 Lo stato di belligeranza attualmente in atto in una ampia
regione del Medio Oriente che non ha contorni ben definiti, con gli
attacchi di USA e Israele contro l'Iran che hanno innescato reazioni
e controreazioni attuate principalmente nell'area del Golfo Persico
ma anche in zone a centinaia di chilometri di distanza, rende sempre
più incerto l'esito delle spedizioni marittime che vi
transitano ma anche quelle che non si avvicinano neppure alla
regione. Per gran parte dei professionisti di questo settore questo
è il momento dell'incertezza. Un momento in cui si rischia di
passare rapidamente da una pianificazione organizzata ad una
situazione di caos. A fissare qualche punto fermo in questo mare
sempre più agitato ci ha pensato l'associazione degli
spedizionieri genovesi Spediporto.
Il direttore generale di Spediporto, Giampaolo Botta, ha
sunteggiato un'evoluzione dello scenario che molti operatori stanno
già ampiamente sperimentando: «innanzitutto - ha
rilevato - la perdita di affidabilità fa passare i tempi da
previsti a stimati, i costi aumentano a cascata, con l'entrata in
gioco di surcharge di varia natura (senza dimenticare l'esposizione
a demurrage/detention/storage, perché la merce, anche se
ferma, consuma spazio, genera tariffe, crea controversie) e la
congestione si sposta altrove, con più trasbordi, code
operative e ritardi propagati anche su rotte lontane».
Oltre che di costi e tempi e di altre componenti, la spedizione
marittima è caratterizzata anche da aspetti giuridici e
assicurativi che talvolta suscitano l'angoscia degli spedizionieri e
degli operatori dell'import-export che diventa incubo quanto entra
in ballo la War Risk Clause. Quanto scatta il fattore
dell'assicurazione dei rischi guerra, ha evidenziato l'avvocato
Danilo Guida, specializzato in diritto marittimo, «la rotta
non è più un diritto: è una possibilità.
E prima c'è la sicurezza, poi la performance».
Guida ha ricordato che molte polizze di carico prevedono
clausole che, in presenza di guerra, conflitto o pericolo grave,
consentono al vettore di deviare, sospendere, scaricare in porto
sicuro, riorganizzare il viaggio e ridurre la propria responsabilità
per ritardi o mancata consegna, entro i limiti applicabili. Le
formule cambiano da compagnia a compagnia. Di solito c'è una
clausola specifica per i rischi di conflitto o una più
generale legata alla sicurezza. L'avvocato ha precisato che il
vettore marittimo può decidere da solo come comportarsi «se
la clausola lo consente e se la situazione integra un rischio
concreto. Ma ogni decisione - ha osservato - lascia tracce
economiche, come costi extra e una nuova catena di obblighi per il
proprietario della merce».
È in questo genere di situazione che - ha spiegato Botta
- che «molti scoprono in ritardo che la polizza standard non
basta». A tal proposito il suggerimento dell'avvocato Guida è
quello di verificare subito l'esistenza di una copertura specifica,
consapevoli peraltro, del fatto che la modifica degli scenari di
conflitto può cambiare costi e disponibilità della
stessa durante la spedizione.
Suggerendo agli operatori come muoversi in questo scenario,
l'avvocato ha esortato innanzitutto a «leggere bene la polizza
di carico, cercare clausole su war risk e similari, capire chi
decide cosa e a carico di chi sono i costi accessori. È
indispensabile - ha esortato - mettersi in contatto immediatamente
con lo spedizioniere per fare un punto chiaro sullo stato dell'arte,
verificare la situazione assicurativa, attivando se è il caso
e se previste, estensioni e conservando prova delle comunicazioni e
degli avvisi. È indispensabile, inoltre, elaborare un piano B
credibile, completo di una valutazione realistica degli extra costi
e dei tempi, considerando anche i termini di resa (Incoterms)
pattuiti nel contratto di vendita tra esportatore e importatore.
Infine, ugualmente molto importante, tenere traccia di tutto: è
sempre una buona pratica, ma in tempi di crisi avere a disposizione
la documentazione completa è una forma indispensabile di
protezione per gestire reclami, contestazioni, richieste di
rimborso, responsabilità».
In sintesi, hanno specificato Botta e Guida, «quando la
tensione sale, il mercato non premia chi grida: premia chi governa
l'informazione, chi mantiene lucidità e chi sa spiegare al
cliente la verità senza spaventarlo e senza addolcirla».
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