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Rapporto Fedespedi, i porti del Nord Adriatico crescono, ma parlano sloveno e croato
Nel primo semestre 2026 Trieste, Venezia, Ravenna e Ancona restano a circa 819mila teu: la crescita del bacino arriva da Koper e Rijeka
Milano
7 ottobre 2026
Il rapporto di ottobre 2026 del Centro Studi Fedespedi mostra un
commercio estero italiano in ripresa, un cargo aereo stagnante e un
trasporto marittimo in cui la crisi mediorientale sta tornando a
pesare su noli e rotte. Mentre un anno fa l'Economic Outlook di
Fedespedi descriveva un mercato marittimo in rilassamento, con noli
in calo, navi più puntuali, volumi in crescita, l'ultimo
rapporto racconta un'altra storia, a partire dai noli saliti dal
minimo di un anno fa ad oltre il doppio del valore. La ripresa delle
ostilità tra Stati Uniti e Iran e l'estensione del conflitto
allo Yemen, dove gli Houthi hanno recentemente conquistato ampie
porzioni della costa sul Mar Rosso e dell'area di Bab el-Mandeb
prima di essere contrastati dall'offensiva delle forze governative,
ha frenato il ritorno alla normalità sulle rotte marittime
tra Asia ed Europa.
Il rapporto fotografa l'andamento nel periodo dei porti
italiani, ma solo di una parte: sono nove quelli censiti da
Fedespedi. E qui si potrebbe aprire un dibattito sulla scarsa, per
non dire largamente insufficiente, tempestività con cui sono
diffusi i dati ufficiali del traffico movimentato dai porti
nazionali. Fatto grave per una nazione che si dichiara marittima.
Nel primo semestre di quest'anno i porti censiti hanno movimentato
un traffico containerizzato pari a 3,02 milioni di teu, in calo del
-0,2% sullo stesso periodo del 2025, con Genova a -1,5%, Savona a
-8,0%, Trieste a -4,1%, La Spezia a +3,5%, Venezia a +4,6%, Ancona a
+3,0%. È un recupero rispetto al -4,6% del primo trimestre
2026 segnalato dal precedente rapporto del Centro Studi Fedespedi,
che tuttavia è riferito ad una platea di porti parzialmente
diversa.
Il dato più interessante, però, sta
nel confronto tra i due macro-versanti marittimi in cui è
divisa la penisola italiana. L'ultimo rapporto sottolinea il
«maggiore dinamismo» del Nord Adriatico, che nel
semestre cresce del +8% (1,855 milioni di teu contro 1,718 nella
prima metà del 2025), mentre il Nord Tirreno cala del -0,9%.
Ma il gruppo nord-adriatico include Koper e Rijeka. Sommando i soli
porti adriatici italiani (Trieste, Venezia, Ravenna, Ancona) il
traffico è di circa 819mila teu in entrambi i semestri:
quindi crescita zero. Pertanto tutto l'aumento viene dai due scali
portuali sloveno e croato, cresciuti assieme del +15% circa. Il
rapporto di Fedespedi lo spiega con gli investimenti delle compagnie
marittime e con la domanda dell'Est Europa: «il forte
incremento della movimentazione nel porto di Rijeka-Fiume (+35,7%
Rijeka e +5,2% Koper, ndr) - spiega il documento - è
dovuto alla piena operatività del nuovo terminal Rijeka
Gateway, gestito da APM Terminals (gruppo Maersk) insieme ad Enna
Logic (parte del Gruppo Enna, società croata d'investimento,
focalizzata nei settori dell'energia e della logistica). Il nuovo
terminal si aggiunge all'Adriatic Gate Container Terminal (AGCT),
già presente nel porto e gestito dalla società
pubblico-privata Luka Rijeka». Il rapporto mostra inoltre che
nel decennio 2015-2025 il traffico containerizzato, su base 2015=100
è salito per il Nord Adriatico a 138 e per il Tirreno a 116.
È la conferma che la competizione per l'hinterland europeo si
gioca sempre più fuori dai confini italiani.
Il rapporto specifica, poi, che «i principali porti del
Mediterraneo non italiani hanno movimentato nel complesso 24,882
milioni di teu, con una crescita del 4,7%».
Il rapporto segnala anche che nel primo semestre 2026 le
esportazioni italiane sono salite a 337,2 miliardi di euro (+4,5%),
le importazioni a 312,6 (+4,3%), con un avanzo di 24,6 miliardi
contro 22,8. È un'accelerazione netta rispetto al +1,3% del
primo trimestre (dai dati cumulati si ricava un secondo trimestre
2026 attorno al +7,7%). Una parte rilevante di questa crescita viene
però da una sola voce, quella dei metalli preziosi e
semilavorati, esportati per 13,7 miliardi contro 5,3 (+157%). Da
soli spiegano circa il 57% dell'aumento complessivo dell'export;
senza di essi la crescita sarebbe intorno al +2%. Coerente appare il
+39% dell'export verso la Svizzera, uno degli hub mondiali dell'oro
(nel periodo le altre destinazioni tipiche dell'oro non crescono:
Regno Unito -5,8%; Turchia -15,5%; Emirati -12,6%). Anche le
importazioni di metalli preziosi sono salite del +87%.
Il rapporto si sofferma anche sul cargo aereo, che a livello
mondiale cresce da un anno in modo regolare attorno al +4% (IATA:
+4,1% ad agosto 2025, +4,3% a dicembre, +4,0% ad aprile 2026, +3,9%
a luglio), molto lontano dal +13,6% del luglio 2024. Gli aeroporti
italiani non lo seguono. Dopo il +15,0% del 2024, il +1,7% del 2025
e il -1,0% di gennaio-aprile, per gli scali aeroportuali nazionali
il periodo gennaio-agosto 2026 chiude a -0,7% (821mila tonnellate).
Il calo è tutto nel traffico postale (-18,6%), che il
rapporto attribuisce, quale conseguenza probabile, al calo
dell'e-commerce dopo la nuova tassa di due euro sui pacchetti dalla
Cina.
Nel complesso, il quadro tracciato dal rapporto Fedespedi è
quindi quello di un'economia italiana che torna a crescere negli
scambi con l'estero, ma nella quale la logistica non segue ovunque
la stessa dinamica. Ne emerge una geografia dei traffici nella quale
la domanda internazionale offre nuove opportunità, ma la
capacità degli scali italiani di intercettarle non appare
uniforme. E proprio il confronto con i porti concorrenti del
Mediterraneo e dell'Europa centro-orientale mostra che la partita
non si gioca soltanto sulla crescita dei traffici, ma sulla capacità
di trasformare la ripresa del commercio in quote di mercato
logistico.
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