 Le compagnie di navigazione sono state colte impreparate
dall'impatto sui traffici marittimi che transitano nella regione del
Medio Oriente determinato dagli attacchi lanciati sabato da USA e
Israele contro l'Iran? Dalla risposta agli eventi dei principali
vettori marittimi e delle aziende che operano o sono direttamente
interessate ad attività marittime con la regione
mediorientale, sembra di sì. Se il traffico navale nella
regione, in particolare sulla rotta che attraversa il Mar Rosso, si
era notevolmente ridotto dopo che alla fine del 2023 i miliziani
yemeniti Houthi avevano iniziato a compiere attacchi contro le navi
in transito sulla rotta e aveva mostrato segnali di ripresa solo
dallo scorso autunno quanto questi attacchi erano cessati, nelle
ultime settimane i ripetuti allarmi per una possibile azione
militare statunitense contro l'Iran avevano indotto diverse
compagnie marittime a rallentare, se non congelare, i programmi per
il ritorno delle loro navi sulle rotte che transitano per lo stretto
di Bab el-Mandeb e il canale di Suez e per lo stretto di Hormuz.
Sorprese dagli attacchi israelo-americani, le navi ancora impiegate
nella regione sono state in gran parte fermate o, ove possibile,
deviate su rotte più sicure.
Relativamente al solo segmento del trasporto marittimo dei
container, a non essere del tutto impreparate ad una improvvisa
escalation della crisi sembrano essere state solo le compagnie
Hapag-Lloyd e Maersk Line, che cooperano nell'ambito del loro vessel
sharing agreement Gemini Cooperation. Venerdì, ventiquattrore
circa prima dell'avvio degli attacchi contro l'Iran, le due
compagnie hanno comunicato ai loro clienti la decisione di
modificare le rotte di alcune navi impiegate nei loro servizi ME11,
che collega l'India e il Medio Oriente con il Mediterraneo, e MECL,
che collega l'India e il Medio Oriente con la East Coast degli Stati
Uniti. Nella comunicazione, hanno spiegato che stavano «riscontrando
impreviste restrizioni derivanti da un più ampio contesto
operativo nella regione del Mar Rosso. Dopo aver discusso con i
nostri partner per la sicurezza - hanno specificato Hapag-Lloyd e
Maersk - è evidente che queste restrizioni stanno rendendo
difficile evitare ritardi relativamente al transito in quest'area».
È plausibile ritenere che questi «partner per la
sicurezza» non fossero all'oscuro degli imminenti attacchi
lanciati da USA e Israele contro l'Iran o, quantomeno, di un
prossimo acuirsi della crisi. È possibile che questi abbiano
informato circa possibili rischi anche altre compagnie di
navigazione containerizzate che, forse, hanno deciso di non
modificare i loro programmi o, se lo hanno fatto, non ne hanno dato
notizia ai loro clienti. A darne informazione ai clienti, però
solo appena prima dell'avvio degli attacchi, è stata sabato
l'israeliana ZIM con una comunicazione ai clienti inusualmente
riportante l'orario di pubblicazione. L'ora indicata sull'annuncio
della compagnia di Haifa è le 5:43 nelle versioni comunicato
nelle diverse lingue pubblicate sul sito internet della compagnia,
cioè un'ora e mezzo prima dell'avvio degli attacchi contro
l'Iran, ad eccezione dell'annuncio in lingua inglese che indica come
orario le 3:30.
Che per le navi la situazione nella regione da allarmante stia
diventando assai rischiosa lo rivelano le informazioni rilasciati
nella serata di ieri dalla britannica United Kingdom Maritime Trade
Operations (UKMTO) su diversi attacchi alle navi avvenuti nell'area
dello stretto di Hormuz. Uno di questi, il più grave, è
stato condotto contro la chemical-product tanker Skylight. Il
Maritime Security Center dell'Oman ha reso noto che «la
petroliera, battente bandiera della Repubblica di Palau, è
stata colpita a cinque miglia nautiche a nord del porto di Khasab,
nel Governatorato di Musandam. Tutti i 20 membri dell'equipaggio
sono stati evacuati, inclusi 15 cittadini indiani e cinque cittadini
iraniani. I primi rapporti - ha specificato il MSC - indicano che
quattro membri dell'equipaggio hanno riportato ferite di varia
gravità e sono stati trasferiti per ricevere le cure mediche
necessarie». Inoltre, il centro omanita ha comunicato che «le
operazioni di soccorso sono state effettuate in coordinamento con
diverse agenzie militari, di sicurezza e civili, a dimostrazione
della prontezza nazionale nel rispondere agli incidenti marittimi».
Replicando alla nota del Maritime Security Center, il Registro
Navale di Palau ha precisato che la Skylight è stata
rimossa dal registro navale di Palau lo scorso gennaio «in
conformità con le procedure di conformità stabilite
dal Registro e i requisiti normativi applicabili. Al momento
dell'incidente segnalato - ha evidenziato l'organizzazione di Palau
- la nave non era registrata presso il Registro Navale di Palau».
La Skylight, di proprietà della emiratense Sea
Force Inc, è operata dalla emiratense Red Sea Ship
Management. Sia la nave che la società di ship management
sono colpite dalle sanzioni statunitensi contro l'Iran. Lo scorso 18
dicembre, infatti, il Dipartimento del Tesoro americano ha reso noto
che l'imprenditore marittimo egiziano Hatem Elsaid Farid Ibrahim
Sakr possiede e gestisce diverse società, tra cui Red Sea
Ship Management LLC e High Seas Petroleum LLC con sede negli Emirati
Arabi Uniti, con l'ultima precedentemente nota come Petrofleet
Energy Trading LLC, che si sono occupate del trasporto di grandi
quantità di prodotti petroliferi iraniani nella regione del
Golfo Persico, anche in coordinamento con Sahara Thunder, società
di copertura associata al Ministero della Difesa iraniano e alla
logistica delle forze armate iraniane. Il Dipartimento statunitense
ha precisato che Red Sea Ship Management gestisce e opera le
petroliere battenti bandiera di Palau Skylight, Khadiga
e Intan Premier, ciascuna delle quali ha trasportato prodotti
petroliferi iraniani come nafta, bitume e olio combustibile. Secondo
quanto riferito dal Dipartimento, la Skylight,
precedentemente nota come Al Moustafa, è stata
acquisita da Sakr nel giugno 2023 e, subito dopo l'acquisizione, è
stata utilizzata per un trasferimento da nave a nave di condensato
iraniano nell'interesse di Sahara Thunder.
Riferendosi all'attacco alla Skylight, il segretario
generale dell'International Maritime Organization (IMO), Arsenio
Dominguez, si è detto «profondamente preoccupato per le
notizie secondo cui diversi marittimi sarebbero rimasti feriti in
attacchi a navi mercantili. Nessun attacco contro marittimi
innocenti o navi civili - ha sottolineato - è mai
giustificato. Questi equipaggi stanno semplicemente facendo il loro
lavoro e devono essere protetti dagli effetti di tensioni
geopolitiche più ampie. La libertà di navigazione è
un principio fondamentale del diritto marittimo internazionale e
deve essere rispettato da tutte le parti, senza eccezioni».
«Sto monitorando attentamente la situazione - ha
proseguito Dominguez - ed esorto tutte le compagnie di navigazione a
esercitare la massima cautela. Ove possibile, le navi dovrebbero
evitare di transitare nella regione interessata fino a quando le
condizioni non miglioreranno. Invito inoltre tutte le parti
interessate a rimanere vigili contro la disinformazione e ad
affidarsi esclusivamente a fonti verificate e autorevoli quando si
prendono decisioni in materia di navigazione. Il mio pensiero è
rivolto ai marittimi feriti e alle loro famiglie. La loro sicurezza
e il loro benessere sono la nostra massima priorità e l'IMO
continuerà a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri
e i partner per sostenere una navigazione sicura e per sostenere il
principio secondo cui i marittimi civili non devono mai essere
danneggiati».
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