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TRASPORTO MARITTIMO
Corridoi marittimi verdi, la Cina guida la corsa
Quasi un quinto delle iniziative mondiali coinvolge un porto cinese. Il rapporto del Global Maritime Forum indica come punti di forza carburanti e collaborazione, mentre la domanda resta debole
Shanghai
22 ottobre 2026
Nel giro di quattro anni la Cina è passata da comprimaria
a punto di riferimento dei corridoi marittimi verdi ed oggi quasi un
quinto delle iniziative mondiali coinvolge un porto cinese. Lo
rileva il nuovo rapporto “Green shipping corridors: How China
is re-energising the global movement” del Global Maritime
Forum che è stato presentato ieri a Shanghai, durante il
Global Maritime Forum Annual Summit 2026.
Precisando che i corridoi verdi sono rotte marittime su cui la
fattibilità della navigazione a emissioni zero viene
sostenuta da un'azione congiunta di pubblico e privato, il rapporto
spiega che a giugno 2026 almeno 21 iniziative di corridoi marittimi
verdi annunciate coinvolgevano la Cina. Nel 2022, quando il Forum
aveva iniziato a misurare il fenomeno, erano solamente tre. Il 2025
è stato l'anno della svolta, con la presentazione di dieci
nuove iniziative e il lancio, da parte del Ministero dei Trasporti
di Pechino, dell'“Initiative for International Cooperation on
Green Shipping Corridors”.
Più della metà
dei corridoi legati alla Cina coinvolge partner dell'Unione Europea.
Tra i porti europei figurano anche tre scali spagnoli: Barcellona
(in partenariato con Shanghai), Valencia e Algeciras (entrambi con
Ningbo-Zhoushan).
In particolare, delle 21 iniziative coinvolgono la Cina - di cui
12 in avvio, cinque in esplorazione, tre in preparazione e una in
fase di realizzazione - 16 riguardano corridoi tra porti, con il
porto cinese di Shanghai collegato con i porti di Amburgo, Los
Angeles, Long Beach, Melbourne, Anversa-Bruges e Barcellona, con il
porto cinese di Ningbo-Zhoushan collegato con Amburgo,
Wilhelmshaven, Valencia, Le Havre, , Algeciras, Abu Dhabi e
Felixstowe, con il porto di Qingdao collegato con Amburgo e
Wilhelmshaven, con quello di Tianjin collegato con Singapore e con
il porto di Guangzhou collegato con Los Angeles.
Un'altra iniziativa riguarda un corridoio tra la provincia dello
Shandong con Singapore e altri quattro sono corridoi multiporto
(Australia-Asia orientale; Singapore; Silk Alliance e Portogallo).
Circa le sette iniziative che hanno già scelto il
segmento di nave, tre prevedono l'impiego di portacontainer, due di
navi ro-ro, una di rinfusiere ed una di portacontainer più
ro-ro. Relativamente al carburante navale da utilizzarsi, per sei
iniziative è stato indicato il tipo fuel prescelto e i due
più indicati sono metanolo e ammoniaca.
Il rapporto indica proprio i carburanti e le tecnologie quali
punto di forza maggiore della Cina ed evidenzia che i progetti in
sviluppo in Cina puntano fino a 30 milioni di tonnellate di metanolo
verde e 15 milioni di ammoniaca verde entro i primi anni Trenta.
Sono quantità pari rispettivamente ad oltre il 60% dei
progetti mondiali di metanolo verde e di circa il 15% di quelli di
ammoniaca verde. Il rapporto precisa che l'80% della capacità
di metanolo verde già oltre la decisione finale di
investimento e oltre il 40% di quelli di ammoniaca si trova in Cina,
e lì l'ammoniaca verde costa fino al 20-30% in meno che nelle
regioni concorrenti. Inoltre, sottolinea che il bunkeraggio di
metanolo è passato da meno di 540 tonnellate nel 2024 a
64.000 nel 2025 e a 100.000 a metà 2026, per il 90%
effettuato a Shanghai. Anche sulle batterie elettriche la Cina è
avanti: la nave portacontenitori Greenwater da 700 teu della
cinese COSCO, entrata in servizio nel 2024, supera i 50 MWh di
capacità, contro 1 MWh del traghetto norvegese MF Ampere
della capacità di 360 passeggeri e 120 veicoli risalente a
dieci anni fa.
Il documento segnala anche la propensione dei partner cinesi a
chiudere accordi di fornitura a lungo termine, ancora rari nel resto
del mondo. Tra gli esempi, le intese tra Maersk e LONGi, Hapag-Lloyd
e Goldwind, CMA CGM e Shanghai Electric. Anche i modelli di
condivisione del rischio sono innovativi: CMB.TECH, per esempio,
oltre a firmare un contratto di fornitura di ammoniaca ha investito
direttamente nell'azienda cinese della filiera.
Il rapporto del Global Maritime Forum si sofferma anche sul
rapido rafforzamento delle politiche cinesi in questo ambito, con
l'idrogeno verde che, ad esempio, è entrato tra i settori
strategici del 15° Piano quinquennale. Inoltre, a febbraio 2026
è stato varato un piano per fare di Shanghai un hub
internazionale del bunkeraggio verde entro il 2030, con l'obiettivo
di un milione di tonnellate l'anno di metanolo e biocarburanti.
Il documento evidenzia anche diversi elementi di criticità,
a partire dalla domanda. Come altrove, anche in Cina i proprietari
dei carichi non sono disposti a pagare abbastanza per il trasporto a
zero emissioni da assorbire l'offerta potenziale. Un sondaggio
avverte che il 65% dei caricatori mondiali accetterebbe un
sovrapprezzo, in media di circa il +3%. Inoltre, il divario di costo
tra fuel navali tradizionali e sostenibili resta ampio: anche ai
prezzi cinesi, metanolo e ammoniaca verdi costano da due a tre volte
i carburanti convenzionali.
Altri ostacoli sono la
certificazione dei carburanti secondo standard globali, le
infrastrutture di bunkeraggio e ricarica e la possibile concorrenza
dell'industria interna per l'ammoniaca verde. Inoltre, il documento
osserva che sui corridoi con l'Europa pesa un limite normativo:
sulle rotte marittime extra-UE il sistema ETS dell'UE e il
regolamento europeo FuelEU Maritime si applicano solo al 50%
dell'energia consumata, quindi servirebbe un sostegno aggiuntivo.
Per far fronte a queste criticità, il rapporto formula
quattro raccomandazioni: potenziare le infrastrutture per metanolo,
ammoniaca e navi elettriche, con standard di certificazione
compatibili con quelli internazionali; applicare le migliori
pratiche internazionali di governance e valorizzare le partnership
esistenti; usare strumenti politici per colmare il divario di costo
tra i combustibili; stimolare la domanda, puntando sui settori
pionieri e aggregando gli acquirenti.
Secondo il rapporto, i
corridoi marittimi verdi cinesi potrebbero aprire l'accesso ad un
mercato del bunkeraggio del valore di 100 miliardi di dollari e ad
investimenti globali per 1-2 trilioni, con la creazione sino a
quattro milioni di posti di lavoro verdi. Nel suo bilancio, il
Global Maritime Forum li definisce un'opportunità vantaggiosa
per la Cina e per il resto del mondo.
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