarie, secondarie e ammesse che in
passato hanno generato contenziosi»; la sostenibilità
economica come «condizione essenziale per rendere concreta
qualsiasi previsione di sviluppo». Inoltre, Paroli ha ribadito
che le proposte presentate non sono «documenti scolpiti nella
pietra», ma basi di lavoro che l'Autorità intende
misurare con chi rappresenta lavoro, imprese, cittadini e
territorio, per poi, appunto, «fare sintesi e assumersi la
responsabilità delle scelte».
Queste scelte, sulla base di quanto è emerso nel corso
degli incontri, o sarebbe meglio dire è riemerso, sembra
dovranno dirimere cinque grandi temi. Quello della preservazione
della compresenza delle funzioni nel bacino storico e di
Sampierdarena al fine di evitare che riempimenti, riorganizzazioni
delle calate o crescita di altri traffici (container, rotabili)
comprimano gli spazi e la movimentazione delle rinfuse, come
richiesto sia dai sindacati che da Assagenti e Spediporto.
Assai più ardua si profila la scelta sulla questione
della banchina di Pra', essendo le posizioni presentate molto più
divergenti, con la Regione Liguria e i sindacati che chiedono di
mantenere allo studio scenari di banchina più ampia rispetto
a quella più contenuta inserita nella proposta attuale e con
il Comitato Ponente-Palmaro che chiede l'esatto opposto, cioè
nessun riempimento del bacino, insieme a mitigazioni per il
potenziamento ferroviario. L'Autorità di Sistema Portuale ha
risposto tenendo aperti gli studi sulle configurazioni più
ampie, condizionandoli a sostenibilità tecnica, ambientale ed
economica, e presentando come contropartita per il territorio il
collegamento tra le sponde del Canale di Calma e collinette verdi di
mitigazione. Inoltre, l'AdSP ha specificato che eventuali ipotesi di
riempimento debbano essere valutate non isolatamente, ma all'interno
della riorganizzazione complessiva delle funzioni portuali, tenendo
insieme esigenze di sviluppo dei traffici, operatività del
terminal, sostenibilità degli interventi e rapporto con il
territorio.
Altro tema scottante è quello dei depositi chimici di
Multedo. Il Comitato Ponente-Palmaro e i sindacati hanno toccato il
tema da angolazioni diverse, con i secondi che hanno espresso
apprezzamento per il fatto che il Piano non ne preveda il
trasferimento a Ponte Somalia, mentre il Comitato ha chiesto di
valutare un trasferimento vero e proprio fuori dal territorio
genovese, esprimendo riserve sull'ipotesi di Sestri Ponente.
Poi c'è la questione degli spazi e delle infrastrutture
di servizio alle merci e il tema più generale del rapporto
porto-città, con il Comitato di Certosa che ha chiesto tavoli
dedicati su ferrovia e merci pericolose e con più comitati e
la Regione che hanno discusso le opere di ricucitura porto-città
come contropartita alla crescita delle attività portuali.
Sarà proprio la capacità di tenere insieme questi
cinque nodi - senza sciogliere la flessibilità annunciata in
indeterminatezza, né trasformare l'ascolto in un rinvio delle
scelte più difficili - a dire se il nuovo Piano Regolatore
Portuale saprà davvero essere, come promesso, uno strumento
capace di adattarsi al futuro senza scaricare sugli operatori e sul
territorio il conto delle proprie incertezze.
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