 Le risultanze dell'analisi potrebbero essere le medesime per
numerose altre nazioni mondiali, mentre sino a qualche tempo fa non
ci sarebbe aspettato che la nazione oggetto dell'indagine avrebbe
neppure preso in considerazione una delle proposte avanzate per
affrontare gli aspetti critici messi in luce dal rapporto. Oggi
chissà.
Il rapporto è dell'Open Markets Institute, il think tank
istituito nel 2017 a Washington che ha tra i suoi primari intenti
quello di denunciare i pericoli della monopolizzazione, e
costituisce un'analisi del mercato del trasporto marittimo
containerizzato che evidenzia come oggi gli Stati Uniti siano
dipendenti da un “cartello dei container” formato da sei
compagnie di navigazione a capitale straniero che controllano oltre
il 90% del commercio statunitense movimentato sulle principali rotte
marittime.
Una delle proposte dell'Open Markets Institute per far fronte a
questa struttura marittima oligopolistica, quella senz'altro più
inattesa, è quella di istituire un servizio pubblico di
trasporto marittimo dei container al fine di assicurare agli USA un
accesso equo ai mercati globali che venga gestito dalla Maritime
Administration e che sia realizzato con equipaggi statunitensi.
Una proposta che sino a qualche tempo fa, se non considerata
irricevibile, sarebbe stata senz'altro scartata da una nazione
federale considerata il paradigma dell'economia privata. Non che
negli USA non ci siano, e non ci siano state, società di
trasporto pubbliche, anche nel settore marittimo. Ma si tratta e si
trattava generalmente di public authorities statali o cittadine con
un limitato raggio d'azione, e non di aziende statali nazionali sul
modello europeo, ad eccezione di imprese a carattere temporaneo
create durante i conflitti bellici, oppure di entità di
proprietà del governo federale, come la National Defense
Reserve Fleet, istituite per gestire fasi di crisi in caso di
guerra, emergenze nazionali, crisi umanitarie o gravi interruzioni
dei trasporti marittimi
Nel suo rapporto intitolato “Creating a Publicly
Accountable Ocean Supply Chain”, il think tank rileva che un
numero troppo esiguo di società di navigazione straniere si
occupa del trasporto merci a livello globale, e sei di queste
controllano quasi l'80% della capacità globale di trasporto
marittimo containerizzato, creando rischi per i consumatori e per le
imprese americani e per la sicurezza nazionale. La maggior parte dei
vettori marittimi è organizzata in tre alleanze di
condivisione delle navi, che il report ritiene poco regolamentate,
che coordinano capacità, rotte e orari su quasi tutte le
principali rotte commerciali. Si tratta delle alleanze Gemini
(Maersk e Hapag-Lloyd), Ocean Alliance (CMA CGM, COSCO, OOCL ed
Evergreen) e Premier Alliance (ONE, HMM e Yang Ming), mentre la
compagnia MSC, pur non facendo parte di un'alleanza formale, ha uno
stretto accordo di partnership con ZIM. Negli Stati Uniti, le tre
alleanze assieme alla partnership MSC/ZIM gestiscono circa il 93%
delle importazioni e il 97% delle esportazioni sulle rotte
transpacifiche.
Il documento evidenzia, inoltre, che questo settore opera in
gran parte fuori dalla vista pubblica e con una supervisione
limitata, quale risultato di cinquant'anni di deregolamentazione,
consolidamento e progressivo disinvestimento americano dal settore
marittimo, tanto che la flotta di portacontainer battenti bandiera
statunitense si è ridotta a sole 58 unità, pari a meno
dell'1% del totale mondiale. Anche allargando la definizione al
controllo di navi possedute da corporation USA ma registrate sotto
“bandiere di comodo” come Liberia e Panama - osserva il
rapporto - gli Stati Uniti restano fermi a circa l'1% del valore
della flotta globale, contro gli oltre 90 miliardi di dollari della
sola Cina.
«Il trasporto marittimo di container - ha
sottolineato Arnav Rao, analista di politica dei trasporti presso
l'Open Markets Institute e autore del rapporto - costituisce
un'infrastruttura critica. Eppure, ancora oggi, gli Stati Uniti
dipendono da un cartello di sei compagnie di navigazione straniere
non solo per rifornire i negozi e sostenere le imprese, ma sempre
più spesso anche per garantire la capacità di
trasporto marittimo militare durante le emergenze nazionali. Questo
dovrebbe far suonare un campanello d'allarme per chiunque abbia a
cuore la resilienza economica, la sicurezza nazionale o la
concorrenza leale».
Il rapporto dell'Open Markets Institute sostiene che le
compagnie di navigazione dominanti utilizzano pratiche come
contratti segreti, prezzi discriminatori, cancellazioni di partenze,
ritardi nelle consegne delle merci e surcharge eccessivi per
aumentare i profitti a scapito delle piccole imprese e dei
consumatori.
Per contrastare queste pratiche, l'Open Markets Institute
raccomanda innanzitutto di intensificare la vigilanza sull'attività
delle alleanze globali nel settore del trasporto marittimo
containerizzato. Sorveglianza che è esercitata dalla Federal
Maritime Commission (FMC), l'agenzia federale statunitense
incaricata di regolare il trasporto marittimo internazionale di
linea da e verso gli USA. L'agenzia si è sovente occupata del
settore, ed anzi negli ultimi anni ha innalzato il livello di
sorveglianza sullo shipping containerizzato, come quando lo scorso 6
marzo, con il suo order on investigation, ha concluso il
procedimento avviato nel giugno 2025 nei confronti del World
Shipping Council (WSC), l'associazione che rappresenta le principali
compagnie di navigazione containerizzate mondiali. Il WSC, infatti,
aveva depositato un accordo molto ampio (il “Cooperative
Working Agreement”) che autorizzava i propri associati a
cooperare su numerose materie, mentre la Federal Maritime Commission
aveva stabilito che una parte di tali attività non riguardava
l'operatività del trasporto marittimo, bensì
l'attività tipica di un'associazione di categoria,
ridimensionando così in modo significativo il perimetro delle
attività che possono beneficiare dell'immunità
antitrust prevista dall'U.S. Shipping Act. Con l'order on
investigation la FMC ha annullato ampie porzioni dell'accordo di
cooperazione del WSC, concedendo all'associazione 60 giorni di tempo
per depositare un accordo modificato, con un ambito ristretto alle
sole materie strettamente operative. Con la decisione, la
commissione ha ribadito quindi che l'immunità antitrust
prevista dallo Shipping Act per gli accordi tra compagnie di
navigazione copre esclusivamente le attività operative dello
shipping, e non può essere usata come veicolo generico per
esentare da responsabilità antitrust iniziative di policy o
di advocacy più ampie che il WSC aveva progressivamente
inglobato nell'accordo.
Una decisione, quella dello scorso marzo della FMC, che in
prospettiva potrebbe incidere non solo sul World Shipping Council,
ma anche su altri accordi depositati presso la FMC, inducendo la
commissione statunitense a riesaminarli alla luce della stessa
interpretazione restrittiva, soprattutto in un settore
caratterizzato da un'elevata concentrazione del mercato e dalla
presenza di grandi alleanze tra compagnie di navigazione.
Tutto ciò nel quadro proprio di un'intensificazione
dell'attività di vigilanza sullo shipping containerizzato,
auspicata dall'Open Markets Institute, il cui avvio si può
far risalire all'epoca del Covid-19 quando le compagnie di
navigazione del settore avevano registrato profitti straordinari,
del tutto fuori scala rispetto ai pur rilevanti picchi dei cicli
economici del settore. Era stato l'allora presidente Joe Biden ad
invitare la FMC a verificare il rigoroso rispetto delle normative
americane sul trasporto marittimo da parte delle compagnie di
navigazione containerizzate
(
del 9
e 9
luglio 2021 e 1
marzo 2022).
Oltre a raccomandare che la FMC faccia quello che, in effetti,
sembra stia già facendo, l'Open Markets Institute consiglia
anche di ripristinare delle tutele contro la discriminazione per
proteggere gli spedizionieri e di aumentare il sostegno alle navi
battenti bandiera statunitense e ai marittimi statunitensi, ,
ampliando la “cargo preference” per le navi battenti
bandiera statunitense e accrescendo i sussidi operativi attraverso
il Maritime Security Program.
Secondo il rapporto, solo una combinazione di maggiore
vigilanza, concorrenza leale e capacità nazionale ricostruita
può trasformare il trasporto marittimo containerizzato da
elemento di vulnerabilità a pilastro della resilienza
economica e della forza nazionale degli Stati Uniti.
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