 Una proposta per decongestionare il sistema sistema logistico
del Nord Ovest che potrebbe far infuriare i già più
che infuriati autotrasportatori. È quella di istituire aree
“buffer”, veri e propri check point operativi da
collocarsi «nelle aree naturalmente retroportuali (Basso
Piemonte e Bassa Lombardia) e funzionare come collettori delle merci
in container, accogliendole dalle fabbriche e smistandole anche di
notte, h24, verso i terminal portuali secondo una logica di utilizzo
della rete nelle ore di minor traffico e di maggiore efficienza».
La proposta è stata formulata da Rodolfo De Dominicis,
amministratore delegato di Connect Ingegneria & Digitalizzazione
Srl società nata come una costola di Uirnet e quindi come
derivazione del progetto di piattaforma logistica italiana, in
occasione del convegno dal titolo “Port and logistics
congestion? Me ne faccio un buffer!” tenutosi stamani presso
la Regione Liguria.
Secondo Connect, per far fronte al problema del congestionamento
cronico della rete autostradale, e di conseguenza anche di quella
ferroviaria, è necessario un approccio globale che coinvolga
anche le regioni, i territori e le comunità vicine altrimenti
l'intero sistema economico non potrà svilupparsi e sarà
condannato a una recessione. Per Connect, «solo interventi
organizzativi dal contenuto fortemente innovativo potranno, specie
in presenza della nuova diga di Genova, che consentirà al
porto di accogliere le navi da oltre 20.000 container di portata,
evitare sia di vanificare gli investimenti che lo Stato sta
effettuando, sia di costruire uno schema di fluidificazione del
traffico specie camionistico funzionale allo sviluppo».
Per Connect, quindi, i grandi spazi disponibili nelle aree
retroportuali, incluse quelle di La Spezia, «dovrebbero
consentire di razionalizzare il traffico con effetti evidenti
sull'efficienza dei porti, sui costi per le industrie, ma anche
sull'inquinamento, e sulla sicurezza stradale».
È da vedere cosa ne penseranno gli autotrasportatori, gli
unici a cui - pare - questa proposta sembra chiedere di fermarsi e
di caricarsi del problema. Un sostare e gravarsi degli effetti della
congestione che potrebbe significare per l'autotrasporto un
ulteriore incremento dei costi e dei tempi di attesa, due questioni
centrali nelle azioni di protesta che la categoria ha condotto negli
ultimi decenni.
Commentando la proposta, in una comunicazione il viceministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha rilevato che
«assume particolare rilevanza una gestione più ordinata
e programmata dei flussi di traffico pesante anche attraverso
strumenti innovativi che consentano di separare, razionalizzare e
distribuire i volumi lungo la catena logistica».
Contraddittoria pare la visione del futuro della logistica del
Nord Ovest del presidente della Regione Liguria che ha ricordato che
«gli investimenti che stiamo portando avanti non riguardano
solo la nuova diga, ma l'intero sistema portuale: i bacini, la
sopraelevata portuale, le nuove aree operative e, soprattutto, il
collegamento con le grandi infrastrutture terrestri come il Terzo
Valico, il sestuplicamento del nodo di Genova, il quadruplicamento a
Voltri e il raddoppio Finale-Andora». «Nel giro di
cinque o sei anni - ha osservato Marco Bucci - dovremo avere un
sistema completo e in grado di sostenere i flussi di merci, dati,
persone e cultura. Questo sistema però - ha precisato il
presidente della Regione Liguria - deve essere anche gestito in modo
moderno e intelligente: dobbiamo superare la logica dei controlli
sequenziali e costruire processi che funzionino bene fin
dall'inizio, riducendo i tempi morti e gli sprechi, come avviene nei
modelli produttivi più avanzati». Una riduzione dei
tempi morti e degli sprechi che sembra in contraddizione, appunto,
con l'istituzione di aree dove si creano tempi di attesa e si
producono costi. Tuttavia, secondo Bucci, «il progetto buffer
va in questa direzione: non dobbiamo abituarci - ha affermato - ai
colli di bottiglia, ma lavorare per eliminarli progressivamente,
tratto dopo tratto, con un vero cambio di mentalità e di
organizzazione. L'obiettivo è arrivare tra il 2030 e il 2032
a un sistema logistico portuale efficiente, competitivo e integrato
a livello europeo. Se lavoriamo tutti insieme - ha concluso - è
un traguardo alla nostra portata».
Pragmatica l'osservazione del presidente dell'Autorità di
Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale: «i buffer - ha
ammesso Matteo Paroli - non dovrebbero esistere, ma oggi sono
indispensabili con un'attenzione rivolta all'autotrasporto».
Per il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar
Ligure Orientale, Bruno Pisano, i buffer costituirebbero un
«elemento determinante per l'efficienza del porto».
Secondo Connect, il primo step del sistema di buffer «dovrebbe
concretizzarsi con la sperimentazione di un prototipo di buffer
nell'area del basso Piemonte, per poi procedere alla progettazione e
realizzazione dell'ecosistema logistico del Nord Ovest,
eventualmente tramite un partenariato pubblico-privato in project
financing, un “osservatorio tecnico-scientifico” e
progettare poi una forma di sostegno ai buffer simile ai Ferrobonus
e Marebonus».
Inevitabile chiedersi se una forma di sostegno simile al
Marebonus, l'incentivo agli autotrasportatori che utilizzano il
trasporto marittimo, potrà evitare che il progetto dei buffer
faccia infuriare i già inferociti camionisti. Improbabile, a
meno che l'incentivo non sia assai sostanzioso e tale da far
ulteriormente e notevolmente lievitare i costi del sistema logistico
del Nord Ovest.
Nel suo intervento Fabrizio Palenzona, presidente onorario di
Fondazione Slala, ha definito «il sistema integrato Genova,
aree retroportuali, la vera strategia per il futuro. Noi abbiamo
bisogno di tempi certi per il trasporto, avendo contezza - ha
ammonito - che il sistema Italia dipende dall'autotrasporto».
Appunto: facciamo di tutto per evitare che gli autotrasportatori si
imbufaliscano più di quanto lo sono già.
Bruno Bellio
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