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INFRASTRUTTURE
Corridoi europei, l'Italia alla prova del 2030
Infrastruttura nazionale in buona parte conforme, ma tempi e finanziamenti delle opere chiave restano incerti
Bruxelles
1 ottobre 2026
Ieri la Direzione Generale Move della Commissione Europea ha
pubblicato la prima edizione dei piani di lavoro dei corridoi di
trasporto europei della rete transeuropea dei trasporti TEN-T. Sono
i primi redatti dopo il regolamento TEN-T n. 1679 del 2024 che
definisce i nuovi orientamenti dell'Unione Europea per lo sviluppo
della rete TEN-T e sono anche gli unici che usciranno prima della
scadenza del 2030, quando la rete centrale (Core) dovrà
essere completata.
Quattro dei documenti, che riflettono l'opinione dei
coordinatori dei corridoi e non la posizione ufficiale della
Commissione, riguardano l'Italia e sono relativi ai corridoi
Scandinavo-Mediterraneo, Mediterraneo, Baltico-Adriatico e
Reno-Alpi/Mare del Nord-Reno-Mediterraneo. Dalla lettura dei piani
emerge un quadro duplice: l'infrastruttura di base è in buona
parte conforme, ma i grandi progetti che dovrebbero chiudere i nodi
strutturali arrivano tardi o con finanziamenti incompleti.
Il caso più delicato è quello del Brennero. La
galleria di base dovrebbe entrare in servizio a fine 2032, ma il
piano avverte che i rischi di progetto potrebbero allungare i tempi.
A preoccupare di più sono però gli accessi. Sul
versante italiano alcuni lotti procedono, altri arrivano al 2035, e
tre tratte tra Bolzano, Trento e Verona sono classificate ad alto
rischio di ritardo. A nord, in Germania, la linea di accesso non è
attesa prima del 2040. Il coordinatore Pat Cox usa parole
insolitamente dirette. Quando il tunnel sarà pronto, scrive
in sostanza, la linea avrà già problemi strutturali di
capacità, e quei problemi sono prevedibili. Chiede quindi di
rivalutare gli impegni sul potenziamento a quattro binari prima che
sia tardi. Il rischio è quello di avere un tunnel ferroviario
nuovo di zecca e una linea che non regge i treni che dovrebbe far
passare.
Al Sud il quadro è diverso, ma l'incertezza è la
stessa. L'alta velocità Salerno-Reggio Calabria e il
collegamento stabile sullo Stretto di Messina compaiono tra i
progetti ad alto rischio di mancare le scadenze. Il piano descrive
il ponte sullo Stretto di Messina come un progetto “proposto”,
con una data indicata a fine 2033. Il Mezzogiorno è anche la
parte del Paese in cui si accumulano i ritardi su uno dei requisiti
più “nuovi”, quello della ricarica elettrica che
è giudicata inadeguata.
Quanto al tunnel transfrontaliero Torino-Lione, da 16,2 miliardi
di euro, il completamento è indicato al 2033 e il piano del
Corridoio Mediterraneo insiste sulla sincronizzazione, perché
un'opera pronta da una parte e non dall'altra serve a poco: il lato
italiano, anch'esso al 2033, è pensato per allinearsi al
tunnel, mentre sul lato francese i collegamenti di accesso non hanno
ancora una data confermata.
La situazione del corridoio Reno-Alpi/Mare del
Nord-Reno-Mediterraneo risulta meno critica. Il Terzo Valico dei
Giovi è dato “in fase di completamento” e dei
circa 87 chilometri di scavo ne restano da completare 1,3 tra fine
2026 e inizio 2027. Le date divergono però tra i documenti.
Il piano Reno-Alpi/Mare del Nord-Reno-Mediterraneo indica il
“presumibile” completamento della tratta Tortona-Genova
al 2028, mentre il piano Mediterraneo porta la scadenza al 2032 per
l'intero pacchetto con il nodo di Genova.
Quanto alle criticità dei collegamenti dei porti italiani
con la rete transeuropea, il raccordo ferroviario del porto di
Ravenna è indicato tra i progetti con rischio di slittamento,
mentre i porti di Bari, Cagliari, Civitavecchia, Gioia Tauro,
Napoli, Palermo-Termini Imerese e Taranto sono destinati a restare
non conformi sulla capacità di movimentare unità
intermodali e/o sulla presenza di un terminal multimodale aperto a
tutti gli operatori.
Poi c'è la questione dei treni da 740 metri, lo standard
europeo per rendere competitivo il trasporto merci su rotaia.
Secondo i dati dei piani, che si riferiscono alle liste progetti di
fine 2025, sul corridoio Mediterraneo, oggi in Italia possono
circolare senza restrizioni solo sulla Milano-Verona. Altrove sono
previsti interventi, ma con tempi diversi. A Novara, due terminal
non riescono ad accogliere convogli di questa lunghezza e non sono
previsti progetti prima del 2030. Anche i grandi nodi urbani fanno
fatica. Milano, Firenze e Roma sono indicate tra le strozzature di
capacità più importanti, e il Milan East Gate Hub,
previsto proprio sulla data limite, non ha ancora avviato le
autorizzazioni.
Il World Shipping Council (WSC), l'associazione internazionale
che rappresenta i principali armatori mondiali del settore dei
container, ha sollecitato gli Stati membri ...
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