 Oggi il governo scozzese ha reso noti i risultati di una
consultazione pubblica per raccogliere opinioni sulla concessione
alle autorità locali della facoltà di introdurre una
tassa sui passeggeri delle navi da crociera in arrivo nella propria
area di competenza che si è svolta dal 27 febbraio al 30
maggio dello scorso anno e che ha raccolto 207 risposte alle 27
domande proposte, di cui 132 fornite da singoli individui e 75 da
organizzazioni. Poco più di tre quinti (62%) degli
intervistati si sono dichiarati favorevoli alla concessione di
questa facoltà, mentre un terzo (34%) si è opposto
alla proposta e il 5% si è detto indeciso. Il sostegno è
stato maggiore tra i singoli individui che hanno preso parte alla
consultazione (73%) rispetto alle organizzazioni che vi hanno
partecipato (39%).
Molti intervistati hanno fornito le motivazioni del loro
sostegno alla tassa. Tra queste, la più comune è che
un'imposta potrebbe contribuire a mitigare l'impatto del turismo
crocieristico sulle comunità interessate. Molti intervistati
che si sono opposti alla proposta hanno affermato che una tassa
sulle navi da crociera potrebbe avere un impatto negativo sul
turismo, scoraggiando gli operatori crocieristici dal visitare
determinati porti, in particolare quelli più piccoli,
riducendo complessivamente il turismo crocieristico in Scozia.
Il governo ha reso noto, inoltre, che alcuni intervistati hanno
rilevato la necessità di disporre di ulteriori informazioni
sulla tassa e maggiori dettagli sullo scopo e gli obiettivi
dell'imposta, di una valutazione dell'impatto sulle imprese e sulla
regolamentazione più completa e di una valutazione più
approfondita delle eventuali conseguenze indesiderate derivanti
dall'applicazione della tassa. Molti intervistati hanno espresso
anche l'opinione che nessuna alternativa ad una tassa sulle navi da
crociera raggiungerebbe gli stessi obiettivi, mentre alcuni hanno
espresso una preferenza per una tassa all'approdo delle navi e altri
ancora hanno ritenuto che la collaborazione tra operatori
crocieristici, autorità locali e governo centrale potrebbe
tradursi in un miglioramento delle risorse per la comunità e
in una riduzione dell'impatto del turismo crocieristico.
Agli intervistati è stato chiesto quale dovrebbe essere la base
principale di un'eventuale tassa sulle navi da crociera e l'opzione
più gettonata è stata il numero di passeggeri che
sbarcano da una nave (25%), seguito dal numero di passeggeri a bordo
della nave (20%). Tuttavia, quasi uno su cinque (18%) si è
detto incerto e il 13% ha scelto “altro”. Gli
intervistati hanno sottolineato che la base imponibile dell'imposta
dovrebbe essere in linea con la logica alla base della tassa stessa.
Ad esempio, una tassa basata sullo sbarco dei passeggeri è
considerata in linea con la logica secondo cui l'imposta dovrebbe
mitigare l'impatto dei crocieristi sulle comunità
interessate. Tra le preoccupazioni sollevate dagli intervistati
rientrano eventuali oneri amministrativi e il fatto che la tassa
possa alterare i movimenti dei passeggeri, con una tassa sullo
sbarco dei passeggeri che, ad esempio, potrebbe impedire ad alcuni
di loro di scendere a terra per non incorrere in costi
aggiuntivi.
È stato chiesto agli intervistati se la
tassa dovrebbe prendere in considerazione anche l'impatto ambientale
e poco più della metà (52%) ha risposto
affermativamente, il 37% si sono dichiarati contrari e l'11%
incerti. Inoltre, se due terzi (68%) dei singoli individui
intervistati ritengono che l'imposta dovrebbe ricomprendere anche
l'impatto ambientale, la stessa percentuale (67%) delle
organizzazioni che hanno partecipato alla consultazione non si è
dichiarata d'accordo.
Le autorità locali sono considerate l'organismo più
appropriato per la riscossione di qualsiasi imposta sulle navi da
crociera dal 35% degli intervistati, sia dai singoli individui
intervistati (34%) che dalle organizzazioni (36%), mentre un quarto
(24%) degli intervistati ritiene che la responsabilità
dovesse essere dell'operatore portuale e questa opinione è
più fortemente sostenuta dai singoli (29%) che dalle
organizzazioni (14%).
Molti intervistati hanno spiegato perché ritengono che le
autorità locali debbano calcolare e riscuotere qualsiasi
imposta sulle navi da crociera, sebbene solo un'autorità
locale che ha partecipato alla consultazione abbia sostenuto che la
riscossione debba essere effettuata dalle autorità locali.
Tra le motivazioni addotte per attribuire la responsabilità
della riscossione della tasse alle autorità locali c'è
la convinzione che, se queste autorità desiderassero
istituire un'imposta, dovrebbe essere loro responsabilità
calcolarla e riscuoterla. Al contrario, alcuni ritengono che
l'impegno dal punto di vista operativo possa essere troppo rilevante
e altri si chiedono se le entrate derivanti da un'eventuale tassa
riescano a coprire i costi di gestione e riscossione.
Inoltre, il 59% degli intervistati ritiene che l'organismo
responsabile della riscossione della tassa dovrebbe avere il potere
di applicare una sanzione in caso di un suo mancato pagamento nei
tempi previsti. Il potere di richiedere, ottenere o visionare le
informazioni necessarie per valutare la responsabilità di un
organismo in materia di tassa sulle navi da crociera è stato
sostenuto dal 57% degli intervistati, mentre oltre la metà
(54%) ha sostenuto l'introduzione del potere di applicare una
sanzione nel caso in cui un organismo fornisca informazioni inesatte
in merito alla tassa sulle navi da crociera o distrugga le
informazioni richieste.
Quanto poi all'aliquota dell'eventuale tassa sulle navi da
crociera, oltre la metà (57%) degli intervistati ritiene che
l'aliquota dovrebbe essere decisa dalle autorità locali,
ritenendo che siano nella posizione migliore per adottare un
approccio reattivo e flessibile, e questa opzione è stata
preferita sia dai singoli individui che dalle organizzazioni. A tal
proposito, è stato rilevato che le aree e le comunità
interessate dal turismo crocieristico sono molto diffuse e
diversificate a livello geografico e che un'aliquota nazionale
uniforme potrebbe non tenere conto di queste differenze regionali.
Molti intervistati, tuttavia, hanno sostenuto l'impostazione
dell'aliquota a livello nazionale, e molti di questi hanno espresso
l'opinione che questo approccio potrebbe evitare la concorrenza
locale e sarebbe più equo, poiché nessun porto avrebbe
un vantaggio in termini di tariffe rispetto ad un altro. Al
contrario, alcuni intervistati hanno ritenuto che l'impostazione di
tassa sulle navi da crociera a livello nazionale potrebbe
svantaggiare la Scozia rispetto ad altri paesi che accolgono il
turismo crocieristico.
Agli intervistati è stato anche chiesto se dovrebbe
essere posto un limite massimo se l'importo della tassa venisse
fissato a livello locale. Tra gli intervistati, il 58% ritiene che,
se l'aliquota fosse stabilita dalle singole autorità locali,
allora un limite massimo dovrebbe essere fissato a livello
nazionale. Tre su dieci (31%) non si è dichiarato d'accordo e
l'11% è incerto. Tuttavia, le organizzazioni che hanno
risposto erano più propense a sostenere questa proposta, con
il 72% di consenso rispetto al 50% dei singoli individui
intervistati.
Gli intervistati si sono inoltre dichiarati molto favorevoli
alle nove azioni proposte che le autorità locali dovrebbero
essere tenute ad intraprendere prima di poter introdurre una tassa
sulle navi da crociera. Le nove azioni sono: aver definito e
pubblicato gli obiettivi per qualsiasi tassa sulle navi da crociera
e gli obiettivi che si intende raggiungere (direttamente e/o
attraverso l'utilizzo delle entrate raccolte); aver reso disponibili
al pubblico, alle aziende e agli altri soggetti interessati, le
informazioni sulla tassa sulle navi da crociera e sulle modalità
di pagamento; aver definito un approccio per il monitoraggio e la
rendicontazione pubblica delle entrate raccolte e del loro utilizzo
su base annuale; aver definito un approccio per il monitoraggio e la
rendicontazione pubblica dell'impatto di una tassa sulle navi da
crociera su base annuale; aver condotto valutazioni d'impatto
pertinenti, ad esempio l'impatto sulle imprese, l'impatto sulla
parità di trattamento, ecc.; aver valutato e documentato
l'onere amministrativo derivante da una tassa sulle navi da crociera
proposta e le misure adottate per ridurlo al minimo; se un'aliquota
per la tassa sulle navi da crociera viene stabilita a livello
locale, dimostrare perché l'aliquota scelta è adatta a
tale area; aver tenuto una consultazione per raccogliere le opinioni
di tutti coloro che saranno interessati da una tassa sulle navi da
crociera.
Tutte le azioni proposte, tranne una, sono state sostenute da
almeno quattro quinti degli intervistati, con le prime tre sostenute
ciascuna da almeno nove su dieci.
Agli intervistati è stato poi chiesto se gli introiti
generati da una tassa sulle navi da crociera dovessero essere spesi
per strutture e servizi (il 56% degli intervistati si è detto
d'accordo) o se le autorità locali devono poterli utilizzare
come desiderano (il 39% degli intervistati si è detto
d'accordo). Le opinioni erano quasi equamente divise tra gli
intervistati, con il 46% favorevole a concentrarsi su strutture e
servizi rispetto al 50% che ritiene che un'autorità locale
debba poter utilizzare i proventi raccolti come desidera. Tra le
organizzazioni che hanno risposto, il 75% ritiene che gli introiti
debbano essere spesi per strutture e servizi per le navi da
crociera.
Molti singoli individui intervistati hanno suggerito che il
denaro raccolto potrebbe essere destinato ad infrastrutture locali
come strade e impianti di riciclaggio oppure investito nell'ambiente
e nel patrimonio culturale. Al contrario, le organizzazioni in
genere ritengono che gli introiti dovrebbero essere vincolati e
utilizzati per migliorare le strutture per i passeggeri delle
crociere e qualsiasi servizio correlato per migliorare la loro
esperienza. Alcuni intervistati hanno chiesto che gli introiti
vengano spesi per assicurare uno sviluppo sostenibile nel settore
crocieristico, sostenendo che ciò avrebbe sostenuto il
turismo crocieristico promuovendo l'innovazione tecnologica e
rafforzando la resilienza.
La consultazione ha proposto potenziali esenzioni
dall'applicazione dell'eventuale tassa sulle navi da crociera per
cinque gruppi: membri dell'equipaggio, passeggeri che sbarcano nel
porto di scalo finale, passeggeri che sono assistenti retribuiti,
passeggeri disabili e passeggeri di età pari o inferiore a 18
anni. Il sostegno più elevato è stato per la
potenziale esenzione dei membri dell'equipaggio da qualsiasi
imposta, con il 68% a favore di questo approccio e il 24% contrario.
Le opinioni sull'opportunità di esentare i passeggeri che
sbarcano nel porto di scalo finale sono state più
contrastanti, con il 46% che ha risposto a favore dell'esenzione per
questo gruppo, il 42% contrario e il 12% indeciso. La metà
(50%) si è opposta all'esenzione per i passeggeri che sono
assistenti retribuiti, il 54% si è opposto all'esenzione per
i passeggeri di età pari o inferiore a 18 anni e il 55% si è
opposto all'esenzione per i passeggeri disabili. Se venissero
introdotte esenzioni nazionali, quasi la metà (49%) degli
intervistati ha concordato sul fatto che le autorità locali
dovrebbero essere in grado di creare ulteriori esenzioni a livello
locale. Due quinti (38%) si sono dichiarati in disaccordo e il 13%
incerti.
Relativamente all'implementazione dell'eventuale tassa e
all'attuazione di disposizioni transitorie, due terzi (68%) degli
intervistati hanno sostenuto la necessità di un periodo di
implementazione della tassa, un quinto (19%) si è dichiarato
contrario e il 13% incerto. Quanto alla durata del periodo di
implementazione, che andava da meno di sei mesi a più di 18
mesi, il 35% dei singoli individui intervistati ha ritenuto che meno
di sei mesi fosse appropriato (rispetto al 6% delle organizzazioni),
mentre il 61% delle organizzazioni ritiene che sarebbero necessari
più di 18 mesi (rispetto al 12% dei singoli individui).
Inoltre, il 60% delle autorità locali ritiene che 12 mesi
siano appropriati, e all'applicazione in un periodo di più di
18 mesi si è dichiarato il 92% dei rappresentanti del settore
crocieristico, l'88% dei porti e il 54% delle organizzazioni legate
al turismo.
Sono state invece espresse opinioni contrastanti
sull'opportunità di applicare disposizioni transitorie quando
lo scalo di una nave da crociera viene organizzato prima che
un'autorità locale decida di imporre una tassa sulle navi da
crociera, ma lo scalo avviene dopo l'istituzione della tassa. Tra
gli intervistati, il 45% ritiene che in questa situazione debba
essere applicata una tassa, mentre il 55% ritiene che non debba
esserlo.
Con la consultazione si è chiesto anche agli intervistati
di considerare l'impatto che la tassa potrebbe avere su sei gruppi
distinti: comunità locali, autorità locali, la Scozia
nel suo complesso, porti, imprese legate al settore delle crociere e
operatori di navi da crociera. Globalmente, il 63% prevede un
impatto positivo sulle comunità locali, mentre il 34% prevede
un impatto molto positivo. La stessa percentuale (63%) ritiene che
le autorità locali subirebbero un impatto positivo (il 30% un
impatto molto positivo). Nel complesso, poi, si ritiene anche che la
Scozia nella sua globalità ne sarebbe influenzata più
positivamente che negativamente (51% rispetto al 33%).
Le opinioni sono risultate più polarizzate riguardo al
potenziale impatto sui porti. Poco più di un terzo (37%)
reputano che i porti possano essere influenzati positivamente,
mentre il 40% ritiene che possano essere influenzati negativamente,
incluso il 27% che prevede un impatto molto negativo.
Secondo gli intervistati, il maggior impatto negativo derivante
da qualsiasi tassa sarebbe a carico delle aziende legate al settore
delle navi da crociera e agli operatori di navi da crociera. Due
quinti (42%) prevedono che le attività correlate possano
essere influenzate negativamente (il 30% prevede un impatto molto
negativo), mentre oltre la metà (54%) ritiene che gli
operatori di navi da crociera possano subire un impatto negativo (il
29% un impatto molto negativo).
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