
Un nuovo studio che ha valutato l'impatto delle miscele di
biodiesel con carburanti convenzionali per uso navale quali
potenziali inquinanti marini, nonché l'efficacia delle misure
di risposta in caso di sversamenti accidentali, spiega che l'impatto
sull'ambiente dello sversamento di questi combustibili alternativi
non è ancora documentato in modo esaustivo e che se, dal
punto di vista operativo, queste miscele rappresentano una soluzione
immediata per ridurre emissioni del trasporto marittimo, tuttavia
le loro proprietà fisico-chimiche influenzano il
comportamento in caso di sversamento. Infatti, il comportamento in
acqua varia molto tra i diversi biocarburanti e differisce da quello
dei combustibili fossili. Il documento osserva poi che le tecniche
di risposta agli sversamenti continuano ad essere utilizzabili anche
nel caso di fuoriuscite di miscele, ma è necessario adattarle
e migliorare le conoscenze scientifiche per gestire efficacemente
incidenti con questi nuovi carburanti.
Lo studio è stato commissionato dall'Agenzia Europea per
la Sicurezza Marittima (EMSA) alla World Maritime University (WMU) e
al Cedre con lo scopo di supportare il settore marittimo rafforzando
la pianificazione, la preparazione e la risposta in caso di
incidenti che causino sversamenti di combustibili in un momento in
cui si sta accelerando la transizione verso combustibili
alternativi.
A tal proposito, lo studio ricorda che, tra i carburanti
alternativi attualmente in uso, le miscele di biodiesel a base di
esteri metilici di acidi grassi (FAME), olio vegetale idrotrattato
(HVO) e Fischer-Tropsch (FT) rappresentano una soluzione drop-in a
breve termine, compatibile con i motori e le infrastrutture navali
esistenti e che miscele come B20, B30 e B50, utilizzate con gasolio
marino (MGO) o olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo
(VLSFO), consentono di ridurre le emissioni senza richiedere
modifiche tecniche significative ai motori delle navi e alla supply
chain di trasporto e distribuzione dei combustibili.
Lo studio osserva che l'esperienza del settore marittimo con gli
sversamenti di miscele di biodiesel, come ad esempio, FAME o HVO
miscelati con combustibili marini, è ancora limitata e che
molti stakeholder e soccorritori hanno avuto un'esposizione diretta
minima a questi combustibili, il che indica una “lacuna di
know-how tecnico” e la necessità di una formazione
specifica per gestire tali incidenti. Il documento specifica che,
tuttavia, le prime ricerche e studi di laboratorio forniscono una
certa comprensione e indicano che le miscele di biodiesel si
comportano in diversi modi, come il gasolio convenzionale, in caso
di fuoriuscita: galleggiano sull'acqua e si diffondono, formando
chiazze superficiali simili all'olio minerale. Allo stesso tempo,
presentano caratteristiche distintive: in particolare, evaporano
molto meno (grazie alle basse pressioni di vapore) e si biodegradano
più velocemente del gasolio fossile (circa quattro volte più
velocemente in condizioni favorevoli). Questa elevata
biodegradabilità fa sì che il biodiesel fuoriuscito
tenda a non persistere a lungo nell'ambiente e che grandi porzioni
possano degradarsi nel giro di poche settimane sotto l'azione
microbica.
Inoltre, lo studio sottolinea che la tossicità acuta del
biodiesel (FAME/HVO) per la vita marina è cinque volte
inferiore rispetto a quella del gasolio convenzionale e ciò
suggerisce che, in caso di fuoriuscita, il danno ambientale dovuto
alla tossicità acuta sarebbe meno grave rispetto a una
fuoriuscita di petrolio equivalente. Se ciò rappresenta un
aspetto positivo di questi carburanti alternativi, tuttavia le
proprietà stesse del biodiesel introducono anche nuove
considerazioni: ad esempio, il biodiesel puro è incolore e
forma una chiazza molto più sottile, il che complica il
rilevamento visivo e il monitoraggio degli sversamenti. Gli
operatori non possono fare affidamento sul tipico aspetto lucido
nero o marrone e potrebbero dover utilizzare sensori o strumenti
satellitari per tracciare una chiazza di biodiesel.
Lo studio rileva poi che le consolidate tecniche di risposta
agli sversamenti di petrolio sono applicabili agli sversamenti di
carburante miscelato con biodiesel. Esperti del settore e autorità
di regolamentazione, infatti, concordano sul fatto che le barriere
di contenimento, gli skimmer ed altri metodi di recupero meccanico
utilizzati per le fuoriuscite di olio combustibile marino dovrebbero
essere praticamente utilizzabili anche in caso di sversamenti di
miscele di biodiesel.