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TRASPORTO MARITTIMO
Decarbonizzazione dello shipping, il Regno Unito impari dagli errori del FuelEU Maritime
La UK Chamber of Shipping presenta al governo un documento con le lezioni dei primi due anni di applicazione del regolamento europeo
Londra
20 ottobre 2026
Gli armatori britannici invitano a sfruttare l'esperienza tratta
dall'applicazione delle norme dell'Unione Europea per la
decarbonizzazione del trasporto marittimo e a non commettere quelli
che reputano siano stati errori nella definizione ed implementazione
delle normative dell'UE. L'esortazione giunge oggi dall'associazione
di categoria UK Chamber of Shipping, che rappresenta gli interessi
dell'industria armatoriale e dell'intero del settore marittimo del
Regno Unito, sulla scorta del documento “Designing a Workable
UK Maritime Fuel Standard”, pubblicato dall'organizzazione,
che raccoglie le lezioni tratte dall'applicazione del regolamento
europeo FuelEU Maritime che è in vigore dal primo gennaio 2025
(
del 25
luglio 2023). Il testo vuole orientare il lavoro del
Dipartimento dei Trasporti di Londra sullo standard nazionale sui
carburanti marittimi. Lo standard era stato proposto nella Maritime
Decarbonisation Strategy del marzo 2025, e la consultazione è
attesa per la fine del 2026
(
del 25
marzo 2025).
Presentando il documento, l'associazione ha avvertito
innanzitutto che il successo di una norma dipende dalla sua
applicabilità pratica, oltre che dall'ambizione degli
obiettivi. «La regolamentazione - ha affermato Peter Aylott,
direttore delle politiche della UK Chamber of Shipping - avrà
successo solo se sarà pratica, proporzionata e allineata a
livello internazionale».
Il documento sottolinea che uno standard sui carburanti è
una cosa diversa da un sistema di scambio di quote di emissioni:
regola le scelte di combustibile, la certificazione, le metodologie
di calcolo del ciclo di vita, i meccanismi di pooling e i saldi di
conformità. Incide anche, indirettamente, sui rapporti
contrattuali tra le parti. Per questo il regolamento europeo FuelEU
ha richiesto cambiamenti operativi e amministrativi molto maggiori
dell'EU ETS, il sistema di scambio di quote di emissioni dell'Unione
Europea.
Secondo lo studio britannico, gli armatori sono
riusciti in gran parte a rispettare le regole, ma il carico
amministrativo è stato superiore alle attese di industria e
regolatori. Alcune scadenze non sono state rispettate, anche da
operatori in buona fede e operativamente conformi, e le sanzioni
sono state probabilmente attenuate o evitate perché la
Commissione Europea e alcuni Stati membri hanno adottato un
approccio flessibile.
Il documento elenca diversi problemi
verificatisi con l'implementazione del FuelEU, a partire dal piano
di monitoraggio il cui formato è stato pubblicato il 26
luglio 2024, a poco più di un mese dalla scadenza di consegna
del 31 agosto. Inoltre, THETIS, la piattaforma europea dell'UE su
cui gli armatori caricano e gestiscono i dati di conformità,
era ancora in sviluppo mentre veniva già usata per le
verifiche, con errori di calcolo emersi in corso d'opera. Quanto al
calcolo annuale, operatori e verificatori ottenevano risultati
diversi per scenari molto simili, e la guida di settore è
arrivata solo a metà 2025. Inoltre per il pooling, il
meccanismo volontario che consente di mettere in comune i saldi di
conformità ambientale di due o più navi, non erano
chiare le procedure per riaprire un pool in caso di errore, e una
correzione sui dati di una nave - rileva il documento - può
costringere a riverificare l'intero pool. Infine, non era chiaro
dove inviare i dati entro il 31 gennaio, e molti li hanno mandati al
verificatore, come per l'MRV/ETS, i due strumenti normativi per
misurare le emissioni delle navi e ridurle attraverso un sistema di
quote di emissione, mentre le autorità hanno poi precisato
che andavano inseriti anche in THETIS.
Il secondo fronte riguarda l'infrastruttura. Secondo lo studio
non è chiaro come l'attuale sistema britannico di
monitoraggio, il METS, pensato per essere gestito a livello di
compagnia di navigazione, possa sostenere un regime che consenta il
pooling libero tra navi e operatori e richieda fattori di emissione
well-to-tank. La UK Chamber of Shipping chiede un sistema di
monitoraggio, comunicazione e verifica attivo almeno un anno prima
dell'entrata in vigore dello standard, e chiede inoltre che abbia
completato almeno un ciclo di rendicontazione completo prima
dell'avvio degli obblighi.
Quanto alla certificazione dei carburanti, il Regno Unito non ha
accesso alla banca dati europea Union Database (UDB), e non esiste
un sistema globale equivalente. Il documento dell'associazione
britannica chiede pertanto un sistema neutrale rispetto a carburanti
e tecnologie e allineato al quadro dell'International Maritime
Organization (IMO) su certificazione e analisi del ciclo di vita.
Chiede anche il riconoscimento del mass balancing, il sistema di
tracciabilità che permette di mescolare combustibili
sostenibili e convenzionali mantenendo una contabilità
verificabile delle quantità e delle caratteristiche
ambientali dei diversi prodotti, e permette quindi di seguire il
combustibile all'interno di una filiera fisica certificata, e il
riconoscimento del book-and-claim, il sistema che consente ad una
società di acquistare certificati relativi ai benefici
ambientali di un combustibile sostenibile e che attualmente non è
riconosciuto come modalità autonoma di certificazione dei
combustibili ai fini della conformità al regolamento FuelEU
Maritime. L'associazione chiede anche una banca dati digitale
dedicata.
Il documento si sofferma poi sul rischio di doppia
rendicontazione. Il futuro standard britannico sarebbe vicino al
FuelEU Maritime, che si applica al 100% dell'energia utilizzata nei
viaggi tra porti dell'Unione Europea e al 50% dell'energia impiegata
nei viaggi tra un porto europeo e uno di un Paese extra-UE. Per
questo la Chamber propone un futuro standard britannico sui
combustibili concepito secondo il principio di effettuare una sola
comunicazione e utilizzare i dati più volte. Per
l'associazione, l'allineamento con l'IMO e con i requisiti regionali
già esistenti sarà fondamentale per evitare
duplicazioni, doppi conteggi, una duplice esposizione finanziaria e
distorsioni della concorrenza non intenzionali. Chiede inoltre di
allineare derogazioni ed esenzioni a quelle europee, con attenzione
ai traghetti essenziali e alle navi Ice Class.
Il documento rileva poi che, sulla traiettoria di riduzione
delle emissioni navali, il regolamento FuelEU ha creato un segnale
di domanda di lungo periodo, ma obiettivi che - osserva - superano
la disponibilità di carburanti conformi e rischiano di
produrre distorsioni anziché riduzioni reali. Lo studio
britannico cita variazioni delle rotte marittime, delle strategie di
rifornimento e degli scali delle navi nei porti. Per l'associazione,
obiettivi troppo bassi, d'altra parte, comportano solo burocrazia
senza benefici. La UK Chamber of Shipping propone quindi una
partenza graduale con crescita progressiva e, in assenza di una
traiettoria definita in sede IMO, il FuelEU come riferimento
provvisorio.
A tal proposito, il documento britannico indica la flessibilità
come uno dei punti di forza del regolamento europeo, che in pratica
consente di rispettare il target annuale, di usare banking,
borrowing e pooling, ovvero i tre meccanismi di flessibilità
del regolamento che consentono alle compagnie di navigazione di
gestire il rispetto degli obiettivi di riduzione dell'intensità
dei gas serra dell'energia utilizzata a bordo, oppure di pagare la
penalità. Lo studio precisa che, secondo quando reso noto
dalla DG MOVE dell'UE, nel primo anno solo il 2% dei partecipanti ha
pagato penalità. La Chamber chiede meccanismi equivalenti fin
dall'inizio, sostenuti da banche dati e linee guida solide, con
condivisione di dati aggregati o anonimizzati per non esporre le
strategie commerciali.
Infine, la UK Chamber ha coordinato una revisione del modello
britannico delle emissioni marittime del Dipartimento dei Trasporti,
confrontandolo con altri tre modelli, e chiede di coinvolgere
l'industria sulle ipotesi prima di usarlo per fissare le
traiettorie. Propone anche rapporti annuali pubblici su penalità,
tassi di conformità e disponibilità di carburanti, una
revisione quinquennale e una revisione statutaria entro 12 mesi
dall'adozione dello standard globale IMO.
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