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PROGRESSO E TECNOLOGIA
Per rispondere agli shock geopolitici, lo shipping deve disporre di dati operativi affidabili
Lloyd's Register e OneOcean e PortXchange fanno il punto su digitalizzazione e intelligenza artificiale del settore
Londra/Rotterdam
18 marzo 2026
Il settore del trasporto marittimo mondiale deve ancora fare
parecchia strada sul percorso della sua digitalizzazione, ma non
perché deve aumentare notevolmente il grado di
dematerializzazione dei dati, disponendo già di un assai
consistente volume di informazioni digitali, quanto piuttosto perché
queste informazioni continuano ad essere in gran parte frammentate,
mal strutturate o sottoutilizzate. Lo evidenzia il rapporto
“Mastering maritime data for competitive advantage”
realizzato dalla società di classificazione e certificazione
Lloyd's Register e dalla sua piattaforma digitale OneOcean che è
stato presentato oggi alla “Smart Maritime Network Conference”
in corso ad Atene.
Lo studio rileva che le compagnie di navigazione devono
migliorare le modalità di raccolta, strutturazione e utilizzo
dei dati operativi per rimanere competitive in un contesto operativo
sempre più regolamentato e digitalizzato. In particolare, si
osserva che, con l'intensificarsi della pressione normativa
attraverso nuove disposizioni come l'applicazione del sistema di
scambio di quote di emissione dell'UE e del regolamento europeo
FuelEU Maritime, sta diventando fondamentale disporre di dati
operativi affidabili sia per la conformità normativa che per
le decisioni operative e commerciali.
Il rapporto evidenzia che il settore del trasporto marittimo ha
ancora molta strada da fare prima che gli strumenti digitali possano
esprimere appieno il loro potenziale. Secondo l'ultimo Digital
Maturity Index (DMI) del Lloyd's Register, la standardizzazione dei
dati si attesta a 2,45 su un livello massimo pari a 4, mentre la
maturità digitale complessiva del settore marittimo è
attualmente pari a 2,1 su un massimo di 4, evidenziando progressi
disomogenei all'interno del settore. Il documento specifica che per
molti armatori e operatori la sfida non risiede nella generazione di
dati, ma piuttosto nel garantire che questi raggiungano livelli di
qualità adeguati e siano affidabili e utilizzabili
efficacemente nelle operazioni a bordo e a terra.
Il rapporto esamina come le organizzazioni marittime gestiscono
le informazioni lungo l'intero ciclo di vita dei dati: dalla
raccolta e convalida a bordo fino al trasferimento, all'elaborazione
e all'utilizzo operativo. La ricerca suggerisce che le debolezze
emergono spesso nelle fasi iniziali, quando le informazioni
operative vengono ancora inserite manualmente o archiviate in
sistemi isolati, e rileva che ciò può portare a
problemi di qualità dei dati che in seguito complicano la
rendicontazione delle emissioni, l'analisi delle prestazioni o il
processo decisionale commerciale.
Il rapporto sottolinea che il miglioramento della governance dei
dati, della standardizzazione e dell'integrazione dei sistemi sarà
essenziale affinché il settore possa sbloccare il valore
delle informazioni già prodotte dalle flotte.
Rilevando poi che tecnologie avanzate come l'intelligenza
artificiale e l'analisi predittiva dipendono fortemente dalla
qualità dei dati sottostanti, il rapporto evidenzia che,
senza processi di governance e verifica coerenti, i sistemi
automatizzati rischiano di amplificare le imprecisioni anziché
fornire informazioni operative utili.
La ricerca conclude che
la prossima fase della digitalizzazione marittima dipenderà
da una maggiore collaborazione all'interno dell'intero ecosistema
marittimo, inclusi armatori, fornitori di tecnologia, società
di classificazione, porti e autorità di regolamentazione.
Anche PortXchange, società tecnologica il cui scopo è
supportare le compagnie di navigazione ad incrementare la propria
efficienza operativa contribuendo anche alla loro decarbonizzazione,
ha analizzato lo stato della digitalizzazione del settore marittimo,
in particolare al fine di valutarne la resilienza in occasione di
crisi come quella attualmente in corso nell'area dello Stretto di
Hormuz, dove transita quasi un quinto della fornitura mondiale di
petrolio, che ora è praticamente interdetta alla navigazione.
L'amministratore delegato e cofondatore di PortXchange, Sjoerd
de Jager, ha osservato che eventi come quello dello Stretto di
Hormuz mettono in luce una realtà sempre più evidente
per il settore marittimo: la resilienza non si limita più
alla pianificazione in previsione di un'interruzione, ma consiste
nel reagire rapidamente quando questa si verifica, e che tale
resilienza dipende dalla combinazione di dati operativi affidabili
con informazioni basate sull'intelligenza artificiale. Quando gli
shock geopolitici colpiscono le reti di trasporto marittimo globali
- ha rilevato de Jager - la vera sfida consiste nel comprendere le
conseguenze operative. De Jager ha rilevato che, com'è
accaduto nel caso della crisi nell'area del Mar Rosso, se una nave
transita attorno al Capo di Buona Speranza anziché
attraversare il canale di Suez può subire ritardi di giorni o
addirittura di settimane, con orari di arrivo nei porti che
cambiano, con flussi di merci che si spostano e con piani di
trasporto terrestre che devono essere riconfigurati, nel caso dello
Stretto di Hormuz questi problemi si rivelano ancora più
critici in quanto, a differenza della rotta attorno al Sudafrica, lo
Stretto non ha un passaggio alternativo, il che significa che se il
traffico attraverso Hormuz viene interrotto, le navi non possono
semplicemente deviare la rotta e il traffico delle merci si blocca
completamente, con un'interruzione che si propaga rapidamente a
cascata lungo tutta la supply chain.
Per PortXchange, è proprio in occasione di queste crisi
che l'intelligenza artificiale può svolgere un ruolo
cruciale, rafforzando, anziché sostituire, l'esperienza
operativa umana. I modelli di intelligenza artificiale - ha spiegato
de Jager - sono in grado di analizzare i movimenti delle navi, la
pianificazione storica dei viaggi e le condizioni ambientali,
generando previsioni di arrivo nei porti sempre più accurate.
Se combinate con i dati portuali e dei terminal - ha specificato -
queste informazioni consentono agli operatori di prevedere le
interruzioni in anticipo e, di conseguenza, di valutarne più
rapidamente l'impatto operativo. Considerando le attuali tensioni
intorno ad Hormuz - ha sottolineato - tale visibilità può
fare la differenza tra un'interruzione reattiva e un adattamento
proattivo.
Tuttavia, anche PortXchange concorda con quanto rilevato da
Lloyd's Register e OneOcean. L'efficacia di qualsiasi sistema di
intelligenza artificiale - ha convenuto de Jager - dipende in ultima
analisi dalla qualità e dall'affidabilità dei dati su
cui si basa. Se l'industria marittima genera già enormi
quantità di informazioni operative - ha osservato -
l'ecosistema ha però storicamente sofferto di informazioni
frammentate, in quanto tempi di arrivo nei porti, disponibilità
del carico e dati di pianificazione operativa sono spesso
distribuiti tra molteplici soggetti e sistemi. Quando le condizioni
cambiano rapidamente - ha evidenziato de Jager - tale frammentazione
rallenta il processo decisionale proprio quando il settore ha
bisogno piuttosto di velocità. La sfida, quindi, non consiste
nel generare più dati, ma nel costruire una sufficiente
fiducia nei dati esistenti per poter agire di conseguenza.
Quando gli operatori possono fidarsi dei propri dati operativi e
combinarli con informazioni basate sull'intelligenza artificiale -
ha concluso de Jager - ottengono qualcosa che spesso è
mancato al settore: un quadro coerente e costantemente aggiornato di
ciò che sta realmente accadendo nella rete di servizi
marittimi e questa chiarezza consente decisioni più rapide e
sicure, mettendo in grado il settore di rispondere a shock
improvvisi.
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