Quotidiano indipendente di economia e politica dei trasporti
19:27 GMT+2
TRASPORTI
Elettrificazione di porti e aeroporti, la rete elettrica è il nuovo collo di bottiglia
Transport & Environment chiede di accelerare le connessioni e di superare il criterio “first come, first served”
Bruxelles
30 settembre 2026
Il processo di elettrificazione dei porti e degli aeroporti
rischia di essere fortemente frenato dal collo di bottiglia
costituito dalle connessioni alla rete elettrica e dalla capacità
elettrica disponibile. Lo evidenzia Transport & Environment
(T&E) nel briefing “Grid connection at European ports and
airports: Bottleneck and solutions to accelerate transport
electrification”, pubblicato oggi, sottolineando che se da una
parte l'Unione Europea sta imponendo a porti e aeroporti di
accelerare l'elettrificazione delle proprie attività,
dall'altro la rete elettrica rischia di non essere pronta a fornire
la capacità necessaria. Il problema, secondo T&E, è
particolarmente evidente perché agli obblighi normativi di
elettrificazione non corrisponde un analogo adeguamento delle
infrastrutture elettriche.
Il nucleo del problema, rilevato da T&E, è che la
rete europea è stata progettata in larga misura per un
sistema caratterizzato da un numero relativamente ridotto di grandi
centrali e da una crescita della domanda più lenta e
prevedibile, non per un'economia nella quale centinaia di porti,
aeroporti, stabilimenti industriali e flotte stanno
contemporaneamente passando all'elettrico. A questo si aggiungono i
tempi di realizzazione: una nuova connessione o il potenziamento di
una connessione esistente possono richiedere da quattro a dieci
anni, circa la metà dei quali può essere assorbita
dalle procedure autorizzative prima ancora della posa dei cavi.
Un ulteriore problema è rappresentato dal modo in cui viene
assegnata la capacità disponibile. Secondo T&E, molti
sviluppatori richiedono più capacità di quella che
prevedono effettivamente di utilizzare, per cautelarsi rispetto alle
esigenze future. In molti Paesi, inoltre, le richieste vengono
ancora trattate secondo il principio “first come, first
served”. Questo meccanismo - osserva T&E - può
impedire di dare priorità ad un investimento strategico in un
porto o aeroporto della rete transeuropea dei trasporti TEN-T
rispetto ad un progetto che, pur avendo presentato la domanda in
precedenza, è rimasto fermo. Il briefing definisce questi
ultimi progetti “zombie projects”, cioè richieste
speculative o non più operative che continuano tuttavia ad
occupare una posizione nella coda.
Relativamente ai porti il briefing dell'associazione, il cui
obiettivo è la riduzione dell'impatto dei trasporti
sull'ambiente, si sofferma sul problema costituito dal traffico dei
traghetti rilevando che, se l'alimentazione elettrica di una nave in
banchina per illuminazione, refrigerazione e servizi di bordo
determina una domanda relativamente contenuta e prevedibile, invece
la ricarica rapida di un traghetto ibrido o elettrico può
richiedere una capacità di rete diverse volte superiore a
quella necessaria per alimentare la stessa nave durante la sosta. Il
briefing stima che fino al 52% dei traghetti esistenti potrebbe
utilizzare la propulsione elettrica a batteria entro il 2035,
aumentando significativamente la necessità di capacità
di ricarica nei porti.
Un esempio particolarmente
significativo posto in luce da T&E è rappresentato dai
porti di Dover e Calais. Secondo uno studio dell'associazione, per
elettrificare le flotte dei traghetti i due porti avrebbero bisogno
rispettivamente di circa 379 GWh e 284 GWh di elettricità
all'anno. Assieme rappresenterebbero il 14% dell'intera domanda
energetica dei traghetti prevista per il 2035, pur servendo soltanto
12 navi. Inoltre, la domanda di potenza al picco potrebbe
raggiungere decine di MW ad una singola banchina, un fabbisogno
equivalente a oltre 67 colonnine fast charge da 150 kW funzionanti
contemporaneamente.
A complicare ulteriormente il
dimensionamento interviene la stagionalità. Traffico
crocieristico e traffico dei traghetti raggiungono il picco durante
l'estate, mentre i container terminal hanno cicli operativi
differenti. I gestori della rete devono quindi dimensionare
l'infrastruttura considerando il giorno di massima domanda e non
quello medio, aumentando sia la capacità richiesta dai porti
sia i costi degli investimenti.
Un problema analogo riguarda gli aeroporti. La progressiva
elettrificazione delle Ground Power Units (GPU) e delle
apparecchiature di Ground Support Equipment (GSE) richiede che la
rete sia dimensionata per i picchi massimi di domanda, ma -
sottolinea T&E - le connessioni esistenti spesso non sono state
progettate per questi livelli di consumo. Il caso di Heathrow viene
indicato come esempio emblematico. L'aeroporto inglese, il più
trafficato d'Europa, ha già bisogno del doppio della potenza
che utilizzava dieci anni fa per le proprie attività
esistenti e deve ora attendere nove anni per ottenere una
connessione diretta alla rete nazionale. La precedente stima era
addirittura di 18 anni. Secondo il briefing, anche il nuovo termine
di nove anni è stato giudicato non soddisfacente
dall'amministratore delegato dell'aeroporto, Thomas Woldbye, che ha
chiesto una chiara priorità nell'assegnazione delle
connessioni.
Per evitare che la congestione della rete diventi un ostacolo
alla decarbonizzazione, T&E propone innanzitutto di mappare e
pianificare le esigenze di elettrificazione di porti e aeroporti a
livello di TSO, ovvero del gestore della rete di trasmissione
elettrica, e di DSO, che è il gestore della rete di
distribuzione. Secondo l'associazione, oggi i decisori pubblici non
dispongono di una mappa sufficientemente chiara delle aree in cui le
code per le connessioni sono più lunghe e degli scali
maggiormente esposti al rischio di non rispettare gli obblighi
fissati per il 2030. TSO, DSO, autorità portuali e
aeroportuali e autorità nazionali dell'energia dovrebbero
quindi coordinare i rispettivi programmi di investimento.
Una seconda soluzione proposta riguarda l'utilizzo di produzione
elettrica in sito, sistemi di accumulo e smart charging. Per T&E,
l'integrazione di infrastrutture portuali e aeroportuali con
impianti rinnovabili e sistemi di accumulo nelle vicinanze,
attraverso un punto di connessione condiviso, potrebbe ridurre la
nuova capacità da prelevare dalla rete elettrica pubblica. La
gestione intelligente della ricarica potrebbe inoltre ridurre i
picchi di domanda e quindi la capacità aggiuntiva necessaria,
con applicazioni per mezzi di assistenza aeroportuale, navette
terminalistiche, camion portuali e flotte dei dipendenti.
Infine, T&E propone di superare il principio del “first
come, first served” introducendo una maggiore priorità
per le infrastrutture strategiche e accordi di connessione
flessibili. L'idea è consentire a porti e aeroporti di
collegarsi alla rete prima, anche con una capacità iniziale
variabile che possa aumentare o diminuire nel tempo, anziché
attendere per anni la disponibilità di una connessione
“ferma” alla capacità massima richiesta. Secondo
T&E, questa flessibilità potrebbe avere un valore anche
per il gestore della rete, perché consentirebbe di utilizzare
i consumi dei porti e degli aeroporti come strumenti di
bilanciamento. Per questo motivo l'associazione propone di
accompagnare le connessioni flessibili con tariffe elettriche
flessibili, più basse quando la produzione disponibile supera
la domanda. Secondo il briefing, Germania e Belgio stanno già
sperimentando riforme di questo tipo.
Il World Shipping Council (WSC), l'associazione internazionale
che rappresenta i principali armatori mondiali del settore dei
container, ha sollecitato gli Stati membri ...
- Via Raffaele Paolucci 17r/19r - 16129 Genova - ITALIA
tel.: 010.2462122, fax: 010.2516768, e-mail
Partita iva: 03532950106
Registrazione Stampa 33/96 Tribunale di Genova
Direttore responsabile Bruno Bellio Vietata la riproduzione, anche parziale, senza l'esplicito consenso dell'editore