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LEGISLAZIONE
Il Consiglio dell'UE accoglie molte delle richieste avanzate dalle associazioni del cluster marittimo-portuale europeo
Tuttavia, necessariamente, il testo rinvia l'adozione di misure concrete a future iniziative legislative
Lussemburgo
8 giugno 2026
Oggi il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato le proprie
conclusioni sulla strategia industriale marittima dell'UE che
evidenziano l'importanza strategica dell'industria manifatturiera
marittima e del trasporto marittimo europei per la competitività,
la resilienza, la sicurezza economica, la prontezza nel campo della
difesa, la prosperità e gli obiettivi di decarbonizzazione
dell'Unione. Nelle conclusioni, gli Stati membri riconoscono il
settore marittimo come una pietra angolare della base industriale
europea e ne sottolineano il ruolo essenziale nella salvaguardia
delle supply chain, nel sostegno alla transizione pulita e nel
rafforzamento della leadership tecnologica dell'UE. Riconoscono
inoltre le diverse caratteristiche nazionali, regionali e locali dei
settori manifatturiero e navale in tutta l'UE e le diverse priorità
degli Stati membri.
Le conclusioni recepiscono molte delle richieste avanzate negli
ultimi anni dalle principali organizzazioni del cluster
marittimo-portuale europeo, in primis da SEA Europe, European Sea
Ports Organisation (ESPO) e European Shipowners (ECSA). In
particolare, la prima associazione, che rappresenta i cantieri
navali europei, da anni sottolinea la necessità di una forte
politica industriale europea, di investimenti nel settore e di
misure per sviluppare innovazione e competenze, nonché di
azioni per contrastare seriamente la concorrenza asiatica e il
dumping praticato dai cantieri navali della regione.
Nelle conclusioni il Consiglio osserva che le industrie europee
della produzione e della navigazione marittima si trovano ad
affrontare sfide crescenti, tra cui l'intensificarsi della
concorrenza globale, le tensioni geopolitiche, la dipendenza
strategica dalla produzione di paesi terzi, la necessità di
accelerare la decarbonizzazione e la persistente carenza di
manodopera e competenze.
Nella dichiarazione politica del Consiglio dell'UE si “sostiene
il rafforzamento del settore della manifattura marittima dell'UE ai
fini della sovranità industriale, della resilienza e della
leadership tecnologica, preservando nel contempo un contesto di
mercato globale aperto, equo e competitivo”, si “esprime
preoccupazione per le distorsioni commerciali e le sovvenzioni
sleali da parte di paesi terzi che incidono sulle industrie
marittime dell'UE, comprese le disparità di costo legate ai
prezzi dell'energia”, e si “invita a studiare opzioni
per rafforzare la protezione della base industriale marittima
dell'UE contro la concorrenza sleale, anche attraverso gli strumenti
di difesa commerciale esistenti per garantire parità di
condizioni e sostenere la competitività europea, in linea con
gli accordi internazionali, considerando che il regolamento (UE)
2016/1035 relativo alla difesa contro le pratiche di prezzi
pregiudizievoli nella vendita di navi non può essere
applicato a causa della mancata ratifica dell'accordo dell'OCSE del
1994 sulla costruzione navale”.
Relativamente alla costruzione navale il documento, tra l'altro,
“riconosce l'importanza di approcci incentrati sulla
costruzione modulare, la normazione e la produzione in serie per
migliorare l'efficienza, nonché l'importanza di concentrarsi
su segmenti di mercato di valore elevato quali navi da crociera,
traghetti, navi militari, navi di appoggio per l'eolico offshore e
piattaforme di conversione, navi per la posa di cavi, navi da
ricerca, draghe, imbarcazioni da diporto, rompighiaccio e navi
artiche, come pure la necessità di rafforzare la capacità
produttiva dell'UE in relazione alle navi avanzate e a basse e a
zero emissioni”, e “invita a dare priorità agli
investimenti nella costruzione navale avanzata, nei sistemi di
propulsione puliti e nei poli di innovazione per il settore del
trasporto per vie navigabili al fine di garantire la competitività
a livello mondiale”.
Le conclusioni sostengono anche “l'avvio di un'alleanza
per le catene del valore marittime industriali dell'UE” e
incoraggiano “la sua rapida istituzione per promuovere la
cooperazione industriale e individuare le priorità
strategiche di investimento, garantendo nel contempo un forte
coinvolgimento dell'industria e degli Stati membri, con un mandato e
un quadro di governance chiari”. Inoltre, si chiede “lo
sviluppo di cluster marittimi nazionali e regionali che riuniscano
cantieri navali, fabbricanti di attrezzature, PMI, centri di
ricerca, università, studi di progettazione, istituti
finanziari e autorità pubbliche” e si sostiene “la
realizzazione dell'iniziativa 'Cantieri navali del futuro', anche
attraverso Orizzonte Europa”. Si invita poi “ad
accelerare l'adozione nei cantieri navali di tecnologie digitali,
pulite e circolari, comprese le tecnologie basate sull'IA e di
rilevamento, l'automazione, la robotica e le soluzioni intelligenti
di manutenzione” e si chiedono anche “misure specifiche
per i cantieri navali di piccole e medie dimensioni, in particolare
nelle regioni di coesione, nelle isole e nelle zone periferiche, al
fine di sostenere la trasformazione digitale, l'automazione, le
tecnologie pulite, la capacità di ammodernamento e la
partecipazione alle catene del valore dell'UE”.
La dichiarazione riconosce anche “l'importanza strategica
dei traghetti, delle navi ro-pax e delle navi per il trasporto
marittimo a corto raggio per la connettività europea, la
coesione territoriale, la preparazione alle emergenze e la mobilità
militare, e chiede di rafforzare la capacità produttiva
europea in questi segmenti”.
Quanto al trasporto marittimo, questione prioritaria per
l'associazione armatoriale ECSA, la dichiarazione “riconosce
che gli armatori europei sono fondamentali fattori trainanti della
domanda nell'intero ecosistema industriale marittimo e che è
importante mantenere una flotta europea competitiva e attraente,
anche battente bandiere dell'UE, per garantire la sicurezza
economica, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la
competitività globale, e prende atto del ruolo cruciale
svolto dal settore del trasporto alla rinfusa/con navi da carico non
regolari (che rappresenta il 75 % del trasporto marittimo dell'UE)
nel salvaguardare la sicurezza energetica e alimentare degli Stati
membri dell'UE”.
Si riafferma anche “l'importanza di mantenere un quadro
stabile e prevedibile in materia di aiuti di Stato per il trasporto
marittimo, in quanto elemento fondamentale per salvaguardare la
competitività globale del trasporto marittimo europeo”
e si pone in rilievo “l'importanza di assicurare condizioni di
parità a livello mondiale e di preservare la competitività
globale del trasporto marittimo europeo”.
Circa le norme europee sulla decarbonizzazione dello shipping,
la dichiarazione “sottolinea che, in caso di adozione di
misure globali in linea con gli obiettivi della strategia dell'IMO
del 2023 sui gas a effetto serra, saranno necessari opportuni
adeguamenti del regolamento FuelEU Maritime, del regolamento MRV e
dell'EU ETS per il trasporto marittimo al fine di evitare
efficacemente doppi pagamenti finanziari e oneri amministrativi e di
assicurare un'attuazione armonizzata e coerenza con le normative
internazionali, salvaguardando nel contempo la competitività
del settore marittimo europeo e gli obiettivi dell'Unione relativi
al conseguimento della neutralità climatica entro il 2050”.
Inoltre, si “incoraggia la semplificazione, ove opportuno, dei
quadri di monitoraggio, comunicazione e verifica nell'ambito dell'EU
ETS per il trasporto marittimo e di FuelEU Maritime”.
Rispondendo anche alle preoccupazioni manifestate
dall'associazione portuale ESPO circa il possibile dirottamento di
traffici verso porti extra-UE causato dalle norme europee sulla
decarbonizzazione, si evidenzia anche “il rischio di
distorsioni della concorrenza, tra cui la deviazione del traffico
verso porti di paesi terzi, e la necessità di misure adeguate
per attenuare tale rischio, tenendo conto dell'esposizione del
settore marittimo alla concorrenza internazionale e del suo ruolo
centrale nelle catene logistiche globali”.
Inoltre, si “sottolinea la necessità di quadri di
transizione prevedibili per la diffusione di tecnologie e
combustibili alternativi, che tengano conto della loro disponibilità
e dello sviluppo delle infrastrutture, al fine di evitare la
rilocalizzazione delle emissioni di CO2 e le perturbazioni della
connettività” e si “riconosce che i costi della
transizione possono incidere sulla connettività e sui prezzi,
particolarmente per le economie delle isole, degli Stati membri
insulari e delle regioni circondate dai ghiacci e ultraperiferiche”,
e si sollecitano quindi “misure di sostegno mirate per
attenuare gli impatti sproporzionati”.
Relativamente all'uso dei fondi generati dal sistema di scambio
di emissioni EU ETS per il settore marittimo, si “ricorda
l'importanza di utilizzare i proventi dell'EU ETS per finalità
legate al clima” e si “incoraggia gli Stati membri,
conformemente alle priorità nazionali, a sostenere la
decarbonizzazione del settore marittimo lungo tutta la catena del
valore, ivi compresi i cantieri navali, le compagnie di navigazione,
i progetti di ammodernamento, i fabbricanti di attrezzature, i
fornitori di tecnologie, i fornitori di combustibili e i porti”.
Si incoraggiano anche “gli Stati membri a utilizzare i
proventi generati dall'inclusione del trasporto marittimo nell'EU
ETS per sostenere la transizione energetica del settore, compresi il
rinnovamento delle flotte, gli ammodernamenti verdi, i servizi di
trasporto marittimo insulare, i combustibili alternativi e le
infrastrutture energetiche portuali”.
La dichiarazione chiede anche “maggiori sforzi per
migliorare l'accesso al mercato per i servizi di trasporto marittimo
europei, anche attraverso l'uso efficace degli accordi commerciali
dell'UE e un sostegno adeguato ad accordi marittimi bilaterali
compatibili con il diritto dell'Unione”.
Tuttavia, se le conclusioni adottate dal Consiglio dell'UE
rispondono alle principali richieste del cluster marittimo-portuale
europeo, il testo resta essenzialmente una dichiarazione di
indirizzo politico che riconosce i problemi sollevati dall'industria
e ne fa propri gli obiettivi, ma necessariamente rinvia a future
iniziative legislative le misure concrete per risolverli.
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