 Le principali associazioni internazionali del trasporto
marittimo hanno inviato una lettera aperta al segretario generale
delle Nazioni Unite, António Guterres, e al segretario
generale dell'International Maritime Organization, Arsenio
Dominguez, nella quale ribadiscono la loro contrarietà
all'imposizione di pedaggi o tariffe di servizio applicati alle navi
che transitano nello Stretto di Hormuz.
Nella missiva, sottoscritta da Asian Shipowners Association
(ASA), BIMCO, Cruise Lines International Association (CLIA),
European Shipowners | ECSA, International Chamber of Shipping (ICS),
Intercargo, Intertanko e World Shipping Council (WSC), le
associazioni ricordano come l'IMO abbia «ripetutamente
sottolineato, fin dall'inizio del conflitto, che i marittimi operano
in un contesto di elevata incertezza, con alcuni che hanno subito
lesioni e, tragicamente, perso la vita mentre svolgevano il loro
lavoro in mare». Evidenziando che «la sicurezza dei
marittimi, che rendono possibile il commercio globale, non dovrebbe
essere negoziabile», le associazioni hanno sottolineato che
«lo stesso vale per la libertà di navigazione. La
capacità delle navi mercantili di navigare sulle rotte
marittime internazionali in modo sicuro, prevedibile e senza inutili
impedimenti - hanno rilevato nella lettera - è essenziale per
la resilienza delle catene di approvvigionamento, la stabilità
economica e la sicurezza energetica».
La lettera aperta prosegue denunciando che «l'introduzione
di tariffe di transito obbligatorie, o di tariffe di servizio che di
fatto costituiscono un pedaggio, attraverso lo Stretto di Hormuz
rappresenterebbe una significativa deviazione dalla prassi
internazionale consolidata. Oltre alle immediate implicazioni
finanziarie per il commercio globale, creerebbe un precedente che
potrebbe minare il quadro giuridico internazionalmente riconosciuto
che disciplina gli stretti utilizzati per la navigazione e il
transito internazionale. Una volta stabilito un precedente di questo
tipo - hanno osservato le otto associazioni - diventa sempre più
difficile opporsi a misure simili altrove, creando incertezza per il
trasporto marittimo internazionale e per il commercio globale».
Inoltre, ASA, BIMCO, CLIA, ECSA, ICS, Intercargo, Intertanko e
WSC hanno specificato che «qualsiasi costo aggiuntivo imposto
al trasporto marittimo si ripercuote inevitabilmente sulle supply
chain internazionali, con conseguenze che vanno oltre i costi del
trasporto marittimo, contribuendo all'aumento dei prezzi
dell'energia, all'inflazione e ad una maggiore incertezza economica.
In definitiva, questi impatti avranno un costo umano, compromettendo
i mezzi di sussistenza in tutto il mondo. È fondamentale
continuare a sostenere la salvaguardia della libertà di
navigazione quale fondamento della governance marittima
internazionale».
«Mentre si svolgono discussioni
sulla sicurezza regionale e sulla risoluzione dei conflitti -
conclude la lettera - dobbiamo garantire che i diritti di
navigazione riconosciuti a livello internazionale non vengano
compromessi o utilizzati come parte di negoziati politici più
ampi. Siamo pronti a collaborare con l'International Maritime
Organization e con le Nazioni Unite nel loro complesso per garantire
che i principi giuridici consolidati che regolano gli stretti
internazionali, protetti dal diritto internazionale, in particolare
dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS),
non vengano indeboliti o modificati».
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