
Se negli ultimi tre giorni erano cessati la serie di attacchi
alle navi nella regione dello Stretto di Hormuz attribuiti alle
forze militari e paramilitari legate direttamente o indirettamente
all'Iran dopo che la nazione mediorientale è stata attaccata
da USA e Israele, da 24 ore a questa parte c'è stata una
ripresa degli incidenti nell'area. Dopo aver reso nota ieri la
segnalazione da parte del comandante di una rinfusiera posta a 36
miglia nautiche a nord di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti,
dell'avvistamento di un impatto in acqua e di un forte boato nelle
immediate vicinanze della nave, oggi la britannica United Kingdom
Maritime Trade Operations (UKMTO), l'organismo della Royal Navy che
analizza lo stato della sicurezza della navigazione commerciale, ha
segnalato un nuovo intensificarsi degli attacchi.
La prima segnalazione è relativa ad un attacco subito da
una portacontainer nei pressi dello Stretto di Hormuz che ha
riportato danni causati da un proiettile, ordigno che non ha
provocato feriti tra i membri dell'equipaggio della nave.
Successivamente un'altra nave cargo ha notificato di essere stata
colpita da un proiettile nello Stretto di Hormuz che ha provocato un
incendio a bordo a seguito del quale il comandante ha richiesto
assistenza e ha annunciato l'evacuazione dell'equipaggio.
L'UKMTO ha riferito che a partire dal 28 febbraio scorso ad oggi
ha ricevuto 17 segnalazioni di incidenti che hanno interessato navi
che operano nel Golfo Arabico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo
di Oman, di cui 13 relative ad attacchi subiti dalle navi e quattro
di navi che hanno comunicato attività sospette.
Intanto la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo
Sviluppo (UNCTAD) ha pubblicato una sintetica analisi sulle
implicazioni delle recenti interruzioni del traffico marittimo nello
Stretto di Hormuz causate dagli attacchi alle navi. Il documento
evidenzia che lo Stretto di Hormuz è uno dei colli di
bottiglia del traffico marittimo più critici al mondo in
quanto vi transita circa un quarto del commercio mondiale di
petrolio via mare e volumi significativi di gas naturale liquefatto
e fertilizzanti. L'analisi rileva che l'attuale escalation militare
nella regione ha interrotto i transiti marittimi attraverso questo
stretto passaggio e che gli effetti a catena che ne derivano vanno
ben oltre la regione, influenzando i mercati energetici, il
trasporto marittimo e le catene di approvvigionamento globali.
L'agenzia dell'Onu per il commercio e lo sviluppo ha spiegato
che i mercati petroliferi hanno reagito rapidamente, con i prezzi
del greggio Brent che sono saliti ad oltre i 90 dollari al barile, e
ha specificato che l'aumento dei costi di energia, fertilizzanti e
trasporti, inclusi noleggi, prezzi del bunker e premi assicurativi,
potrebbe determinare un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e
intensificare le pressioni sul costo della vita, in particolare per
i più vulnerabili. L'analisi precisa che ripercussioni
analoghe sono state osservate durante i recenti shock globali, tra
cui la pandemia di Covid-19 e l'inizio della guerra in Ucraina, che
hanno mostrato come le interruzioni nei settori dell'energia, dei
trasporti e della produzione agricola possano propagarsi attraverso
mercati interconnessi.