 Transport & Environment, l'organizzazione che promuove la
decarbonizzazione del sistema europeo dei trasporti, ha posto
nuovamente sotto esame l'industria delle crociere, non soffermandosi
questa volta sulle emissioni prodotte dalle navi bensì sul
divario di carico fiscale tra i pernottamenti su una nave da
crociera e quelli in hotel. In uno specifico studio, T&E osserva
che in Europa una notte su una nave da crociera è tassata il
40% in meno rispetto ad una notte in un albergo, e ciò -
evidenzia il rapporto - nonostante gli elevati costi ambientali e il
contributo al sovraffollamento turistico prodotti dalle crociere.
Per le crociere di fascia alta - evidenzia il documento - il divario
è ancora più marcato: le tasse rappresentano il 20%
del prezzo di un pernottamento in un hotel di lusso, ma meno del 3%
del prezzo di un biglietto per una crociera di lusso e, pertanto,
chi può permettersi le vacanze più costose
contribuisce assai meno, in proporzione, alla fiscalità
pubblica. Secondo T&E, sarebbe necessaria quindi una riforma
fiscale per garantire che le navi da crociera paghino una quota di
imposte ritenuta più equa.
L'analisi prende in esame
le tasse sugli hotel da 100 euro a notte in Francia, Italia e Spagna
e le confronta con le crociere di prezzo simile. Dallo studio
risulta che, in media, chi soggiorna in hotel paga il 23% del prezzo
di pernottamento in tasse, mentre i passeggeri delle crociere pagano
solo il 12%. Lo studio ricorda che le navi da crociera sono
legalmente classificate come navi passeggeri e beneficiano quindi
delle esenzioni fiscali pensate per il trasporto merci commerciale,
ovvero, in molti casi, non sono soggette ad imposta sul reddito
societario e beneficiano di esenzioni IVA e di esenzioni sulle
accise sui carburanti navali. Il documento sottolinea che quello in
vigore per le crociere è quindi un regime fiscale pensato per
un'attività, quella del trasporto internazionale di merci,
che con le crociere ha ormai ben poco a che fare, dato che una
crociera non è un mezzo per raggiungere una destinazione ed è
essa stessa la destinazione, scelta tanto per gli scali quanto per
le piscine, i ristoranti e gli intrattenimento a bordo.
«Trattiamo gli hotel galleggianti - ha affermato Fanny
Pointet, shipping manager di T&E, illustrando lo studio - come
se fossero infrastrutture marittime essenziali. Le crociere non sono
un mezzo di trasporto, ma la destinazione stessa, eppure concediamo
loro gli stessi benefici del trasporto merci. Tassare correttamente
le navi da crociera aiuterebbe le città ad affrontare
l'inquinamento e a contrastare l'overtourism».
Relativamente alla comparazione fra il turista che viaggia su
una nave da crociera e quello che alloggia in albergo, per l'impatto
ambientale lo studio fa riferimento ad analisi indipendenti
dell'International Council on Clean Transportation (ICCT) che
mostrano come un passeggero di una nave da crociera generi il doppio
delle emissioni di CO2 rispetto ad un turista che vola verso la
stessa destinazione e soggiorna in un hotel di fascia alta, e tra le
due e le quattro volte in più rispetto a chi viaggia in auto
e dorme in albergo.
Lo studio rileva che una quota consistente delle esternalità
negative derivanti dalle emissioni di gas serra e di inquinanti
atmosferici che sono generate dalle navi da crociera non è
presa in considerazione dalle normative nazionali. Il documento
spiega che nel 2025 nel bacino occidentale del Mediterraneo, dove si
concentra il 65% dei crocieristi europei, l'inquinamento atmosferico
e le emissioni climalteranti prodotte dalle navi da crociera hanno
generato un costo sociale stimato tra 557 milioni e 930 milioni di
euro e, se si includono anche le rotte atlantiche di Francia, Spagna
e Italia, la cifra sale fino ad un intervallo compreso tra 792
milioni e 1,3 miliardi di euro l'anno.
Secondo T&E, l'introduzione di una tassa di 15 euro per
passeggero per scalo portuale genererebbe un gettito annuo di 335
milioni di euro in Italia, Francia e Spagna e queste entrate
potrebbero essere reinvestite nei bilanci nazionali e destinate alla
tutela degli ecosistemi nelle zone costiere o utilizzate per
finanziare infrastrutture verdi come i sistemi di onshore power per
fornire elettrica da terra alle navi mentre sono ormeggiate nei
porti, anche in considerazione della lentissima transizione
dell'industria crocieristica verso combustibili alternativi, con
attualmente solo il 6% della flotta globale usa il gas naturale
liquefatto, lo 0,3% il metanolo, l'1% l'idrogeno e il 3% sistemi
ibridi plug-in, e con circa il 90% delle navi che continua quindi a
dipendere interamente da carburanti convenzionali e altamente
inquinanti. Un uso di fuel fossili convenzionali che - specifica lo
studio - è destinato a durare in quanto le navi da crociera
hanno una vita lunghissima e restano in servizio per decenni.
Lo studio rileva che le normative europee attualmente in vigore
o in fase di implementazione, inclusi l'obbligo di alimentazione
elettrica da terra (OPS) previsto dal regolamento europeo AFIR a
partire dal 2030, l'inclusione del trasporto marittimo nell'ETS, la
transizione verso i carburanti sostenibili imposta dal regolamento
europeo FuelEU Maritime, la nuova area di controllo delle emissioni
di zolfo nel Mediterraneo, vengono giudicate passi nella giusta
direzione ma ancora insufficienti: i ricavi generati dall'ETS
applicato alle crociere - precisa lo studio - coprono, in media,
solo un terzo o la metà dei costi climatici reali del
settore, e per l'inquinamento atmosferico non esiste ancora alcuna
tassa equivalente a livello europeo.
Per T&E, la necessaria riforma fiscale per ridurre il
divario fiscale a vantaggio delle crociere dovrebbe essere fondata
sull'introduzione di una tassa nazionale sui passeggeri delle
crociere, da applicare finché il quadro normativo europeo
(ETS, OPS obbligatorio, obiettivi FuelEU) non sarà abbastanza
stringente da internalizzare pienamente i costi ambientali del
settore. La raccomandazione è quindi l'introduzione di una
tassa di circa 15 euro a passeggero/scalo, con il relativo gettito
che dovrebbe essere destinato a finanziare l'installazione delle
infrastrutture OPS di alimentazione elettrica nei porti e alla
tutela degli ecosistemi costieri e marini, e dovrebbe essere
accompagnata da limiti operativi nelle destinazioni più
colpite dal sovraffollamento turistico.
Lo studio ricorda che nel mondo diverse giurisdizioni hanno già
introdotto meccanismi simili, generalmente per due ragioni: la
reazione all'overtourism (Spagna, Grecia, Croazia, Bahamas) oppure
la fragilità ecologica dei territori (Islanda, Norvegia,
Scozia). In questi casi gli importi della tassa variano molto: si va
dai due euro di Lisbona o delle Baleari fino ai 30,5 dollari
dell'Alaska, passando per il Messico (in aumento graduale da 4,5 a
18,5 euro entro il 2028), la Grecia (5-20 euro nei mesi di punta) e
Barcellona, dove oggi si discute di portare il surcharge fino a 24
euro per le navi che sostano meno di 12 ore in banchina.
Simulando l'impatto di una tassa standard di 15 euro per passeggero sbarcato
in Francia, Italia e Spagna, T&E evidenzia che tale importo che
genererebbe circa 145 milioni di euro l'anno in Italia, 134 milioni
in Spagna e 55 milioni in Francia, cifre tutt'altro che simboliche,
ma comunque - precisa lo studio - modeste per il singolo passeggero
se paragonate, ad esempio, al costo medio di un pacchetto wi-fi a
bordo pari a circa 20 euro al giorno.
Il documento specifica, inoltre, che uno degli argomenti più
ricorrenti contro queste misure, ovvero il rischio di allontanare i
turisti dal settore delle crociere, non trova conferma nei dati:
Barcellona, ad esempio, ha quadruplicato la propria tassa locale
sulle crociere in un decennio registrando nello stesso periodo un
aumento del +30% degli arrivi di crocieristi; la Grecia ha visto una
crescita del +11% dei visitatori in un solo anno con la tassa
nazionale pienamente in vigore e nei Caraibi, i due mercati leader
per volumi di traffico crocieristico - il Messico e le Bahamas, che
applicano una tassa per passeggero di 20-26 euro - sono proprio
quelli con le tasse più elevate.
Lo studio, inoltre, fa riferimento ad un'analisi del governo
scozzese che si sofferma su un fattore rilevante: i tempi di
introduzione della tassa, con tasse annunciate e applicate nel giro
di pochi mesi (come ad Amsterdam) che causano un calo temporaneo
degli scali che poi si riassorbe, e con tasse annunciate con largo
anticipo (due anni a Dubrovnik) che fin dall'inizio hanno invece un
impatto quasi nullo.
Oltre all'introduzione di una tassa a livello nazionale, secondo
T&E sarebbero necessarie l'eliminazione a livello europeo delle
esenzioni IVA per le crociere internazionali, l'esclusione delle
navi da crociera dalle esenzioni sulle accise sui carburanti navali
nella revisione della direttiva sulla tassazione energetica,
l'introduzione di un obbligo europeo di livelli minimi di tassazione
ambientale per il settore, il rafforzamento degli obiettivi del
regolamento FuelEU Maritime, l'estensione dell'obbligo dell'uso per
le navi del sistema di alimentazione elettrica da terra,
l'imposizione di limiti di velocità di navigazione nelle
acque dell'UE e il divieto dell'uso in tutte le acque europee degli
scrubber, i sistemi di depurazione dei fumi di scarico.
|