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LAVORO
Vado Gateway, confermato lo sciopero del personale di domani
Ferrari: chiarire che l'istituto del part-time e del tempo determinato sono parte del Ccnl dei porti non è stato sufficiente
Genova
1 aprile 2026
È stato confermato lo sciopero di 24 ore di domani del
personale del terminal Vado Gateway del porto di Vado Ligure
proclamato da Filt Cgil e Uiltrasporti per protestare - avevano
sottolineato le organizzazioni sindacali annunciando il fermo del
lavoro - contro l'uso spregiudicato di part-time e precariato. Non
ha avuto infatti esito positivo il tavolo di raffreddamento di ieri
convocato dall'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure
Occidentale.
Le organizzazioni sindacali, in vista dell'incontro, avevano
ribadito l'inaccettabilità che la variabilità dei
traffici, caratteristica intrinseca del lavoro portuale, incida sui
diritti e determini la precarietà dei dipendenti. I sindacati
avevano evidenziato che il sistema portuale, infatti, è
dotato di strumenti collaudati e funzionanti che, con le dovute
tutele sociali, è in grado di affrontare i picchi di traffico
attraverso il lavoro temporaneo svolto dall'articolo 17 della legge
84/94, che disciplina la fornitura del lavoro portuale temporaneo, o
attraverso la flessibilità prevista dal Ccnl porti. Filt Cgil
aveva denunciato che la scelta del terminalista, invece, sta andando
nel senso di introdurre forme atipiche di flessibilità che
contrastano con il modello di lavoro esistente nel porto di Savona.
Delusa dall'esito dell'incontro, Vado Gateway ha rimarcato che
il ricorso al part-time sino a un massimo del 20% della forza lavoro
è previsto dall'articolo 63 del contratto collettivo
nazionale dei lavoratori portuali che è stato firmato da
Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti e che tale ricorso non entra in
alcun modo in contrasto con l'articolo 17 della legge 84/94.
Inoltre, la società terminalista ha ricordato che il lavoro a
tempo parziale viene praticato anche nei terminal di numerosi altri
porti italiani.
L'Associazione Italiana Terminalisti Portuali ha partecipato
nuovamente, al fianco della sua associata, al tavolo di
raffreddamento convocato dalla AdSP e, riferendosi all'incontro, il
direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari, ha lamentato che «il
confronto è stato a tratti surreale. Una volta chiarito che
l'istituto del part-time e del tempo determinato sono parte del
contratto di lavoro dei porti anche per il personale che opera in
banchina (sì - ha evidenziato Ferrari - c'è stato
bisogno di confrontarsi su questo), le rassicurazioni che l'azienda
ha fornito in merito alla possibilità di trasformare questi
rapporti di lavoro in full-time e tempo indeterminato al verificarsi
di determinate condizioni operative (volumi di merce) - ha aggiunto
il direttore dell'associazione - non è stata sufficiente per
la controparte. Spiace definirla così, controparte, ma - ha
affermato Ferrari - nel momento in cui il livello del
contraddittorio non si sposta da una pervicace pretesa di entrare
nel merito dell'organizzazione del lavoro solo per richiamare
ideologicamente “modelli” diversi come unici punti di
riferimento, è evidente che non può non esserci
contrapposizione. Il tutto - ha denunciato il direttore di
Assiterminal - in un contesto in cui le regole normative e
contrattuali sono pienamente applicate. Che nel 2026 il part-time
sia ritenuta una forma di precariato credo sia anacronistico e che
sia fuorviate contrapporre la libera organizzazione del lavoro delle
aziende ai modelli di somministrazione di lavoro temporaneo
(compagnie portuali), soprattutto in contesti, come quello savonese,
in cui i dati e le statistiche evidenziano che crescendo il
terminal, cresce la compagnia portuale. La dialettica nelle
relazioni sindacali - ha concluso Ferrari - è parte del gioco
ma attraverso un approccio che valorizzi il merito delle questioni,
soprattutto in contesti esterni che sempre di più incidono
sugli equilibri economici e quindi sociali di qualunque comparto».
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